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Risultati da 1 a 10 di 21

Discussione: Irlanda

  1. #1
    RibelleSano
    Ospite

    Predefinito Irlanda

    In un periodo in cui, giustamente, si discute sull'islam vorrei ricordare a tutti che non solo la Palestina e altre terre straniere combattono contro l'invasore ma c'é ancora chi in Europa non é libera. E non mi sto riferendo tanto alle basi USA (che anche quelle sono d'occupazione) ma piuttosto all'Irlanda.

    Avete per caso notizie provenienti da questa bellissima terra?

    Irlanda libera!

    •   Alt 

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  2. #2
    RibelleSano
    Ospite

    Predefinito

    Ho quattro verdi campi
    uno di essi é in schiavitù
    in mani straniere
    che hanno tentato di portarmelo via.
    Ma i miei figli han
    fagli coraggiosi
    come lo erano i loro padri
    il mio quarto campo rifiorirà.

    Bobby Sands

  3. #3
    Runes
    Ospite

    Predefinito

    Irlanda Libera!

  4. #4
    RibelleSano
    Ospite

    Predefinito

    Il 5 maggio 1981 muore in carcere Bobby Sands.
    Lui ed altri coraggiosi militanti repubblicani si lasciano morire di fame per protestare contro la repressione inglese.
    Ultimo atto della loro lotta per l'indipendenza irlandese.
    Anche lui é figlio prezioso di questa infelice terra d'Irlanda.
    Una terra che col sacrificio dei suoi uomini e donne migliori sta cercando di affrancarsi da secoli di oppressione.
    I suoi scritti dal carcere sono una testimonianza di come "poter essere uomini, anche quando più forte é la mano di chi vuol toglierti la dignità di esserlo".
    Oggi come allora le vicende della sua vita sono un monito.

    Il suo sacrificio é un esempio.

  5. #5
    RibelleSano
    Ospite

    Predefinito

    Se ci colpite in prigione o ci uccidete, fuori dalle nostre tombe, noi evocheremo uno spirito che vi perseguiterà. E che potrebbe dar vita ad una forza che vi distruggerà. Noi vi sfidiamo! Fate pure il male che volete.

    James Connoly

  6. #6
    Cattolico Tradizionalista
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    Località
    Provincia di Lecce - Il mondialismo è una statua di cera, Lady U$A non mi farò mai ammagliare dalla tua bandiera
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    Irlanda libera e cattolica!!!
    Se un uomo non è disposto a correre qualche rischio per le sue idee, o le sue idee non valgono nulla o non vale niente lui.

  7. #7
    RibelleSano
    Ospite

    Predefinito

    Non coloro che sanno infliggere di più,
    ma coloro che sanno soffrire di più
    saranno alla fine i vincitori.

    Terence MacSwiney,
    Patriota irlandese, Sindaco di Cork (Ulster)
    deceduto dopo 74 giorni di scipero della fame
    nel carcere londinese di Brixton, 1916

  8. #8
    RibelleSano
    Ospite

    Predefinito

    Onore a chi lo sciopero della fame lo ha fatto seriamente e c'é pure morto... Non come alcuni nostri politici che lo fanno per finta

  9. #9
    RibelleSano
    Ospite

    Predefinito

    In questo momento sto ascoltando la colonna sonora di Braveheart e mi é venuto in mente che anche la Scozia capitanata dal suo condottiero Sir William Wallace combatté per la sua libertà dall'oppressore inglese.

    Not for glory, nor riches, nor honour
    But only for that LIBERTY

    "We are not here to sue for peace but to fight for the freedom of our country"
    Wallace at Stirling Bridge

  10. #10
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    Bobby Sands
    di Giovanni Impellizzeri

