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  1. #1
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    Predefinito E' Morto Severino Citaristi

    MORTO CITARISTI, CASSIERE DC PRIMATISTA DELLE INCHIESTE

    MILANO - "Non lo dico per me, che ho 82 anni ormai. Ma credo che un provvedimento per Tangentopoli venga prima di un'amnistia per i terroristi: serve una pacificazione nazionale per fare le riforme, un segnale per il Paese per voltare finalmente pagina". Così parlava, due anni e mezzo fa, in un'intervista ad Avvenire, Severino Citaristi, il politico democristiano bergamasco entrato in una sorta di Guinnes dei primati giudiziario per aver collezionato il maggior numero di informazioni di garanzia durante gli anni di Mani Pulite: una settantina.

    Segretario amministrativo nazionale della Democrazia Cristiana negli anni tra il 1986 e il 1993, proprio per questo suo ruolo il senatore Citaristi non poteva che diventare un primatista della comunicazione giudiziaria a partire dai mesi successivi a quel 17 febbraio 1992 in cui l'arresto del socialista Mario Chiesa a Milano diede il via alle mille inchieste su Tangentopoli.

    Uomo mite nei modi e nell'aspetto, amato e stimato anche dagli avversari, Citaristi ha sempre negato qualsiasi interesse personale nel 'ricevere' ("non ho mai preso una lira per me", "non ho mai corrotto nessuno") e ha sempre sottolineato che "tutti prendevano tangenti".

    Nato a Villongo (Bergamo) nel 1921, Citaristi si era laureato alla Cattolica a Milano, e durante la guerra aveva fatto parte del Corpo italiano di Liberazione. Iscritto alla Dc dal 1947, era stato sindaco di Villongo, presidente della Provincia di Bergamo, e per la prima volta eletto in Parlamento, alla Camera, nel 1976. A Montecitorio era rimasto ininterrottamente fino al 1987, per poi essere eletto al Senato con oltre 74 mila voti (e rieletto nel '92).

    L'anno precedente, il 1986, era diventato 'tesoriere' della Dc, la carica che lo avrebbe fatto finire in decine di inchieste per corruzione e finanziamento illecito dei partiti.

    La prima informazione di garanzia gli arrivò, dalla procura di Milano, il 12 maggio 1992, per aver ricevuto la somma di 700 milioni da un imprenditore. Ne seguirono altre, a decine, da diverse procure (Milano, Bergamo, Verona, Aosta, Palermo) per una quantità di inchieste tra cui alcune fra le più significative di Mani Pulite: Enel, Cariplo, Eni-Sai e altre. Citaristi venne anche arrestato, il 15 giugno '94, nell'ambito dell'inchiesta su tangenti pagate dai fratelli costruttori Caltagirone per gli appalti per la costruzione di una delle torri al Portello-Fiera. Il senatore, che già allora accusava gravi problemi di salute, venne subito posto agli arresti domiciliari e rimesso in libertà dopo 8 giorni.

    Intanto, mentre si aprivano e raggiungevano i vari gradi di giudizio i processi per le inchieste a carico suo e di molti altri, nel 1998 Citaristi fu colpito da gravissimo lutto familiare: in una tragedia aerea in Colombia morirono sua figlia Silvia, 39enne, e il nipote. L'anno seguente fu lui stesso a raccontare a Bruno Vespa di aver accumulato fino a quel momento condanne per oltre 30 anni di carcere (di cui 16 definitivi) e oltre 8 miliardi di ammende.

    Ma in carcere non andò: troppo gravi i suoi problemi di salute, quelli con cui ha convissuto resistendo fino ad oggi, per consentire l'applicazione di provvedimenti restrittivi della libertà personale. "Io ho sempre ammesso il finanziamento illecito alla Dc ma la gran parte delle condanne mi ha riconosciuto la corruzione in concorso con pubblici ufficiali ignoti. Non ne hanno trovato uno, perché io non ho mai corrotto nessuno".

