
Originariamente Scritto da
Capitancoraggio
HARAKIRI
Ieri sera, a Ballarò, il Circo del Centrosinistra aveva previsto la celebrazione di un sacrificio umano per garantirsi la protezione dei Mani in vista della prossima consultazione elettorale. Vittima designata, Pierferdinando Casini, officiante Floris, esecutore materiale Massimo D'Alema. Nel ruolo di comprimari, un dimesso Adornato e la Bonino, presenti al solo scopo di constatare il decesso del sacrificando.
Tutto preparato con cura: altare, fiori, musiche d'atmosfera, tribunale "imparziale" composto da Anselmi (La Stampa), Peet (The Economist) e Grasso ( Procuratore Nazionale Antimafia)incaricato di dare lettura della sentenza.
Inizio blando con Floris che prova a scatenare Baffino sulla volontà di occupazione mediatica di Berlusconi invitandolo a spiegare le ragioni del rifiuto della proposta del Primo Ministro di presentarsi al posto di una controfigura. "Il palinsesto era già deciso, Berlusconi deve imparare a rispettare le regole. Non vogliamo fare sgambetti a Prodi che è atteso a Porta a Porta"" è il tema, ma sostenuto con poca convinzione, tanto che riesce a replicare, in modo scialbo, perfino Adornato ("Si è trattato di una scortesia").
Anche la Bonino si mette in un angolo da sola parlando della volontà del suo gruppo di fare riforme liberali incassando da Casini una considerazione ("Sarà per questo che vi siete alleati con Bertinotti") che la mette nello stesso cantone dove, muto, Adornato fa da soprammobile.
Il programma scivola via sulle critiche ai cinque anni di Governo, con Peet e Anselmi che intervengono per sostenere le scarse argomentazioni del grande stratega DS.
Casini sull'altare non ci vuole salire e riesce a tenersi in buon equilibrio. Perfino Peet (che è quello del famoso - o famigerato - dossier sull'Italia in stampelle) è costretto a fare parziali retromarce, specie quando si parla (?) delle riforme del mercato del lavoro e delle pensioni. Fino a qui, il duello vede D'Alema in leggero vantaggio, specie perchè ha parlato poco. Ma la funzione prende una piega inaspettata quando Floris affronta il tema "Giustizia". Il "servizio" è semplicemente grottesco, con il Centro Destra descritto come Casa Dei Mafiosi, con tanto di deputato UDC che confessa connivenze locali con i boss. Sulla Campania, poi, il "pezzo" diventa della stessa qualità di quelli un tempo pubblicati sulla Pravda: militanti solidali che testimoniano della purezza degli Amministratori di Sinistra. Nessun "outing", è tutto un complotto.
Dulcis in fundo, Pietro Grasso che ribadisce la non candidabilità degli inquisiti e conseguente Requiem per lo Stato di Diritto, caduto sul principio che un'indagine sia una condanna. Vigna, in collegamento, deve sottolineare che l'inclusione o no nelle liste degli indagati compete alla sola valutazione di opportunità politica, perchè la presunzione di innocenza vale fino al passaggio in giudicato della sentenza di condanna; al limite, si può ragionare di "opportunità" sui condannati almeno in primo grado.
E qui D'Alema spariglia le carte e, invece di affondare la lama nella gola di Casini, la rivolge verso se medesimo. L'attacco a Cuffaro viene rintuzzato dal Presidente della Camera che si assume la responsabilità politica della scelta garantendo personalmente della probità del rinviato a giudizio. Baffetto cede ai nervi e commette due errori fatali: il primo, facendo un'affermazione sconcertante.
Dopo due mesi di prese di distanza, di sdegno per le accuse di collateralismo con il mondo delle cooperative, di "Non sapevo" e "Non potevo immaginare", accetta il parallelismo tra la situazione di Cuffaro (candidato e "organico" all'UDC) e quella di Consorte (non candidato, ma "organico" ai DS) urlando in faccia a Casini che Consorte avrebbe impartito lezioni di stile dimettendosi un secondo dopo essere finito sul registro degli indagati, mentre Cuffaro si candida dopo essere stato rinviato a giudizio.
Un suicidio da manuale.
Perchè Consorte non dovrebbe c'entrare nulla con i DS (e invece Baffino ammette che c'entri, eccome!), perchè lo hanno dimesso (e non si è dimesso), perchè lo hanno scaricato dopo due mesi (e non dopo un secondo), perchè continua a prendere lo stipendio (22 mila euro mensili) nonostante tutto.
Deve essersi reso conto, troppo tardi, dell'enormità che ha detto e diventa minaccioso (facendo il secondo errore, veniale, ma evidentissimo) urlando a Casini un "Silenzio! Silenzio!" che la dice lunga sullo stato d'animo dei leaders dei futuri e sicuri vincitori.
E' una delle poche volte in cui il sacrificio si celebra con la morte del sacerdote, tra lo sconforto dei fedeli. La salma esce dagli studi alla chetichella. I funerali, secondo voci di corridoio, saranno solenni. Per la data, si pensa al 10 aprile.