Non a caso l'unico paese in cui si sta organizzando un centro mondiale per il revisionismo olocaustico è proprio l'Iran.Originariamente Scritto da Ichthys
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Giampaolo Cufino


Non a caso l'unico paese in cui si sta organizzando un centro mondiale per il revisionismo olocaustico è proprio l'Iran.Originariamente Scritto da Ichthys
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Giampaolo Cufino
Giampaolo Cufino


Originariamente Scritto da Saloth Sâr
Fuori da che? Forse non ti sei ancora reso conto che gli islamisti qui sono una minoranza, e non parlo solo di orazio, icstis o adreas. Ma di tanti altri, lo stesso fenris mi pare non abbia alcuna simpatia per gli islamici. Quindi non dire cose erronee, su questo punto di vista sono molto più in linea io con l'Area che non tu.
Quando le armi saranno fuorilegge, solo i fuorilegge avranno le armi


Lo sai per parlare con quelli come te bisogna usare il loro stesso linguaggio, se no non capiscono.Originariamente Scritto da Ichthys
Giampaolo Cufino
Giampaolo Cufino


Peccato tu non possa ignorarmi essendo il moderatore di due forum... A parte questo, mi stai forse proponendo un duello all'alba? Guarda che anche i liberal-massoni giudaizzati sanno difendersi.Originariamente Scritto da Outis
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Quando le armi saranno fuorilegge, solo i fuorilegge avranno le armi


E questo rivela in toto la tua natura di infame e delatore.Originariamente Scritto da Ichthys
Ma sei così scarso che neanche nei servizi segreti ti assumerebbero.
Giampaolo Cufino
Giampaolo Cufino


Originariamente Scritto da Orazio Coclite
Cito.
Quando le armi saranno fuorilegge, solo i fuorilegge avranno le armi


