Il presunto ministro Calderoli annuncia querele.
(contro un paio di giornali che nella scorsa settimana hanno pubblicato indiscrezioni dell'inchiesta su Fiorani in cui sarebbe stato fatto il nome del ministro come destinatario di 50 mila euro targati Popolare di Lodi, mai consegnati)
Gibelli, capogruppo Lega alla Camera, manda messaggi rassicuranti:
"Su Calderoli siamo assolutamente tranquilli".
Speroni
(capo di gabinetto di Bossi quando era al ministero delle Riforme)
sfodera un pizzico in più di prudenza:
"Non mi pare che Fiorani abbia finanziato la Lega."
Pagliarini
(ex ministro del Berlusconi Uno)
si rifugia nel fatalismo:
"Adesso vediamo chi mettono in galera...".
E la Padania di ieri con l'ex amico padano Fiorani è più gelida di un iceberg.
Un fatto è certo: dopo l'arresto del boss della Popolare di Lodi, dalle parti della Lega l'aria si è fatta pesante, come se si aggirasse lo spettro di un "caso Patelli bis", il mai dimenticato "pirla" che finì dietro le sbarre per aver intascato la famosa tangente Enimont di 200 milioni proprio alla vigilia delle elezioni del 1994.
La "sindrome Patelli" è rafforzata dalle "circostanze storiche" che legano la vicenda Fiorani con i guai della Credieuronord.
Così la domanda inespressa gira e rigira nel mondo leghista: non è che Fiorani ha davvero finanziato la Lega?
Il cosidetto europarlamentare Speroni risponde apertamente:
"Non mi pare".
Ma aggiunge preciso:
"Che io sappia Fiorani ha semplicemente acquistato la banca della Lega, o meglio la Credieuronord, a un prezzo di mercato ed è finita lì".
Su Calderoli specificamente:
"So che Repubblica ha fatto il suo nome, ma quel giornale appena può buttar fango sugli avversari politici lo fa e quindi non mi meraviglio di niente".
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Per la verità nessuno si meraviglia di niente, così come non suscitò meraviglia apprendere del sostanziale fallimento del progetto di Credieuronord, nè fece meraviglia il provvidenziale salvataggio ad opera della Popolare di Lodi che comprò la banca padana sborsando 2,8 milioni di euro, nè continua a fare meraviglia che quell’operazione fu anche possibile grazie alla mediazione di Aldo Brancher molto amico di Fiorani.
Il sottosegretario alle Riforme Brancher è da molti anni il vero tramite fra la Lega e Forza Italia.
Giusto ieri mattina le agenzie battevano la "solita" notizia:
"Il premier Silvio Berlusconi ha incontrato a Palazzo Grazioli il ministro leghista delle Riforme, Roberto Calderoli e il sottosegretario di Fi, Aldo Brancher...".
Replica ieri sera ad Arcore, dove il Banana e i ministri leghisti, più Tremonti e Brancher, sono volati da Roma per una cena con Umberto Bossi.
"Ufficialmente" per gli auguri natalizi.
Dunque, Fiorani-Brancher-Lega: ma Fiorani scalava Antonveneta e aveva le spalle coperte dal governatore di Bankitalia e la Lega prese a difendere pure Antonio Fazio
(dopo averlo attaccato per anni)
plaudendo al progetto rivoluzionario di una grande banca padana, fuori dai giochi del capitalismo orchestrato nei salotti romani.
Situazione attuale: Fiorani è in galera, Brancher pare invischiato nell'inchiesta Antonveneta per via dei favori ricevuti dalla moglie
(grosse aperture di credito e affari lucrosi favoriti da Fiorani)
la credibilità della Banca d'Italia è distrutta.
Ce n'è abbastanza perchè la "sindrome Patelli" continui ad aggirarsi come uno spettro, rovinando i sonni di più di un leghista.




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