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  1. #1
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    Predefinito Antidevolutione Sardigna Capofila

    sardigna natzione indipendentzia Email sardignanatzione@tiscali.it - Situ www.sardignanatzione.it
    Sedes -Corso A. Caria già Garibaldi 108 – 08100 Nuoro -Via S. Giovanni 234 – 09100 Cagliari
    Coordinadore Natzionale – Tel/fax 0784/415239- 0784/415249 - 348/7815084 - 339/4232098

    AGLI ORGANI DI INFORMAZIONE
    COMUNICATO STAMPA

    QUALE STATUTO PER LA SARDEGNA CAPOFILA ANTIDEVOLUTION

    Siamo curiosi di sapere quali sono le forti motivazioni che hanno spinto il Consiglio Regionale ad approvare la delibera che chiede un referendum per abrogare la riforma della parte II della costituzione italiana, nota come devolution, e a rimandare al mittente il trasferimento di competenze, dallo stato alle regioni, che tale riforma ha comportato.
    La sanità, la polizia e nientemeno che l’istruzione sono state trasferite alle regioni, tutte competenze che potevano essere alla base delle rivendicazioni da proporre nel nuovo statuto che la regione sarda si propone di far riscrivere alla istituenda consulta.
    A differenza dei baschi e dei catalani che per avere le stesse competenze hanno dovuto scontrarsi, non sempre in modo pacifico, con lo stato spagnolo, la classe politica sarda italianista ed in parte anche forza parista si è affrettata, bruciando tutti nella partenza, a qualificarsi come suddita fedele dello stato e difensore dell’unicità della nazione italiana.
    Con quella riforma i sardi hanno la possibilità di adeguare i programmi scolastici alla loro cultura, alla loro storia ed alla loro diversa civiltà, di istituire corpi di polizia diversi da “sa zustissa”, di creare un modello nuovo di sanità, ma non lo potranno fare perché saranno impecorati e chiamati a farsi del male per difendere il centralismo di destra e di sinistra di una classe politica che basa i suoi privilegi nel tenere le mandrie sarde nel recinto italiano.
    Quale nuovo statuto verrà dato alla Sardegna, da una consulta nominata da quello stesso consiglio regionale che quasi all’unanimità ha deliberato di rigettare invece che chiedere nuovi poteri ?.
    Si riuscirà a conservare almeno i poteri previsti dall’attuale statuto?.
    Mi permetto di dubitarne !.
    A questo punto credo sia inutile cercare di far capire ai consultori che oltre che maggiori poteri lo statuto, carta de suverania, dovrà contenere alcuni concetti fondamentali;
    · Il riconoscimento ufficiale della Nazione Sarda e del suo diritto all’autodeterminazione.
    · La temporaneità storica dell’appartenenza allo stato italiano.
    · La costrizione all’appartenenza allo stato italiano derivata da conquiste e repressioni ( come riportato nell’approvata Mozione di Sovranità del Popolo Sardo approvata dal consiglio regionale il 27 settembre 1998)
    · La volontà di entrare in Europa con una propria soggettività politica.
    Senza inventare niente di nuovo ma semplicemente con un copia incolla di quanto già deliberato dal consiglio regionale ( Mozione di Sovranità, Legge sulla Bandiera, Istituzione Die de sa Sardigna, legge sulla Denuclarizzazione e legge 26) il nuovo statuto potrebbe iniziare in questo modo.
    La nazione sarda, che, essendo stata privata di una propria statualità con la forza e con il genocidio da successive operazioni colonialiste, si trova oggi, involontariamente, a far parte dello stato italiano, afferma il diritto ad essere padrona del proprio futuro e si dichiara sovrana sulla Sardegna, sulle isole adiacenti, sul suo mare territoriale e sulla relativa piattaforma oceanica.
    Solo così i sardi consultori saranno all’altezza del loro compito, solo così saranno coprotagonisti nel tentativo che stanno portando avanti Baschi e Catalani per costruire una nuova soggettività politica che nascendo dal depotenziando degli stati-nazione e dal conseguente potenziando delle nazioni senza stato porti alla nascita di un’Europa dei popoli e non degli stati e dei capitali.
    Nugoro 09/02/2006 BUSTIANU CUMPOSTU Coordinadore Nazionale

  2. #2
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    Avevo letto la notizia con la noia consueta che provo quando ciò che avviene è ormai prevedibile e scontato. Adesso però vorrei rileggere quali sono le regioni d'Italia che si sono accodate alla colonia Sardegna. Scommetterei che sono tutte governate dalla coalizione cosiddetta di centrosinistra ed, in particolare, magari sono proprio quelle che rivendicano maggiore sovranità (piemonte, lombardia, veneto, sicilia....). Se ne dedurrebbe che ovunque, e non solo in Sardegna, quando il padrone chiama, lo schiavo ubbidisce....

    Ma, per quanto ci riguarda, una considerazione è d'obbligo: bel popolo di ascari che siamo!