Originariamente Scritto da cornelio
Sei uno stupido, non capisci niente![]()
2010:
Dal n° 193 - Febbraio 2002
Enrico Galoppini
Il Fascismo e l'Islam
Edizioni all'insegna del Veltro
«Fino ad alcuni decenni fa il turista italiano che sostasse sul Haram ash-Sharif di Gerusalemme, la splendida spianata fra la Cupola della Roccia e la Moschea di AIAqsa, poteva venir salutato -gli facesse piacere o no- da sonori "Viva il Duce!" proferiti dai vecchi Palestinesi in kefiyyeh che sedevano lì presso; e visitando la Moschea di AI-Aqsa veniva puntualmente informato dalla guida araba che le grandi colonne di marmo candido che sostengono il soffitto sono "un regalo del Duce"». Riportando questi semplici ma assai significativi aneddoti, Franco Cardini introduce il testo oggetto di questa recensione, anticipando l'interesse e la reciproca attrazione fra Mussolini e il Fascismo da una parte, e il mondo arabo e islamico dall'altra.
Vi furono indubbiamente punti d'incontro dettati da convergenze tattiche ma, coi doverosi distingui e le necessarie precisazioni, emersero, sospinte nella loro proiezione storico politica, le affinità derivanti dalla discendenza comune dalla Tradizione Unica.
L'interesse e l'attenzione del Fascismo nei confronti dell'Islám e del mondo arabo pervasero Mussolini ancora prima della sua salita a potere; in effetti, il capo del Fascismo riuscì acutamente a percepire il diffuso scontento ed il generale malessere delle popolazioni arabe derivanti dalla sistemazione a tavolino degli equilibri internazionali scaturiti dagli accordi di Versailles. Così come l'Italia denunciava la «vittoria mutilata», le aspirazioni delle masse arabe dall'affrancamento coloniale rimasero deluse. Inizia così, per concretizzarsi col tempo sul piano operativo, a svilupparsi una convergenza, frutto di una comune condizione e prodotto di un atteggiamento che rifiuta l'ordine imposto dal diktat degli alleati.
Nonostante questa simile e reciproca situazione iniziale, i rapporti tra Fascismo e mondo arabo non rimasero sempre idilliaci, ma attraversarono alti e bassi grazie ad un'errata e non sempre limpida politica coloniale condotta dall'Italia; in alcuni casi dettata da un eccessivo sciovinismo e da meri interessi materiali; non per espressa responsabilità del Duce, ma per palese bassezza di alcuni gerarchi infervorati dal mito della conquista e dalla civilizzazione dei «popoli selvaggi». I momenti migliori possono essere individuati nel corso del governatorato di Italo Balbo in Libia (1934), grazie al quale il Fascismo mostra la capacità di trasformare la colonia libica, da potenziale elemento di contraddizione, a ruolo di vetrina delle «buone intenzioni» dell'Italia fascista nei confronti dell'Islam.
II quadrumviro riesce a percepire e ad assecondare le aspirazioni delle popolazioni locali, preparando il terreno per una sfavillante propaganda messa in atto in occasione della campagna di Abissinia (1936), che fungerà da preludio alla simbolica consegna nella mani del Duce della «Spada dell'Islam» (1937).
Nonostante alcuni errori sempre dettati dai residui di un retaggio sciovinista ottocentesco, la politica coloniale del Fascismo necessita doverosamente una distinzione dalla classica politica colonialistica di sfruttamento dettata dal becero e subdolo spirito prettamente mercantilistico delle potenze anglo‑francesi.
«Si può dare qualsiasi giudizio sul periodo di espansione coloniale e si possono fare anche tutti i distinguo tra forma e forma di colonizzalzione: in molti casi non si è trattato di occupare spazi vuoti o posizioni geopoliticamente vanltaggiose, ma il puro e semplice imperialismo sostenuto dall'armamento ideologico giudeo-cristiano o da quello laico-illuministico, entrambi fusi nel nazionalismo sciovinista e borghese di stampo ottocentesco, a seconda dei bisogni e dei casi. Pur tuttavia, una cosa è certa: se lo sfruttamento delle risorse minerarie e territoriali rispondeva alle mire affaristiche delle grandi compagnie in combutta con le classi politiche borghesi, il sistema coloniale tendeva anche a valorizzare le potenzialità e le risorse agricole e agro-forestali proprio in vista di un irradicamento permanente sul territorio». [1]
Nel caso specifico del Fascismo, le iniziali e predominanti tendenze borghesi improntate ad una forma di colonialismo similare a quello di matrice anglosassone, cedettero il passo, in ottemperanza all'autentica identità dello spirito rivoluzionario fascista, alla tendenza antiborghese proiettata in una politica filo-araba ligia alla naturale proiezione geopolitica dell'Italia e funzionale alla battaglia totale contro le plutocrazie occidentali. In alcuni casi questo fu reso possibile e facilitato grazie all'atteggiamento di simpatia dei popoli arabi che, soprattutto verso la fine degli anni Trenta e a maggior ragione con lo scoppio del secondo conflitto mondiale, favorirono il rapporto con l'Italia Fascista, nella veste di potenza appartenente all'Asse, soprattutto in seguito allo sbarco degli anglo-americani nel Nord Africa. Nel corso della guerra uscì in evidenza «la disparità di vedute tra italiani e tedeschi -sempre esistita, acuitasi dopo i rovesci militari italiani che richiesero il soccorso tedesco addirittura nel Mediterraneo e sfruttata dalla parte araba- non favorì lo sviluppo chiaro ed univoco della politica islamica». [2]
Questo perchè Adolf Hitler avrebbe voluto riprendere la politica dell'Imperatore Federico II nei confronti del mondo mussulmano e, fra gli ostacoli che impedirono la realizzazione di tale disegno, vi fu l'alleanza con l'Italia, la quale era -nonostante tutto- una potenza coloniale classica a tutti gli effetti. «Hitler era sempre stato convinto che il colonialismo e i fenomeni ad esso complementari, quali ad esempio il missionarismo cristiano avessero un solo obiettivo: quello di schiavizzare i popoli colonizzati e distruggerne la cultura, considerata, in una visione esclusivamente eurocentrica, barbara, animalesca e incivile». [3]