  2. #2
    moderatore di bachelite
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    pur associandomi anch'io al dispiacere per la sua dipartita, è significativo che proprio qui si commemori la scomparsa del politico più corrotto di tutta Tangentopoli.

  3. #3
    SENATORE di POL
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    dal quotidiano LIBERO di oggi

    " Morto Citaristi, il tangentista perbene

    di di LUIGI GAMBACORTA

    Pagina 1

    ESPONENTE DI PRIMO PIANO DELLA DC, RICEVETTE DECINE DI AVVISI DI GARANZIA

    Un diluvio di elogi, per un uomo che ha toccato il tetto di 30 anni di carcere, collezionato 8 miliardi di ammende. Un diluvio e non solo ora che se n'è andato, consunto più dalla vecchiaia che dalle disavventure giudiziarie e dai tumori che lo perseguitavano. Severino Citaristi, classe 1921, è morto a Bergamo nella sua casa che è stata anche la sua unica e ultima prigione. In carcere sarebbe dovuto rimanere per almeno 16 anni. Ha scontato, a partire dal 15 giugno 1994, solo 8 giorni di arresti domiciliari. Ragioni di salute dissero i giudici che lo liberarono immediatamente. Un mezza bugia avallata da quel viso perennemente emaciato frutto di una vita austera e da un cancro, allora ai polmoni, affrontato, come tutto il resto, con una tempra eccezionale. Ma la vera ragione era evidente: quell'arresto era impolitico, non rendeva a chi lo aveva ordinato. Fu subito chiaro a tutti che il senatore Severino Citaristi, segretario amministrativo della Democrazia Cristiana dal 1985 al 1992, era semplicemente un capro espiatorio. Alla stessa maniera di un altro simbolo improprio di Tangentopoli, Vincenzo Balzamo, tesoriere del partito socialista, cui per le stese accuse scoppiò il cuore. Chi ha fatto i conti sostiene che nelle mani di quel vecchio senatore passarono, tutti in nero, almeno cento miliardi. Chi gli ha frugato nei conti personali sa bene che non gli è rimasto appiccicato tra le dita neanche un francobollo. «Io ho ammesso il finanziamento illecito», ha sempre ripetuto in decine di procure e di tribunali in tutta Italia. «La gran parte delle condanne è venuta per corruzione in concorso con pubblici ufficiali ignoti. Ma non ne hanno trovato uno perché io non ho mai corrotto nessuno». Di questo suo comportamento processuale, di non essere mai fuggito, di aver sempre risposto correttamente agli inquirenti era evidentemente soddisfatto. Oscar Luigi Scalfaro, presidente delle Repubblica, con uno dei suoi strappi non sempre apprezzati, gli telefonò a casa per dargli la sua solidarietà nel giorno dell'arresto. Silvio Berlusconi, presidente del Consiglio ma ancora morbido con i magistrati, obiettò soltanto un «credo che data l'età e le condizioni fisiche le misure adottate siano eccessive». Citaristi ringraziò tutti, ma senza eccedere. Grato era soprattutto alla sua Bergamo, nel frattempo diventata leghista, grato della solidarietà più spesso muta, del silenzio rispettoso dei suoi concittadini. Amava il calcio e dunque l'Atalanta. Ha frequentato lo stadio sin quando ha potuto. Mai una volta che sia volato contro di lui un insulto un "lader" su quegli spalti roventi. «Non mi è mai capitato di conoscere un uomo più buono e onesto di lui», ha scritto, un anno fa, il "comunista" Giovanni Pellegrino. Era presidente della commissione per le autorizzazioni a procedere. In una sola volta arrivò una richiesta per ben 25 finanziamenti illeciti: 300 milioni, sosteneva la procura milanese. «Citaristi si sedette di fronte a me e tirò fuori dalla tasca una cartuccella: "Presidente non è esatto - mi disse - non erano 300 ma 350. Quest'altro - aggiunse - sostiene di avermi passato 50 milioni, secondo me ha detto agli altri di avermeli dati, ma se