  3. #3
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    Non credo si possa essere entusiasti della devolution che di fatto sposta poche responsabilità alle regioni e zero risorse, ma credo che difficilmente queste iniziative che intendono bloccarla siano in buona fede.
    L'unica cosa che potrebbe far venire qualche dubbio agli indipendentisti è la clausola sull'interesse nazionale, ma se guardiamo ai meccanismi di applicazione, è difficilissimo che possa essere usata e comunque se avviato può essere addirittura paradossalmente un boomerang per lo stato centrale.
    Se questi consigli regionali fossero in buona fede potrebbero rigettare la devolution perchè concede troppo poco, ma non mi sembra che siano queste le motivazioni.

  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da PINOCCHIO
    Non credo si possa essere entusiasti della devolution che di fatto sposta poche responsabilità alle regioni e zero risorse, ma credo che difficilmente queste iniziative che intendono bloccarla siano in buona fede.
    L'unica cosa che potrebbe far venire qualche dubbio agli indipendentisti è la clausola sull'interesse nazionale, ma se guardiamo ai meccanismi di applicazione, è difficilissimo che possa essere usata e comunque se avviato può essere addirittura paradossalmente un boomerang per lo stato centrale.
    Se questi consigli regionali fossero in buona fede potrebbero rigettare la devolution perchè concede troppo poco, ma non mi sembra che siano queste le motivazioni.
    Che questa legge che impropriamente viene chiamata devolution fosse poco o per niente soddisfacente lo sapevamo e l'avevamo già detto a suo tempo. Rimane il fatto che alcune Amministrazioni Regionali - Sardegna in testa - si sono accordate per promuovere l'indiione di un referendum abrogrativo, anche in presenza di indubbi vantaggi da saper sfruttare, per esempio nel campo della formazione culturale del popolo. Se tale mossa fosse stata determinata dall'insoddisfazione per le concessioni quasi nulle, contrapponendo una carta costituzionale di sovranità, allora non soltanto potrei capire. ma sarei anche d'accordo. Poiché so che così non può essere, allora mi dico che "gatta ci cova" e la legge non vuole essere abrograta per solo odio al Nano Bananas.

  5. #5
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    Casteddu - SRDN - «Custa pòpulos est s'ora de estirpare sos abusos! A terra sos malos usos, a terra su dispotismu! Gherra gherra a s'egoismu e gherra a sos opressores! Custos tirannos minores est pretzisu umiliare!»
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    Citazione Originariamente Scritto da bustianu
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    QUALE STATUTO PER LA SARDEGNA CAPOFILA ANTIDEVOLUTION

    Siamo curiosi di sapere quali sono le forti motivazioni che hanno spinto il Consiglio Regionale ad approvare la delibera che chiede un referendum per abrogare la riforma della parte II della costituzione italiana, nota come devolution, e a rimandare al mittente il trasferimento di competenze, dallo stato alle regioni, che tale riforma ha comportato.
    La sanità, la polizia e nientemeno che l’istruzione sono state trasferite alle regioni, tutte competenze che potevano essere alla base delle rivendicazioni da proporre nel nuovo statuto che la regione sarda si propone di far riscrivere alla istituenda consulta.
    A differenza dei baschi e dei catalani che per avere le stesse competenze hanno dovuto scontrarsi, non sempre in modo pacifico, con lo stato spagnolo, la classe politica sarda italianista ed in parte anche forza parista si è affrettata, bruciando tutti nella partenza, a qualificarsi come suddita fedele dello stato e difensore dell’unicità della nazione italiana.
    Con quella riforma i sardi hanno la possibilità di adeguare i programmi scolastici alla loro cultura, alla loro storia ed alla loro diversa civiltà, di istituire corpi di polizia diversi da “sa zustissa”, di creare un modello nuovo di sanità, ma non lo potranno fare perché saranno impecorati e chiamati a farsi del male per difendere il centralismo di destra e di sinistra di una classe politica che basa i suoi privilegi nel tenere le mandrie sarde nel recinto italiano.
    Quale nuovo statuto verrà dato alla Sardegna, da una consulta nominata da quello stesso consiglio regionale che quasi all’unanimità ha deliberato di rigettare invece che chiedere nuovi poteri ?.
    Si riuscirà a conservare almeno i poteri previsti dall’attuale statuto?.
    Mi permetto di dubitarne !.
    A questo punto credo sia inutile cercare di far capire ai consultori che oltre che maggiori poteri lo statuto, carta de suverania, dovrà contenere alcuni concetti fondamentali;
    · Il riconoscimento ufficiale della Nazione Sarda e del suo diritto all’autodeterminazione.
    · La temporaneità storica dell’appartenenza allo stato italiano.
    · La costrizione all’appartenenza allo stato italiano derivata da conquiste e repressioni ( come riportato nell’approvata Mozione di Sovranità del Popolo Sardo approvata dal consiglio regionale il 27 settembre 1998)
    · La volontà di entrare in Europa con una propria soggettività politica.
    Senza inventare niente di nuovo ma semplicemente con un copia incolla di quanto già deliberato dal consiglio regionale ( Mozione di Sovranità, Legge sulla Bandiera, Istituzione Die de sa Sardigna, legge sulla Denuclarizzazione e legge 26) il nuovo statuto potrebbe iniziare in questo modo.
    La nazione sarda, che, essendo stata privata di una propria statualità con la forza e con il genocidio da successive operazioni colonialiste, si trova oggi, involontariamente, a far parte dello stato italiano, afferma il diritto ad essere padrona del proprio futuro e si dichiara sovrana sulla Sardegna, sulle isole adiacenti, sul suo mare territoriale e sulla relativa piattaforma oceanica.
    Solo così i sardi consultori saranno all’altezza del loro compito, solo così saranno coprotagonisti nel tentativo che stanno portando avanti Baschi e Catalani per costruire una nuova soggettività politica che nascendo dal depotenziando degli stati-nazione e dal conseguente potenziando delle nazioni senza stato porti alla nascita di un’Europa dei popoli e non degli stati e dei capitali.
    Nugoro 09/02/2006 BUSTIANU CUMPOSTU Coordinadore Nazionale
    Concordo pienamente.
    L'opposizione a priori alla devolution (non una giusta analisi critica dei suoi limiti) è puro antiberlusconismo spicciolo.
    SOTZIALISMU! INDIPENDENTZIA!