    5 maggio 1981: precisamente 160 anni dopo la morte di Napoleone Bonaparte nell’isola-prigione di S. Elena, un altro uomo muore in un altro carcere, sotto il braccio dello stesso regime che, come per l’imperatore di Francia, lo ha rinchiuso buttando via la chiave. L’emozione di tutto il mondo per il trapasso del Bonaparte fu enorme, poeti, intellettuali e ammiratori parteciparono commossi alla notizia (in Italia uno per tutti: Alessandro Manzoni). L’uomo che muore 160 anni dopo si chiama Bobby Sands e anche alla notizia della sua tragica dipartita il cordoglio è fortissimo e proviene da tutto il mondo: USA, Francia, Polonia, Portogallo, Grecia, Germania Occidentale, Belgio, Olanda e naturalmente Italia, dove il Presidente del Senato inviò un messaggio di condoglianze alla famiglia e a Milano 50.000 persone sfilarono per protesta contro le condizioni carcerarie inumane e l’insensibilità delle istituzioni inglesi. Come per Napoleone, anche i carcerieri di Sands sono britannici. La nazione che l’ha rinchiuso è la stessa. Ma chi è Bobby Sands? Perché finisce in carcere? E soprattutto perché morirà in prigione? Di certo non ha conquistato mezzo mondo e tenuto in scacco le coalizioni europee per un ventennio scatenando decine di guerre in giro per l’orbe terracqueo. Bobby è un ragazzo irlandese di 27 anni, e in quanto fiero e indomito patriota irlandese finisce rinchiuso nel carcere speciale di Long Kesh, dove dopo 66 giorni di sciopero della fame muore tra atroci sofferenze diventando il simbolo della protesta dei cattolici irlandesi in secolare lotta contro gli occupanti inglesi protestanti. La sua autobiografia, “Un giorno della mia vita”, è un libro di grande successo mondiale, oltre che una toccante vicenda umana e una illuminante analisi storico-politica sull’Ulster. Nasce nel 1954 nel quartiere di Rathcoole, a nord di Belfast, in un quartiere misto a maggioranza protestante. La sua famiglia ha il grave torto di essere cattolica, e nell’Irlanda del nord ciò è più che sufficiente per essere uomini di serie B. La famiglia Sands, come moltissime altre, subisce intimidazioni di ogni tipo, violenze e soprusi, fino ad arrivare a doversi trasferirsi lontano dai quartieri protestanti e filobritannici, alla larga dagli Orangisti interpreti di un protestantesimo acceso e integralista, ferocemente anticattolico, eredi di coloro che nel 1690 appoggiarono il re protestante contro il sovrano cattolico Giacomo II e i suoi sostenitori irlandesi. L’occupazione Britannica del suolo d’Irlanda ha cagionato secoli di scontri esiziali e oggi, dopo la liberazione quasi totale dell’isola verde promossa da Micheal Collins, la situazione rimane pesentemente drammatica per il territorio dell’Ulster, ancora sottoposto all’autorità di Londra. Non si tratta di una occupazione in stile coloniale, da cui perfino Londra dopo secoli si è emendata, ma di un dominio fazioso a senso unico, che consente di vivere liberi solo ai correligionari della corona d’Inghilterra, riservando una vile persecuzione per chi appartiene al credo cattolico. Si parla senza mezzi termini di una vera e propria guerra civile, con odio che si respira alacremente e si può toccare con mano ogni giorno nelle strade, con continui scontri e violenze che non accennano a fermarsi. I bambini per andare e tornare da scuola necessitano della scorta armata, le rispettive manifestazioni si svolgono in un clima da guerriglia, con camion che innalzano pareti mobili di metallo blindato, sufficiente a proteggere i cortei non solo da pietre e molotov, ma dalle armi da fuoco. L’apice della follia si raggiungerà nel 1972 quando i soldati britannici aprirono inspiegabilmente il fuoco sulla folla che manifestava pacificamente a Londonderry uccidendo 13 persone. Alla “sunday bloody sunday” l’I.R.A. rispondera’ con una lunga serie di sanguinosi attentati in territorio inglese.