li è tenuti lui". Era fatto così, preciso e rassegnato. Sembrava un San Sebastiano di Mani pulite». Misurato lo era sempre stato. Giampaolo Pansa che si era inventata la "Balena bianca" lo ha ricordato, anche nei momenti peggiori, come «uno riservato, di poche parole, tutto il contrario di certi diccì rampanti e foderati di arroganza». Lo avevano scelto per quel lavoro sporco proprio per la sua dirittura, la sua onestà, sicuri che non avrebbe mai approfittato, non avrebbe mai messo le mani nella marmellata delle tangenti. Citaristi svolgeva il suo compito al meglio, con una dignità inconsueta. Ogni anno, con le sue cartuccelle imbastiva e presentava il bilancio al partito, giustificava talvolta fondi neri finiti direttamente alle correnti o ai boiardi del partito. Soldi che neanche gli erano passati sotto il naso e non sempre servivano alla politica. Nessuno ha mai obiettato nulla ai suoi rendiconti puliti, nessuno ha mai chiesto una correzione, nessuno ha sollevato un dubbio. Né mai Citaristi, in questo simile a certi amministratori del Pci-Pds, ha levato un dito, un'accusa contro uno di quei notabili che non amava, un segretario politico. Sapeva che questo era il il suo ruolo, lo ha svolto con lealtà fino in fondo. Con una scelta fatta già ai tempi di De Gasperi, il segretario amministrativi veniva designato, votato dal congresso. Si voleva che risultasse, anche formalmente, separato dalla gestione politica. Un espediente, naturalmente, proprio perché tutti sapevano a quale impianto truffaldino facessero o dovessero fare ricorso i partiti per finanziarsi. Citaristi non si è mai nascosto neanche dietro il sistema. I tempi e i processi lo hanno fatto accostare a quell' Arnaldo Forlani, segretario politico che sbavava giustificazioni improbabili sotto le grinfie di Antonio Di Pietro. Ma a scegliere Citaristi, a imporgli quel fardello era stato Ciriaco De Mita. Glielo aveva segnalato, quando era insieme segretario e presidente del Consiglio, un suo fedelissimo di allora, Bruno Tabacci, dopo una Festa dell'Amicizia trionfale come poteva accadere a Bergamo allora inespugnabile provincia bianca. Citaristi resistette come potè, ma dovette arrendersi alla "prepotenza" dell'irpino. E non era un nessuno, anzi. Aveva fatto parte del Corpo italiano di Liberazione. Nel 1947 era stato sindaco di Villongo il paese dov'era nato, quindi presidente della provincia. Eletto alla Camera nel 1976 vi era rimasto ininterrottamente sino all 1987 per poi passare al Senato con oltre 74 mila voti di preferenza. Quando lo "condannarono" a fare l'amministratore gli sottrassero un incarico e una poltrona di Presidente della Commissione Industria, allora assai prestigiosa. Anche questo dovette contare nella partita, in quel sistema di lottizzazione. "


    Saluti liberali

  4. #4
    trilex
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    Citazione Originariamente Scritto da DrugoLebowsky
    pur associandomi anch'io al dispiacere per la sua dipartita, è significativo che proprio qui si commemori la scomparsa del politico più corrotto di tutta Tangentopoli.


    Vai, vai a trovare consorte, greganti e la compagnia di giro, vai!

  5. #5
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    Piu' che una commemorazione...è una valutazione su quella che è diventata oggi la Politica italiana e la Seconda Repubblica : oggi in Parlamento ci sono tanti politici che si sono pagati la campagna elettorale grazie a Citaristi a Destra quanto a Sinistra...ricordo solo di quella volta quando De Mita,mi pare al processo Enimont,disse di non conoscere personalmente Citaristi...il quale rispose semplicemente con un disarmate sorriso...

 

 

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