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bustianu
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AGLI ORGANI DI INFORMAZIONE
COMUNICATO STAMPA
QUALE STATUTO PER LA SARDEGNA CAPOFILA ANTIDEVOLUTION
Siamo curiosi di sapere quali sono le forti motivazioni che hanno spinto il Consiglio Regionale ad approvare la delibera che chiede un referendum per abrogare la riforma della parte II della costituzione italiana, nota come devolution, e a rimandare al mittente il trasferimento di competenze, dallo stato alle regioni, che tale riforma ha comportato.
La sanità, la polizia e nientemeno che l’istruzione sono state trasferite alle regioni, tutte competenze che potevano essere alla base delle rivendicazioni da proporre nel nuovo statuto che la regione sarda si propone di far riscrivere alla istituenda consulta.
A differenza dei baschi e dei catalani che per avere le stesse competenze hanno dovuto scontrarsi, non sempre in modo pacifico, con lo stato spagnolo, la classe politica sarda italianista ed in parte anche forza parista si è affrettata, bruciando tutti nella partenza, a qualificarsi come suddita fedele dello stato e difensore dell’unicità della nazione italiana.
Con quella riforma i sardi hanno la possibilità di adeguare i programmi scolastici alla loro cultura, alla loro storia ed alla loro diversa civiltà, di istituire corpi di polizia diversi da “sa zustissa”, di creare un modello nuovo di sanità, ma non lo potranno fare perché saranno impecorati e chiamati a farsi del male per difendere il centralismo di destra e di sinistra di una classe politica che basa i suoi privilegi nel tenere le mandrie sarde nel recinto italiano.
Quale nuovo statuto verrà dato alla Sardegna, da una consulta nominata da quello stesso consiglio regionale che quasi all’unanimità ha deliberato di rigettare invece che chiedere nuovi poteri ?.
Si riuscirà a conservare almeno i poteri previsti dall’attuale statuto?.
Mi permetto di dubitarne !.
A questo punto credo sia inutile cercare di far capire ai consultori che oltre che maggiori poteri lo statuto, carta de suverania, dovrà contenere alcuni concetti fondamentali;
· Il riconoscimento ufficiale della Nazione Sarda e del suo diritto all’autodeterminazione.
· La temporaneità storica dell’appartenenza allo stato italiano.
· La costrizione all’appartenenza allo stato italiano derivata da conquiste e repressioni ( come riportato nell’approvata Mozione di Sovranità del Popolo Sardo approvata dal consiglio regionale il 27 settembre 1998)
· La volontà di entrare in Europa con una propria soggettività politica.
Senza inventare niente di nuovo ma semplicemente con un copia incolla di quanto già deliberato dal consiglio regionale ( Mozione di Sovranità, Legge sulla Bandiera, Istituzione Die de sa Sardigna, legge sulla Denuclarizzazione e legge 26) il nuovo statuto potrebbe iniziare in questo modo.
La nazione sarda, che, essendo stata privata di una propria statualità con la forza e con il genocidio da successive operazioni colonialiste, si trova oggi, involontariamente, a far parte dello stato italiano, afferma il diritto ad essere padrona del proprio futuro e si dichiara sovrana sulla Sardegna, sulle isole adiacenti, sul suo mare territoriale e sulla relativa piattaforma oceanica.
Solo così i sardi consultori saranno all’altezza del loro compito, solo così saranno coprotagonisti nel tentativo che stanno portando avanti Baschi e Catalani per costruire una nuova soggettività politica che nascendo dal depotenziando degli stati-nazione e dal conseguente potenziando delle nazioni senza stato porti alla nascita di un’Europa dei popoli e non degli stati e dei capitali.
Nugoro 09/02/2006 BUSTIANU CUMPOSTU Coordinadore Nazionale