    E’ evidente che un popolo fiero e guerriero come quello irlandese non accetti questa ignobile sottomissione, questa bassa discriminazione per la propria confessione religiosa, per cui violenze e assalti avvengono da entrambe le parti; la differenza è che da un lato i protestanti, per lo più coloni inglesi, sono militarmente appoggiati dall’esercito, mentre dall’altro lato la penuria di mezzi si avverte facilmente. Proprio per sopperire a questa evidente disparità i patrioti irlandesi impegnati nella lotta di liberazione del loro paese hanno formato un partito politico, il Sinn Fein (noi da soli), supportato dalla ben più nota formazione dell’I.R.A. (Irish Republican Army), la milizia volontaria meglio organizzata ed armata del mondo, che si compone di differenti anime, tra cui le maggioritaria Ala Provisional, di ispirazione socialista moderata, e la più numericamente contenuta Ala Official, filomarxista. Come milizia volontaria, l’I.R.A. ha sempre covato il difetto di unire alle sacrosante finalità di difesa sociale da soprusi, attentati e aggressioni una efficientissima ala terrorista, protagonista di spettacolari attentati dinamitardi come quello che nel 1979 uccise Lord Mountbatten, zio del principe Filippo d’Inghilterra o la bomba del 1983 che fece 5 morti in un hotel di Brighton dove erano in congresso i conservatori inglesi (l’obbiettivo era colpire la Thatcher).

    Bobby Sands dopo l’ennesima minaccia sul posto di lavoro, nel 1972 a soli 18 anni si arruola nei Provos, i giovani volontari dell’Ala Provisional e per lui cominciano i guai: sorpreso armato di pistola conosce la detenzione nei Blocchi H di Long Kesh, quelli dove vengono rinchiusi i prigionieri sospetti di affiliazione all’I.R.A., ma la vicenda non servirà a piegare il suo spirito di combattente per la libertà del suo paese e del suo popolo. Rimesso in libertà, solo sei mesi dopo sarà riarrestato; la vita di patriota e militante prosegue tra grossi problemi finchè non sarà condannato sulla base di prove tutt’altro che certe a 15 anni di detenzione; da Long Kesh uscirà solo cadavere, orribilmente emaciato per la determinazione nel portare a termine lo sciopero della fame fino alla estrema ineluttabile conclusione della sua esistenza.

    I detenuti nordirlandesi chiedevano al governo britannico lo status di prigionieri politici, avanzando la sacrosanta pretesa di essere differenziati, non tanto nel trattamento quanto nello stato di detenzione, dai delinquenti comuni. La dignità di chi lotta per la libertà della propria patria non può essere infangata mischiandola a quella di un rubagalline o uno stupratore. La pratica quotidiana era subire torture di ogni tipo, continui pestaggi e interrogatori sotto violenza, al fine di agevolare la delazione, il pentimento, il cedimento. Dapprima rifiutarono di indossare l’uniforme del carcere come i detenuti comuni: ciò avrebbe significato ai loro occhi ammettere che la sacra lotta per la liberazione della loro terra era criminale; il diniego da parte dell’inflessibile primo ministro del tempo, la Lady di Ferro Margaret Thatcher a concedere condizioni carcerarie più umane non ebbe altro risultato se non inasprire le proteste, articolate in forme sempre più crude: la dirty protest e la no wash protest, secondo cui i prigionieri rifiutavano di lavarsi e di pulire le loro celle dai rifiuti e dagli escrementi, portando all’estremo le già invivibili condizioni di detenzione a Long Kesh. Qualunque sia il reato di un uomo e per quanto il sistema che lo reclude lo odi a morte, non è moralmente accettabile per un paese civile, quale millanta di essere il Regno Unito, annientare la dignità di un essere umano. Non a caso, a parte la ruvida sensibilità e il becero cinismo del governo londinese, le proteste dei detenuti irlandesi sotto l’egida inglese cominciarono a raggiungere le orecchie e i cuori di uomini di tutto il mondo e di tutte le fedi politiche, cori di indignate rimostranze si fecero sempre più forti: la libertà di un popolo e la dignità degli esseri umani sono valori che non appartengono a categorie politiche e nessuno può permettersi di farne un monopolio personale essendo patrimonio di tutti.

    Bobby Sands al tempo del suo secondo e definitivo arresto nel 1977 trova questa situazione. Condivide la cella con il presidente del Sinn Fein Gerry Adams, oggi deputato e con Brendan McFarlane, elemento di spicco della lotta repubblicana e paladino dei diritti dei detenuti. Sands organizza e tiene corsi tra detenuti per la diffusione del gaelico, l’antica lingua del popolo irlandese: i repubblicani ritenevano sensatamente che finchè nelle scuole i loro figli parlavano la lingua e studiavano la storia dei loro colonizzatori, non si sarebbero mai emendati dal loro giogo. Senza contare che mantenere viva la propria identità, la propria cultura e tradizione è l’unica strada per essere e rimanere uomini liberi, donando al cuore e allo spirito valori che nessun carcere potrà mai togliere.