  6. #6
    democratzia & libertade
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    sarà Gigi Riva a guidarci all'indipendenza!
    avidezzi sani
    kentu concas una BOGHE NATZIONALE

  7. #7
    Meda sabios paris
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    Citazione Originariamente Scritto da patriottu
    sarà Gigi Riva a guidarci all'indipendenza!
    avidezzi sani
    Innantis iscudetto e a pustis Indipendentzia....... Assora de abbereru ponimos su monimentu e Gigi a palte de Carlo Felice

  8. #8
    28 de Abrili - Juventudi Sarda
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    GIGGIRRIVA BABBU DE SA PATRIA!
    SOTZIALISMU! INDIPENDENTZIA!

  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da Kornus
    Innantis iscudetto e a pustis Indipendentzia....... Assora de abbereru ponimos su monimentu e Gigi a palte de Carlo Felice
    Deo creo chi sos casteddajos sien bistados accanta a bi lu fagher su monumentu, macoss che bentu comente fini in cussos annos, ponindelu finas in logu de sant'Efis!

    Como podet finas esser chi su Giggi nostru b'hepet cretidu, e pro si fagher amentare, nos hat a zugher a s'indipendentzia.....

  10. #10
    UNIDADE INDIPENDENTISTA
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    LA DEVOLUZIONE DELLA NOSTRA IDENTITA’



    Sarà che a me la parola Devolution non è mai piaciuta.

    Sarà che mi fa pensare a Calderoni e Borghezio cotti a vin brulè in una cascina della bergamasca con l’elite della nazione Padana.

    Sarà che ormai siamo abituati a dare addosso al “Nanobananas” che tutto quel che tocca diventa non oro, non latta ma quell’altra cosa che facciamo tutti e che tutti sappiamo quanto puzzi.

    Sarà che la Sinistra paladina dell’italianità e dell’unità nazionale, in realtà di italianità e di unità nazionale non glie ne importa proprio un bel niente.

    Sarà che la sinistra non teme la devolution dello Stato Italiano ma lo sfascio di quegli apparati istituzionali rubinetti di Roma Padrona (e anche ladrona), fin’ora lottizzati e preposti preposti sostanzialmente al mantenimento di strutture socio-cooperativistiche bacino naturale di consensi elettorali e clientelari.

    Il punto però è un altro.

    Non mi sento di difendere questa devolution ne di attaccarla per un semplice motivo.

    Non la sento mia.

    Non è l’elaborazione logica e intellettuale di menti del nostro popolo ma è qualcosa di piovuto dal cielo, di imposto un nuovo tipo di colonialismo.

    Certa storiografia sarda afferma che i Giudicati nacquero intorno all’XIX secolo d.C. allor quando la Sicilia fu invasa dagli Arabi e la Sardegna restò tagliata fuori dall’Impero d’Oriente di Bisanzio.

    L’indipendenza non fu secondo alcuni una scelta ma una conseguenza di processi politico militari internazionali.

    La minaccia araba sull’Isola trovò gli Arconti (i futuri Giudici), davanti alla necessità di dotarsi di strutture statuali indipendenti per poter affrontare militarmente una eventuale invasione.

    Siamo sul punto di attendere che la Bisanzio italianista lasci la nostra isola nel caos istituzionale prodotto da strateghi italo-padani.

    Non la difenderò la devolution, non l’attaccherò.

    Voglio un progetto di autogoverno nostro fatto in Sardegna dai Sardi e non frutto dei baratti della C.d.L.

    Seppure un domani ci regalassero l’indipendenza su un piatto d’argento e non saremo stati noi a conquistarla, continueremo ad essere quello che siamo sempre stati fin’ora: dei servi litigiosi disuniti su tutto persino sul modo di essere disuniti.

    Mia nonna diceva meglio un pezzo di pane a casa tua che una bistecca a casa di uno straniero

 

 
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