…Grande Alleanza contro D’Alema
Riguardano Massimo D’Alema. Sembrano cronache fantapolitiche. Ma hanno molte chances di diventare realtà tra qualche mese. Francesco Cossiga lo aveva avvisato in tempi non sospetti: Massimo, ricordati che Romano è molto vendicativo. Il presidente dei democratici di sinistra aveva ascoltato quel consiglio ma non l’aveva seguito fino in fondo e quando il presidente della Commissione europea aveva proposto di dare vita a una lista unitaria aveva aperto a quell’ipotesi pensando che quella prospettiva avrebbe permesso anche a lui di rientrare in gioco. Ma adesso, sicuramente, quell’ammonimento dell’ex capo dello Stato è tornato alla mente di D’Alema. Adesso che Romano Prodi e Piero Fassino sembrano aver stretto un patto di cui potrebbe fare le spese proprio il presidente dei democratici di sinistra. Un patto del genere, sicuramente, converrebbe a entrambi. Il segretario della Quercia punta, e non da ora, a ridimensionare D’Alema, a impedire che l’ex premier abbia ancora l’egemonia sul partito. E, piano piano, ci sta riuscendo. Anzi, forse ci è già riuscito. Da parte sua il presidente della Commissione europea potrebbe finalmente restituire a D’Alema la cortesia dell’autunno del 1998. Come? Per esempio, non affidandogli, nel caso di vittoria del centrosinistra alla prossime elezioni politiche, la presidenza della Camera.
Fassino, però, in questa sua ansia di rendersi autonomo da Massimo D’Alema sembrerebbe aver siglato un altro patto. Questa volta con l’ex nemico Sergio Cofferati. Al di là delle dichiarazioni roboanti, il sindaco di Bologna, tutto sommato, sta dando una mano al segretario dei democratici di sinistra, perché con il cosiddetto documento dei 26, ha consentito il traghettamento verso i lidi della maggioranza fassiniana di molti esponenti del Correntone di cui un tempo Cofferati era il leader.
C’è da chiedersi se in questa “congiura” antidalemiana
che vede diversi attori sia parte attiva anche il segretario del partito della rifondazione comunista Fausto Bertinotti. Anche lui, tutto sommato, è stato vittima dell’autunno del 1998. Stando almeno a quel che si vociferava all’epoca nei palazzi della politica, D’Alema aveva lasciato intravedere al leader del Prc la possibilità della nascita, dopo la caduta del governo Prodi, di un governo guidato da lui medesimo e appoggiato da Rifondazione comunista. Un governo, insomma, più spostato a sinistra. Sia Bertinotti che D’Alema hanno sempre smentito questa ricostruzione. Fatto sta che anche Bertinotti, adesso, sembra aver preso le distanze dal presidente dei democratici di sinistra. Il leader di Rifondazione comunista che, invece, dopo le elezioni del 2001 aveva fatto pace con D’Alema e stretto un accordo con lui anche in funzione anti-Cofferati, ora sembra aver preso le distanze dall’ex premier, costruendo un asse preferenziale direttamente con Romano Prodi.
Prodi, Fassino, Cofferati, Bertinotti, quanti sono coloro che non sembrano troppo propensi a regalare la loro simpatia al presidente dei diesse? Massimo D’Alema, quindi, rischia l’isolamento. E la cosa che sembra avere dello straordinario è che rischia di trovarsi ai margini addirittura all’interno del suo stesso partito. Infatti Fassino ha cominciato a sostituire i quadri dalemiani con una nuova classe dirigente a lui fedele.
Ne parlano talmente tanto, i dalemiani, che qualcuno di loro ha anche suggerito al presidente dei democratici di sinistra di sparigliare la situazione nell’unico modo possibile. Cioè cercando di riaprire un canale di comunicazione con Walter Veltroni.
Infatti anche il sindaco di Roma è una delle vittime di questa situazione. Anche lui, grazie a tutti questi giochi di sponda tra Fassino, Prodi, ecc, è stato emarginato politicamente e gli è stata sbarrata la strada verso una possibile candidatura in vista delle elezioni politiche del 2006. Ma da quell’orecchio il presidente dei Ds non ci sente. Piuttosto che cercare di riallacciare i rapporti con Veltroni preferisce lasciarsi logorare dentro il partito e dentro il centrosinistra.
A quelli dell’ex correntone, da qualche giorno, la lettura dell’Unità procura (sorprendentemente) una crescente irritazione.
Tanto da indurre Fabio Mussi a prendere carta e penna per scrivere una lettera al segretario dei Ds, Piero Fassino.
Motivo: il dibattito precongressuale.
“Da qualche giorno sfoglio il nostro giornale, l’Unità, e lo trovo cosparso di tue fotografie”.
Uno sfogo, quello di Mussi, che rammenta a Fassino che ogni sua iniziativa “viene resocontata in grandi paginate, sorte che non tocca agli altri protagonisti del dibattito congressuale”.
Il coordinatore della minoranza diessina esprime al segretario il fastidio per “numerose espressioni del tipo ‘sotto la guida di Fassino’, ‘la forza di Piero Fassino, ‘Piero Fassino è il simbolo’, ecc…”. E aggiunge: “La funzione di segretario è importante. Ma io suggerirei di ridurre l’enfasi, con un uso più controllato
dell’ ‘io’ e più diffuso del ‘noi’. Il partito siamo tutti”.
Conclude così, Fabio Mussi, la sua lettera a Fassino: “La mozione
di cui sono primo firmatario non ti ha contrapposto un candidato (tornando a proporre la riforma dello statuto, con l’elezione
del segretario nella assise nazionale) per concentrare il confronto sulla proposta politica e sulle idee. Ora, un qualche grado inferiore di personalizzazione potrebbe aiutare.
saluti




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