    Il governo inglese bleffa, finge di accordare benefici ai prigionieri irlandesi per stroncare uno sciopero della fame condotto dal loro stimato comandante Brendan Hughes insieme ad altri sette compagni. Più si susseguono le delusioni, i pestaggi e le torture, più si rinsalda nel fiero animo di Bobby il suo spirito libertario e la sua determinazione a non mollare, convinto, come può esserlo solo chi ama davvero la propria terra, che la libertà e l’indipendenza della propria nazione e del proprio popolo siano valori supremi, più alti della propria stessa vita.

    E’ in questo momento che maturerà la decisione di praticare con decisione lo sciopero della fame, deciso ad ottenere risultati per la sua gente o a proseguire fino a morirne. Il primo di marzo del 1981 comincerà a rifiutare il cibo sospendento la dirty protest per concentrarsi su questa estrema forma di disperata protesta; il 23 marzo viene ricoverato nell’ospedale della prigione, mentre il rifiuto a rilasciare qualsiasi concessione diventa il leit motiv della Thatcher, accusata di spietatezza da tutto il mondo. Bobby Sands ha solo 27 anni e sta morendo in un modo orribile, con una interminabile agonia, al solo fine di attirare l’attenzione e la sensibilità sul dramma del suo popolo. Il 9 aprile si svolgono le elezioni supplettive per l’assegnazione di un seggio parlamentare rimasto vacante e i dirigenti di Sinn Fein decidono di candidare Sands, che era già da tempo uno dei simboli più amati della lotta repubblicana per l’indipendenza: ottenne 30.492 voti superando il candidato unionista Harry West di 1500 voti: nel 40° giorno di sciopero della fame riusci a farsi eleggere al parlamento di Westminster, dopo una infuocata campagna elettorale macchiata da tensioni e violenze. Lo sdegno e le pressioni rivolte alla Thatcher per la condizione di un rappresentante della nazione e membro della camera naturalmente andarono a infrangersi contro un cuore di granito e una miopia politica degna di una tribù primitiva.

    Il progressivo aggravarsi delle condizioni fisiche di Bobby fecero moltiplicare esponenzialmente gli interventi nel tentativo di farlo desistere dal suo proposito drammatico: anche il pontefice cercherà di intercedere senza successo per la vita del ribelle irlandese; successivamente al funerale, benché tecnicamente si trattasse di un suicidio, la chiesa acconsentì senza problemi e il Papa inviò una grossa croce d’oro con cui Bobby sarà sepolto.

    Il tragico epilogo si concretizza agli inizi di maggio: il 3 entrerà in coma e si spegnerà nell’ospedale della prigione di Long kesh all’1 e 17 minuti del giorno 5, dopo 66 giorni di digiuno assoluto.

    Il superamento della violenza nell’Ulster è purtroppo ancora lontano, ma la morte di Bobby Sands ha dato una scossa profonda alla situazione: c’è da augurarsi un meditato e pacifico superamento delle contrapposizioni tra cattolici e protestanti, ma una vera pacificazione tra anime così lacerate potrà avvenire solo qualora l’Irlanda intera ritorni ad essere libera e sovrana. Sono certamente fondate le paure di chi, nel caso di un ritiro delle forze armate britanniche, teme che le sorti dei protestanti nordirlandesi e quelle dei cattolici si invertano, con violenze perpetrate nello stesso crudele principio della contrapposizione religiosa, ma è evidente che le attuali tensioni sono originate da una occupazione militare la cui faziosità è esuberante.

    La struggente vicenda umana di Bobby Sands, il suo esempio di martirio, di disinteressato e profondamente altruista amore per la libertà e per la patria, la sua stoica determinazione e forza di volontà encomiabile né hanno fatto non solo l’eroe della causa nordirlandese, ma un mito per ogni uomo che lotti per la propria libertà, un esempio per ogni popolo che lotti per la propria autodeterminazione contro uno straniero oppressore in casa propria. Onore a Bobby Sands!!!

    da
    http://metadestra.altervista.org

 

 
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