La Seconda Titanomachia
La Lunga Guerra, lo scontro di Civiltà e di Destini
2700 anni fa circa, su una scoscesa collina, verde di una rada erba e popolata da un gregge di grigie pecore, un pastore, seduto ad ammirare la cima dell’Elicona immerso nelle nuvole, ebbe una visione. Il suo nome era Esiodo, e ne avrebbe parlato in uno dei poemi più antichi della letteratura greca, la Teogonia. Egli pensò di vedere la Titanomachia, la lotta feroce e terribile tra gli dei dell’Olimpo e la stirpe ribelle dei Titani. Ma cosa vide in realtà?
Vide popoli dell’Oriente, di città ad est di Cipro, che si preparavano ad una guerra decisiva, senza esclusione di colpi. Sfilavano a migliaia per le strade, portando striscioni scritti da chissà quale mano ignota di fanatico, e bruciavano bandiere con croci, stelle e strisce. Attaccavano edifici di nazioni straniere e neutrali, e nell’ammassarsi in un istinto omicida di massa si calpestavano, e morivano. Immense folle che, spinte dalle infuocate orazioni dei sacerdoti del loro Dio, invocavano la fine dell’Occidente.
E vide re e tiranni che urlavano e strillavano su pulpiti bardati di verde, con al loro fianco i ritratti barbuti dei loro predecessori. Erano despoti che tenevano le loro genti nella povertà e nel fanatismo più assoluto, e facevano sfogare le loro ire contro i nemici, ad Occidente. Cercavano di costruire armi terribili, che avrebbero potuto distruggere l’intero pianeta, e di usarle contro le stirpi d’Europa.
E vide le tanto insultate nazioni dell’Occidente. Poche riuscivano ad ergersi con decisione contro l’ondata di odio che si stava per propagare sul mondo e a catturare i criminali che conducevano le loro battaglie sulle piazze d’Oriente. Molte assistevano, passive, timorose di perdere la propria ricchezza e le risorse che i popoli dall’Arabia inviavano. E alcune folle, cieche, invocavano la “pace”, il “dialogo”, senza capire che la crisi stava arrivando, o anzi era già arrivata. Senza capire che stavano per intraprendere l’impossibile passo di dialogare contro chi non vuole farlo. Alcuni volevano già arrendersi, prima che il vero scontro iniziasse.
Quel pastore vide tutto ciò, ed ebbe paura. Quando sarebbe avvenuto il terribile duello tra le due civiltà? Chi avrebbe vinto? Chi sarebbe rimasto abbastanza forte da determinare la Storia futura del mondo? Egli tremò.
Ora sappiamo a cosa si riferiva Esiodo. Vediamo da giorni i telegiornali che ci mostrano le immagini di immensi cortei che, per vendicare le vignette satiriche sul loro Profeta (vignette che probabilmente non hanno mai visto), uccidono, bruciano, commettono violenze, insultano la Danimarca: insultano noi. Sono tutte manifestazioni di odio organizzate da reti di segrete cellule fondamentaliste che stanno sfruttando l’occasione offerta qualche settimana fa per ricavare potere e per continuare la loro lotta contro gli infedeli. Che, fino a prova contraria, saremmo tutti noi che apparteniamo alla Civiltà Occidentale e che professano il Cristianesimo. Ma molti chiudono gli occhi davanti a queste immagini: non si rendono conto che la crisi è acuta, si accorgono solo del proprio benessere e badano solo al proprio conformista “politically correct”.
Alcuni, però, hanno capito l’antifona. Gli analisti del Pentagono, ad esempio, in un recente rapporto hanno sostenuto che gli Stati Uniti d’America saranno probabilmente impegnati in una “Lunga Guerra” che, per i prossimi vent’anni, assorbirà le energie dei Governi e dei Presidenti che dovranno affrontarli. Quasi una Terza Guerra Mondiale, quindi.
Allora, forse anche noi europei dovremmo svegliarci e fare qualcosa contro quegli estremisti che tentano, da anni ma soprattutto in questi mesi, di far crollare le nostre democrazie e di convertirci tutti alla fede del Corano. Non dobbiamo lasciarci intimidire dai loro proclami insensati, né ritirarci di fronte a finte promesse di pace e dialogo.
Esiodo descrisse la Titanomachia come un feroce scontro che devastò l’intero pianeta con la forza incontrollata e col fuoco. Non dobbiamo permettere agli integralisti islamici di scatenare un inferno che distrugga la nostra Civiltà.
Di Andrea Varsori




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