ROMA — «Non lo posso sottoscrivere» , con voce ferma Emma Bonino abbandona il vertice dell' Ulivo: la Rosa nel Pugno non può sottoscrivere il programma dell' Unione perché li dentro non ci sono nè i Pacs né il no al finanziamento delle scuole private.
Sull'uno e sull'altro argomento anche l'ala sinistra della coalizione è disposta a cedere ma l'esponente radicale no. «Per tutta la riunione — spiega Bonino — non si è fatto altro che tentare di ammansire Rutelli. E più gli altri cedevano, più quello avanzava altre richieste, mentre Prodi tentava di mediare in tutti i modi. Ma io mi sono stufata di ammansire questo signore e me ne sono andata». È difficile, quindi, a questo punto, che la Rosa nel Pugno possa partecipare alla manifestazione di domani sul programma, visto che non intende sottoscriverlo. Ma è chiaro che si apre un caso politico nell' Unione.
Vertice lunghissimo e tesissimo, quello di ieri. A meta serata, quando non si è ancora venuti a capo di niente, Romano Prodi comincia a uscire ed entrare nervosamente dalla sala in cui si tiene il vertice con l'aria stravolta. Luciana Sbarbati, che al summit non partecipa perché si sente trascurata dall'ulivo, cerca di dargli conforto, ma il Professore scuote la testa e le dice: «Prova tu ad andare lì dentro e a parlare con quelli». Parlare, forse, non è il termine esatto, perché le urla dei leader del centrosinistra rimbombano in tutto il palazzo. Così a metà riunione. Ma anche la prima ripresa di questo tutti contro tutti non è male. Il vertice, infatti, inizia con Clemente Mastella che se ne va sbattendo la porta dopo una manciata di minuti. Il leader dell' Udeur vede che a rappresentare la Rosa nel Pugno c'è Emma Bonino e subito si inquieta. ..Mica penseranno — confesserà più tardi al suoi — che io per cinque posti sto zitto e dico di sì a tutto. Ho visto la Bonino e me ne sono andato». Il resto del suo 'ragionamento il capo dell'Udeur lo illustra allo stesso Prodi: «Io — gli dice — non posso tollerare il combinato disposto di Caruso e Bonino. E comunque per quel che mi riguarda la questione dei Pacs va tolta dal programma. Sennò si scriva nero su bianco che io mi dissocio«. Ma il candidato premier dell'Unione vuole «l'accordo di tutti i leader». Il capo del[ 'Udeur perciò se ne va e spiega ai suoi: «Se non faccio così i nostri voti se li prende l'Udc». Mastella si allontana, Piero Fassino resta tre minuti e poi parte per Torino, Boselli si fa rappresentare da Bonino... e quelli che restano si rovesciano addosso accuse su accuse. Rutelli litiga con Bertinotti su Pacs ed economia, ha un botta e risposta con Bonino su unioni civili e scuole private, tacita Oliviero Diliberto che chiede di chiamare truppe d'occupazione i nostri militari in Iraq, ottenendo la meglio,. Una certa concordia in quelle stanza la si trova solo quando il segretario del Pdci Diliberto fa questa proposta: «Visto che l'altro giorno Prodi ha proposto la scala mobile per i pensionati, riproponiamola per tutti». Viene subissato di critiche e la questione si chiude là.
La riunione va avanti. Verso le dieci si levano le urla di Rutelii, Pecoraro Scanio e Bertinotti. Si rilitiga. A questo punto Bonino inserisce il tema scuola. Rutelli fa muro e l'esponente radicale abbandona il vertice. Intanto vengono portate su le pizze e al secondo piano di Santi Apostoli a pancia piena si trova l'accordo.. .ma senza la Rosa nel Pugno.
Maria Teresa Meli
Corriere della Sera, 10 febbraio 2006




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