COMBINATA CON PILLER HA DISEGNATO UN FASCIO LITTORIO SULLA PORTA DELLA CAMERA
Il fondo va a destra:
Checchi alla Di Canio
«Saluto romano sul traguardo se vinco»
12/2/2006
Stefano Mancini
PRAGELATO. Stessa camera, stessa bandiera. Pietro Piller Cottrer e Valerio Checchi dividono spazi e ideologie nello chalet di Pragelato che ospita l'Italfondo. Sulla porta hanno appeso un foglio: il disegno di un fascio littorio, le scritte «camerata Pietro» e «camerata Vittorio». In camera troneggia una sciarpa nera marchiata «boia chi molla». Li divide l'accento: uno è veneto di Pieve di Cadore, l'altro laziale di Subiaco. Per il resto si intendono come fratelli.
Valerio Checchi
Checchi sogna una vittoria alla Di Canio: «Taglio il traguardo per primo facendo il saluto romano». Poi ci ripensa: «Meglio di no, sai che casino succede qui alle Olimpiadi. Pensiamo innanzitutto a vincere». Papà Pierluigi gli dà la carica: «Lascia perdere la tattica. Non me ne frega niente di un ottavo posto». I genitori di Valerio hanno aperto «Casa Subiaco», un villino a trecento metri dall'arrivo della pista di fondo. Sono pronti a celebrare le imprese del pargolo con bucatini all'amatriciana e un abbacchio da primato. «Aspettiamo la visita dei ministri Fini e Alemanno», aggiunge papà Pierluigi. Poi strizza l'occhio: «Quello più di sinistra qui vota An».
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