Lo stesso Fuhrer nel suo Testamento Politico ebbe a dichiarare che «... l'alleato italiano ci ha impedito di condurre una politica rivoluzionaria nell'Africa del Nord, perchè i nostri amici islamici d'un tratto hanno visto in noi i complici, volontari o involontari, dei loro oppressori». L'acume politico del Fuhrer aveva percepito che «... l'Islám e l'Europa sono due mondi destinati ad incontrarsi; entrambi infatti hanno in comune alcuni valori fondamentali da difendere e hanno a che fare con gli stessi nemici: il razionalismo e il materialismo, l'oscurantismo democratico, l'ateismo marxista e capitalista, l'azione del giudeo sfruttatore». [4]
I nemici comuni ai popoli arabi ed alle potenze dell'Asse non potevano che essere gli inglesi e gli ebrei; in alcune occasioni furono gli Arabi stessi a «premere sull'acceleratore di un impegno più consistente dell'Italia in funzione anti-inglese (...) Non erano però solo questi gli avversari in comune. In cima alla lista vennero a trovarsi progressivamente anche gli ebrei: gli arabi si vedevano progressivamente estromettere dalla loro stessa terra». [5]
Tra i nemici delle popolazioni arabe non potevano mancare gli Stati Uniti, in quanto, «... l'America, da quando dopo l'ultima guerra si è rafforzata l'influenza degli ebrei, è diventata un ostacolo sulla via dell'indipendenza e della libertà degli Arabi. Essa ha sempre aiutato politicamente e finanziariamente il movimento sionista ed ha favorito I'ebraicizzazione della Palestina». [6]
Il progetto sionista di edificazione di uno stato ebraico in Palestina è sempre stato appoggiato dalle potenze anglo-francesi quale frutto delle spartizioni di Versailles; ma ancor prima della fine del primo conflitto mondiale, e precisamente nel 1917, il ministro degli Esteri britannico Balfour, a capo di una missione diplomatica, giunge a Washington dove si incontra con influenti esponenti sionisti come Brandeis (presidente della Corte Suprema americana, nonchè consigliere del presidente statunitense Wilson), ottiene l'assenso americano alle intese che gli inglesi hanno concluso con i sionisti ed in particolare al rilascio di quella dichiarazione che da lì a pochi mesi avrebbe avviato l'insediamento ebraico in Palestina. AI grande pubblico il risultato di questi intrighi di palazzo emerge attraverso la forma dei documento storicamente denominato "Dichiarazione di Balfour", consegnata direttamente dal ministro britannico al presidente della Federazione Sionista britannica, lord Lionel Rothschild. Alla luce di queste condizioni storico-politiche non potevano che svilupparsi convergenze tattiche tra il mondo arabo e il Fascismo. Infatti, «i rappresentanti del mondo arabo‑islamico che -in tutta libertà- si rivolsero al fascismo, avevano un unico scopo: liberarsi dal giogo dal colonialismo franco-britannico, qualsivoglia travestimento indossasse, nel nome dell'arabismo e dell'Islam. (...) Le condizioni vollero che il fascismo e mondo arabo-mussulmano, o meglio la parte di esso insoddisfatta dello stato in cui versava, si trovassero -con tutti i distinguo del caso- sulla stessa barricata, ma entrambi avevano le idee chiare su come perseguire i propri interessi». [7]
In quest'ottica, soprattutto le correnti più anti-borghesi ed espressione dell'identità autenticamente antigiudaica ed antiplutocratica del Fascismo, come quelle legate a "La Vita Italiana" di Giovanni Preziosi, proponevano numerosi e continui interventi a favore di una stretta solidarietà tra Fascismo e Islám; d'altra parte molte furono le espressioni di sostegno ed elogio provenienti dal mondo arabo-mussulmano nei confronti del Fascismo; specificatamente dopo il Congresso dei Mussulmani in Europa, tenuto a Ginevra, che ha visto la presenza di una delegazione italiana inviata dallo stesso Mussolini. Le conclusioni di tale Congresso mettevano in evidenza ampi apprezzamenti per la politica islamica condotta dall'Italia, e, in particolar modo, in seguito alla consegna della "Spada dell'Islám" al Duce, si sviluppavano sempre più le organizzazioni arabe filo-fasciste che, specificatamente in Palestina, intrattennero costanti e stretti rapporti con l'Italia al fine di contrastare il mandato britannico e l'infiltrazione ebraica. Questi movimenti politici o organizzazioni paramilitari ammiravano l'organizzazione, il culto del capo, il militarismo del Fascismo e, tra le loro fila, possiamo annoverare, tra gli altri, il Partito del Giovane Egitto, il Partito Nazionalsociale Siriano, le Camicie Verdi Egiziane, la Guarda Nazionale siriana, la Gioventù Nazionale siriana, la Falange Libanese ed i gruppi iracheni legati a Rashid Alì el-Kailani; nonchè il numeroso seguito di AI-Husseini, Gran Muftì di Gerusalemme, personaggio ammirato e altamente tenuto in considerazione da Heinrich Himmler, e dal Fuhrer in persona, il quale concede all'alto dignitario islamico un privilegio mai concesso a nessuno prima di allora in Germania: lo ospita nel Palazzo Imperiale di Berlino, e dà disposizioni affinchè su tale edificio la bandiera della Palestina sventoli più alta di quella del Reich.
Manuel NegriNote:
1] Umberto Malafronte, "Razza e Usura", edizioni di Ar, Padova 1991, p. 15;
2] "Il Fascismo e l'Islam", op. cit., p. 59;
3] Stefano Fabei, "La politica Maghrebina del Terzo Reich", Edizioni all'insegna del Veltro, Parm, p. 84;
4] Antonio Medrano, "Islam ed Europa", Edizioni all'insegna del Veltro, Parma 1978, p. 111
5] Galoppini, op. cit., pp. 27-28;
6] Fabei, op. cit., p. 63;
7] Galoppini, op. cit., p. 15


