Riprendo spunto dal post di Morena (che ha avuto critiche pregiudiziali) la quale ha fatto bene,riportando un'articolo di Enzo Biagi, a fare critiche serrate a colui che di mestiere fa il portatore d'acqua. Il mio astio verso Biagi non è da scriversi semplicemente al discorso continuo antiberlusconi che rientrerebbe pure nel gioco della democrazia ma piuttosto nel camaleontismo dello stesso Biagi che da un lato critica il Premier, dall'altro elogia Romano Mussolini passando dalle svastiche fino alle celtiche per tornare (chissà con quale nesso) a Berlusconi. Per giungere però alla critica di Biagi è opportuno davvero ripassare la storia anche per evitare, da parte di coloro che hanno criticato Morena, il beneficio del silenzio. Biagi, ora uomo simbolo della sinistra, iniziò la sua carriera, mai smentita,con "Primato" ovvero l'organo ufficiale degli intellettuali fascisti nel quale confluivano le più varie tendenze. Soprattutto, contraddicendo chi ha scritto di illiberalità, il Ministro Bottai per scrivere su "Primato" non chiedeva la tessera a nessuno... in particolare si può notare che la migliore intelligenza fascista era costituita dai vari Abbagnano, Pasolini, Gadda, Pavese, Vigorelli, De Martino, Guttuso, Ingrao (cit. I redenti, Serri pg 32 - 33 e Guf Venezia cit. Il Ventuno domani 1/1/42) ma nel particolare il giovane Biagi si distingueva nello scrivere articoli che tessevano elogi alla razza ariana ( cit. Il Ventuno domani con Pintor). Naturalmente la collaborazione e la militanza assidua del "camerata" Biagi è anche da ricondursi alla rivista "Architrave" ( dicembre 1940) dove i temi affrontati in piena guerra dal nostro fascista (aderente al Guf di Bologna) sono citando testualmente il " nazionalismo - internazionalismo, l impero e tensione imperiale legata alle forze espresse dalla romana cultura". Tale rivista nacque dagli entusiasmi suscitati dai littoriali indetti dal Duce che si erano svolti nel giugno dello stesso anno. Tutto questo per dirvi del Biagi pensiero, un uomo riciclatosi sul cui talento letterario nessuno discute ma quanto ad integrità morale non può arrogarsi il diritto di giudicare persone da pulpiti improbabili con l'aria del professorino. Persone molto più coerenti di lui (Pisanò, Spirito, Gentile) hanno preferito terminare la loro esistenza letteraria, se non uccisi prima, come vinti ma a testa alta. Altri, riciclati da Togliatti, hanno dato vita a quella struttura di potere intellettuale di gramsciana memoria. Quindi caro Biagi non hai il diritto di parlare di un Berlusconi, di un Mussolini nè di altri che ti avevano nel loro libro paga, non hai il diritto di fare considerazioni politiche venendoci a parlare di democrazia, una parola che tu fino al 1945 hai cercato di censurare dando vita a quella parte più negativa ed opportunistica del fascismo di cui nemmeno la destra più radicale (quelli che sbandierano celtiche) ne è mai andata orgogliosa.




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