Tratte dal libro Carlo Antonio Gastaldi operiaio brigante dei Borboni, di Gustavo Buratti, pp. 70-73:
Canzonetta
Non temo perigli
Non curo ritorte
Protegge, mia sorte
II Dio di bontà
Un cenno di lui
fa il ciel sereno
II cor nel seno
Più duol non ha
La santa sua legge
Se Fuom rispetta
Nel ciel gli spetta
Eterno piacer
Se Dio è si buono
Fedele e potente
Non temo più niente
Ho lieto il pensier
Pieno d'amor di grazie
Vi salvi Dio Maria
Tuo il Signor tra vergini
Si benedetto e pia
Ed il profetato frutto
nel seno tuo congetto
Ognor sia benedetto
Per nome del Signor
0 santa e pura vergine
Madre di Dio madre per noi
Prega e sorreggi i miseri
Afflitti figli tuoi
Prega deh prega prega
E più nell'ora perenne
Della morente vita
con la tua celeste vita
Conforti il peccator.

«Canzonetta» inedita scritta dì pugno del Romano, trovata sul suo corpo dopo l'uccisione da parte del sergente Cantù allo scontro di Vallata (6 gennaio 1863). Il Romano lasciò anche un'autobiografia, «Le mie disgrazie», che il signor Nicola Bitetti, di Gioia del Colle, ha avuto in visione per la redazione del suo romanzo storico sul personaggio.

Due canzoni sui (o dei?) briganti


Sull'aspro monte, dentro la foresta
la mente fissa alla casa lontana,
nell'ultima battaglia saldo resta,
alla patria fedele il brigante.
Là dei suoi cari la voce non ode,
là piange la civetta
ed urla il vento a cercare
il suo bimbo e la sua sposa,
l'occhio bramoso volge inutilmente.
Egli rimane fino alla morte
fedele a re Francesco ed alla patria,
non ha riparo e se la dura sorte cader lo fa,
dell'avvoltoio preda.
Uomini ch'egli non offese mai,
uomini ch'egli mai veduti aveva,
contendono con armi insanguinate
l'ultimo lembo della patria al brigante.
Ora lo portano legato
davanti al ciglio della fossa:
Morire devi con vergogna da brigante senza onor!
Morire devo con vergogna?
Ma la vergogna cade su voi!
Io vado fiero e con coraggio verso la patria del Signor!
Me la rido dei vostri sguardi
pieni di scherno e di ferocia,
l'occhio mio scorge le montagne
dove spesso v'ho fatti scappar!
Or dico addio ad ogni luogo
dove libero un dì vivevo.




Benedico ogni pallottola
che ho centrato nei vostri cuor!
E benedico te, mia terra,
che tra poco mi abbraccerai,
te benedico, terra patria,
che di sangue rosseggi ancori
Addio, popolo del dolore,
per il quale fedele ho lottato,
nella tomba porto l'amore
che il mio cuore ha nutrito per te.
Quattro spari hanno echeggiato,
ai suoi monti, per l'ultima volta,
con la mano insanguinata
fa un saluto il brigante che muor.



Queste due canzoni sui (o anche dei?) briganti pugliesi che mi sono state trasmesse dal Sig. Pirro di Bari nel 1969, hanno un certo interesse come testimonianza di una poetica prò briganti, anche se sono con ogni probabilità di origine colta.
A. Lucarelli (pp. 85-86) riferisce che nei combattimenti la banda Romano inalberava una bandiera bianca ed intonava l'inno borbonico; un'altra canzone di guerra, di cui egli ha rinvenuto soltanto il primo verso, cominciava con queste parole: Viva viva don Errico La Morte; era una ballata che glorificava le gesta del comandante.

Io ho citato le fonti da cui ho attinto, che a loro vlt rimandano ad alti studiosi, avvolte si parla prorpio di documenti originali...
X chi voglia ribattere faccia altrettanto, nn mi va di perdere tempo con chi ha i DOGMA massonici da difendere.

Ringraziate la magnaminità di Federico II "stupor mundi" !