Il tubero scoperto sotto le nevi del Terminillo a 1300 m d'altezza
L'ultimo ritrovamento record avvenne in Toscana e risale al 1954
Rieti, trovato un tartufo da 9 chili
"Forse geneticamente modificato"
Gli esami saranno eseguiti al Cnr di Perugia: i risultati in 4 giorni
IL PICCOLO paese di Cantalice, nella provincia di Rieti, rischia di vedersi invaso dai cercatori di tartufo. La trasformazione dei suoi boschi di faggio in una sorta di area mitologica potrebbe avvenire dopo che sotto le nevi del Terminillo è stato scoperto un tartufo commestibile del peso di ben 9 chilogrammi. L'annuncio del ritrovamento è stato fatto, con voce rotta sia dall'emozione che dalla faticosa scarpinata in montagna, dal presidente dei Tartuficoltori europei Domenico Bigioni. Il tubero scoperto, però, potrebbe essere frutto di una modificazione genetica, visto che mai prima d'ora si era avuta notizia di un tartufo di queste dimensioni.
"Stiamo pensando a una mutazione genetica - spiega Domenico Bigioni - per via delle sue straordinarie dimensioni. Basta pensare che il tartufo italiano più grande, trovato in Toscana nel 1954, pesava 2 chili e 200 grammi". Il tubero è stato portato a Perugia dove sarà analizzato presso l'Istituto di ricerche genetiche del Consiglio nazionale delle ricerche per valutare eventuali modificazioni. "I primi esami al microscopio - afferma Bigioni - sono già stati effettuati oggi, ma nel giro di quattro giorni avremo anche i risultati delle analisi molecolari".
Oltre alle eccezionali dimensioni, ci sono anche altri motivi che spingono gli esperti a effettuare degli accertamenti sulla natura del tartufo. "Oggi c'è la tendenza a fare un esame genetico - spiega Domenico Bigioni - perché si sono già verificati casi di mutazioni. Spesso con i tartufi coltivati accade - continua Bigioni - di mettere a dimora una pianta che dovrebbe generare un tartufo e di ritrovarsene un altro diverso".
Gli esperti immaginano dunque già da tempo che un tartufo potesse subire delle mutazioni genetiche. Ma il lavoro attuale servirà loro per stabilire le cause precise di questo fenomeno eccezionale. "Nei prossimi giorni - ha detto ancora Bigioni - faremo delle ricerche anche sulle radici dell'albero che ha prodotto il tartufo ed estenderemo gli esami alla zona circostante".
Il tubero ritrovato a 1300 metri di altezza fa parte delle nove qualità italiane commestibili. "Il suo nome scientifico - afferma Domenico Bigioni - è Tuber Mesentericum, una denominazione che deriva dalla sua somiglianza alla forma dello stomaco. Altra sua caratteristica è la presenza di un foro centrale". Questa particolare qualità cresce abitualmente nei boschi di faggio e, da settembre fino alla fine dell'inverno, ha l'abitudine di svilupparsi sotto la neve. Per questo motivo il suo nome in gergo è "tartufo della neve".
(18 febbraio 2006)
http://www.repubblica.it/2006/b/sezi...i/tarieti.html




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