La croce sulle montagne: introduzione alla pittura di Caspar David Friedrich
“Vogliamo che l’arte sia agrressiva. L’arte aggressiva esalta e difende i principi che sono nobili e assale i principi che sono corrotti, volgari, lontani da Dio e inumani. L’arte raggiunge la perfezione quando coglie la vita al suo meglio. In fondo, l’arte ci dice come dobbiamo vivere.”
MAHMOUD AHMADINEJAD, PRESIDENTE DELL’IRAN
Caspar David Friedrich (1774-1840) fu il massimo esponente del primo romanticismo tedesco in ambito pittorico. Nei primi dell’ottocento la Germania ebbe un ruolo fondamentale nella definizione delle teorie romantiche sia grazie ai movimenti letterari quali lo «Sturm and Drang» sia grazie all’opera di alcuni pensatori e filosofi quali Von Schlegel, Novalis e Schelling. Friedrich si inserisce appieno in questo nuovo tormentone culturale riemergendo con una poetica pittorica del tutto innovativa e sensazionale per i canoni dell’epoca. Nelle sue tele emerge come protagonista assoluta ed indiscussa la natura, ma non una natura completa e soddisfacente in sé ma un reale capace di rimandare con la sua bellezza e perfezione a Dio creatore. Il primo capolavoro in cui emerge bene questo aspetto fondamentale della sua poetica è “Croce sulle montagne” del 1808, una pala d’altare composta unicamente da montagne, con in cima una croce nera e sottile. La pala non mancò di suscitare polemiche, in quanto nessuno aveva mai pensato di collocare un paesaggio su un altare. Tuttavia è innegabile che il quadro trasmette una carica mistica, e non solo per la croce raffigurata tra gli alberi, ma anche per il senso di maestosità silenziosa che questa cima di montagna comunica. Come già accennavamo prima, l'idea di unire il tema della natura con quello del sacro è sicuramente uno dei segni più chiari del passaggio da un clima culturale di impronta neoclassica al nuovo clima romantico. I paesaggi che Friedrich dipinge sono paesaggi della sua terra, rievocati prima nella memoria e poi sulla tela: è questa la sua concezione di heimat. La patria è qualcosa che produce attrazione sensoriale ed una fierezza d’animo unica ma essa ha ben poco valore in sé se non rapportata all’esperienza di Dio che indirettamente si rende conoscibile attraverso essa. Altra bellissima tela è “Le bianche scogliere di Rugen” del 1818. Anche in questo quadro il tema che Friedrich svolge è il rapporto dell'uomo con lo spettacolo della natura. Due uomini e una donna osservano il mare profilarsi tra uno squarcio delle scogliere di Rugen, un'isola tedesca del mar Baltico. Il senso di vertigine che l'immagine vuole comunicare è un esempio della ricerca del sublime, che Friedrich coglie nella visione incantata della grandiosità della natura. I tre personaggi rappresentati sono l’artista stesso, la moglie ed un amico. Alcuni critici hanno voluto individuare nei tre protagonisti delle allegorie cristiane: il pittore inchinato rappresenterebbe l’umiltà, la donna in rosso la pietà e l’amico che guarda ansioso l’orizzonte potrebbe essere allegoria della speranza. I personaggi sono ritratti di spalle (altra caratteristica comune alle opere di Caspar David) sia per accrescere il senso di mistero dell’opera sia per far concentrare l’attenzione dello spettatore allo spettacolo grandioso della natura. Nel dipinto “Le tre età” (1808-10), in cui Friedrich si autoritrae di tergo su una spiaggia insieme al figlio ed ai nipoti, si celebra la vita oltre la morte, con la piccola falce di luna che evoca la risurrezione. Le navi si avvicinano alla riva, la piccole corrispondono ai bambini, le maggiori agli adulti, il che significa che i giovani hanno una vita ancora lunga davanti a sé prima di giungere all’approdo. L’ultima tela di cui ci occupiamo in questo articolo è in realtà la più famosa di Friedrich: “Viandante sul mare di Nebbia” del 1818. In questa bellissima opera emerge la concezione dell’uomo come homo viator (l’individuo e la sua vita percepiti come un cammino verso Dio) ereditata dal poeta Novalis e dalle sacre scritture. Questo ultimo importante aspetto della poetica pittorica romantica emerge nella figura del viandante che, giunto finalmente alla fine del suo cammino, ammira la montagna blu simbolo di Dio. Friedrich è semplicemente un artista straordinario, in una immagine apparentemente molto semplice troviamo una miriade di tematiche esistenziali fondamentali e una serietà nell’affrontarle figurativamente davvero impressionante. Le sue capacità pittoriche, la sua fine intelligenza nella percezione del reale e il tocco sentimentalista (immancabile nel romanticismo) fanno di questo autore uno dei più interessanti personaggi dell’arte degli ultimi due secoli; ed è interessante notare come una frase come quella di apertura, pronunciata più di duecento anni dopo il romanticismo tedesco sia applicabile perfettamente alla poetica ed alla pittura di un autore come Friedrich.
LUCA FUMAGALLI
da "Il Cinghiale corazzato" n.12 Febbraio 2006 (Foglio di informazione e cultura del Movimento Universitario Padano dell’Università Cattolica del Sacro Cuore a Milano)





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