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10.02.2006
Soldi alla Lega da Fiorani? Maroni: «Non mi risulta»
di red
«Non abbiamo mai ricevuto, per quanto ne so io, un centesimo da nessuno e quindi siamo assolutamente tranquilli». Il ministro leghista Roberto Maroni smentisce le indiscrezioni trapelate su alcuni quotidiani secondo cui la Lega Nord avrebbe ricevuto “favori” dall'ex numero uno di Banca Popolare Gianpiero Fiorani. «Non so di che cosa si tratti di preciso...» mette comunque subito le mani avanti Maroni.
Ma cosa dicono queste indiscrezioni? Dicono che Fiorani (arrestato per associazione a delinquere e ora in carcere a San Vittore) ha deciso di raccontare ai magistrati i dettagli dei rapporti fra la Bpi e esponenti politici di primo piano del centrodestra. E cioè di aver prestato soldi «in modo disinvolto» per assicurasi il sostegno all'ex Governatore della Banca d'Italia Antonio Fazio. E, sempre secondo le indiscrezioni, Fiorani avrebbe chiamato in causa in particolare il ministro delle riforme Roberto Calderoli (Lega) e il suo “vice” Aldo Brancher (Forza Italia) e avrebbe aggiunto: «Salvammo la banca Credieuronord per ingraziarci la Lega».


Fiorani non ha salvato la Credieuronord di sicuro , la bpi ha rilevato due sportelle bancari e relativi conti correnti, ma per i soci della credieuronord niente ,io sono un socio sono sotto del 96% del capitale versato (non ho scritto investito) più spese notarili ,vorrei solo che si smettesse di dire che ha SALVATO perchè ha salvato niente siamo in attesa di sapere i nomi dei colpevoli che hanno fatto fuori i soldi.
Saluti Andrea


I nomi li troverai sulle prossime shede elettorali...


Non solo finanziamenti e prestiti di favore dalla Bpi ai parlamentari
Tra i nomi fatti dall'ex manager quello del leghista Giorgetti
Fiorani pagava i politici in contanti
"Serviva per difendere Fazio"
di LUCA FAZZO e FERRUCCIO SANSA
MILANO - Non ci sono solo i prestiti di favore, i finanziamenti senza garanzie ai politici, alle loro mogli e alle loro fidanzate nelle ammissioni che Gianpiero Fiorani sta compiendo sui suoi rapporti con il mondo dei partiti (specialmente di centrodestra). Negli interrogatori con cui, a partire dalla metà di gennaio, l'ex presidente della Banca Popolare Italiana ha offerto ai pm la sua verità su questo filone c'è anche il racconto di somme in contanti, di mazzette consegnate brevi manu a più di un parlamentare. Tra i destinatari delle tangenti in contanti ci sarebbe, tra gli altri, Giancarlo Giorgetti, segretario lombardo della Lega Nord, che nelle fasi della malattia di Umberto Bossi è divenuto una sorta di alter ego del Senatùr.
Tutto, o quasi tutto, avveniva nell'ambito della strategia di alleanze descritta dettagliatamente da Fiorani agli inquirenti: "Decidemmo di pagare quei signori - ha detto in sostanza il detenuto di San Vittore - perché ci serviva il loro appoggio per difendere Antonio Fazio. Il governatore della Banca d'Italia era sotto tiro e per noi era essenziale che restasse al suo posto e nei suoi poteri".
Perché alle ambizioni di Fiorani fosse tanto essenziale l'appoggio di Fazio, le carte dell'inchiesta lo hanno già raccontato in lungo e in largo. Quello che finora non avevano raccontato è la concretezza tutta padana con cui Fiorani conquistò l'appoggio dei partiti, in particolare della Lega Nord che mutò di 180 gradi la sua linea nei confronti di Fazio: a botte di quattrini. L'esborso più consistente, racconta Fiorani, fu quello per salvare Credieuronord, la banca leghista assorbita dalla Bpi quando era sull'orlo della bancarotta.
"A noi di rilevare Credieuronord non importava assolutamente nulla", ha spiegato Fiorani: l'operazione era merce di scambio con la Lega per il suo sostegno al numero uno di Bankitalia. Fiorani pagò alla Lega quasi 3 milioni di euro per l'avviamento di Credieuronord: un avviamento che consisteva in un'unica agenzia a Milano, un negozio finanziario a Gandino, nel bergamasco, una esattoria a Erbusco, in provincia di Brescia, e in una filiale non ancora aperta a Treviso.
Su un punto Fiorani è stato chiaro: non ha mai parlato di avere ricevuto pressioni nemmeno velate da Antonio Fazio perché finanziasse gli esponenti della Lega o di Forza Italia. Ma è un dato che non ha stupito gli inquirenti. Un po' perché richieste esplicite non facevano parte dello stile dell'ex governatore di Banca d'Italia. Un po' perché, secondo i pm, Fiorani sapeva bene quali strade erano necessarie per sostenere Fazio. E sostenendo Fazio, nei fatti, sosteneva se stesso.
E ora, cosa accadrà? Il primo passaggio, per i pm, è quello di trovare un riscontro alle dichiarazioni di Fiorani: che in genere non vengono prese proprio per oro colato (e anche questo è uno dei motivi per cui Fiorani non esce da San Vittore, dove è chiuso ormai da due mesi). Per alcuni politici il riscontro è documentale: sono quelli come Aldo Brancher, di Forza Italia, sottosegretario alle Riforme, o il ministro leghista Roberto Calderoli, per cui esistevano pratiche nominative nelle carte della Popolare. Più complesso trovare dei riscontri ai pagamenti che Fiorani sostiene di avere fatto in contanti.
Gli inquirenti hanno in mano un dato eloquente: nell'ultima denuncia firmata dai legali della Bpi contro l'ex presidente si legge che Fiorani ricevette in contanti denaro per un milione e mezzo di euro da Attilio Savaré, dirigente amministrativo della banca. Potrebbe essere questa la provvista da cui Fiorani attingeva per i suoi regali ai politici.
Di riscontri se ne stanno cercando anche altri, e in molte direzioni. Ma chi ha parlato di recente con i pm ha avuto la sensazione che le fila possano venire tirate presto. Decisamente presto.
(11 febbraio 2006)
Sono articoli molto gravi.MOLTO.
Gradirei l'opinione dei forumisti.


Aggiungo che sto leggendo il Corriere e non trovo riscontri di articoli simili.
Mi auguro che Repubblica sappia bene cosa stia facendo.