Peccato che sotto la dicitura Destra Radicale ci sia scritto Tradizione e Rivoluzione, eppure un questo e altri 3d vengono messi in discussione Evola e Guenon. Allora mi chiedo: se il forum si rifà alle tematiche tradizionali, e gli interpreti della Tradizione vengono criticati dai forumisti atlantici, allora non è che per caso siete voi ad aver sbagliato forum?Originariamente Scritto da Rick Hunter


Quindi in nome del vincolo di sangue, che è per te la cosa più importante, ti schiereresti con Bush, ad esempio, contro Nasrallah? E non risponedere con la solita cazzata nè.. nè..., se il vincolo di sangue è sopra ogni altra cosa, allora non dovresti avere scelta su chi difendere.Originariamente Scritto da Orazio Coclite
Io per quanto mi riguarda, giudico gli uomini in base alla nobiltà del loro spirito, e in un caso come quello sopra descritto, non avrei esitazione a prendere le parti del "semita" contro l'"ariano".![]()
Io sarei uno studioso di tradizionalismo bignamizzato, e tu che definisci Guenon un gallo islamizzato che sei all'ora? Te lo dico io: un difensore del mondo moderno, forse non consapevolmente, ma lo sei.Tu devi essere un altro di quei campioni del tradizionalismo bignamizzato, almeno a giudicare dai termini tanto altisonanti, quanto privi di senso, che usi.
Che sarebbe poi questa fantomatica 'Dottrina Tradizionale'? Gli scritti di Guénon di qualche decina di anni fa che oggi ci vorrebbero vendere come legge eterna? Allora no, mi spiace ma al sottoscritto poco piace farsi prendere per il culo. Guénon per me non è interprete di niente più che di se stesso. Lo considero uno studioso affascinante e dalle tante intuizioni felici, così come dagli errori catastrofici, specie in materia di Tradizione europea.
Quindi, caro Hassan, tu potrai pure leggere Guénon come una Bibbia, ma non pretenderai che altri facciano altrettanto, perché se vogliamo parlare di tradizione, di tradizione europea, come già spiegato sono ben altre le figure a cui bisognerebbe guardare, altro che il Guénon!!!
E tanto per precisare la Tradizione è una, e basta.
Altrimenti fammi per cortesia un esempio di valore tradizionale esclusivamente europeo, e in che modo l'Islam vi si opporrebbe.
Secondo me dovresti rispondere appropriatamente e in tema, non con le prese per il culo, se no è come dichiarare manifesta inferiorità.PS - a 'paranoia' so bene cosa rispondere, sono anni che gli faccio domande e si è sempre guardato bene dal rispondere ad una sola di queste, trovando infine la maniera di scantonare dal pressing inventandosi la storia dell'ignore (la usa ogni volta che è in difficoltà).
Quello ha scoperto ieri che esiste Guénon, e non ne hai letto nemmeno un rigo.
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