"I più anziani tra di noi non hanno trent’anni: eppure noi abbiamo già sperperato tesori, mille tesori di forza, di amore, di audacia, di astuzia e di rude volontà; li abbiamo gettati via impazientemente, in furia, senza contare, senza mai esitare, senza riposarci mai, a perdifiato... Guardateci! Non siamo ancora spossati! I nostri cuori non sentono alcuna stanchezza....!
Ve ne stupite? É logico, poiché voi non vi ricordate nemmeno di aver vissuto!
Ritti sulla cima del mondo noi scagliamo, una volta ancora, la nostra sfida alle stelle!"
Filippo Tommaso Marinetti
Tante sono le frasi, gli inni che continuano a portare alla luce, fuori dallo scrigno della memoria, l’eroismo di chi combatté e cadde per difendere e dar gloria ad un’idea che ancora oggi noi ci sforziamo di onorare.
I caduti, coloro che ci precedettero, ci insegnarono strade nuove, ci mostrarono pericolosi sentieri lastricati di sudore, lacrime e sangue, in cui l’amore, l’onore e la fedeltà non erano soltanto luoghi comuni e parole senza significato.
Essi ci affidarono la fiaccola della libertà: la donarono alla gioventù che loro avevano vissuto pericolosamente, pur cercando di imparare da chi prima di loro era caduto. Essi ci spiegarono con le parole e con i fatti che lo spirito supera qualunque peripezia, qualunque ostacolo; e seppur non riesce ad abbatterlo non si arrende, portando nel cuore la scintilla di una fede a cui neanche la morte fisica può togliere l’alito di vita.
Noi non dimentichiamo per questo coloro che caddero nella nobiltà del combattimento e da loro prendiamo esempio: seppur i nemici sono cambiati, difatti, la guerra non è conclusa.
Il nemico non si mette più di fronte a noi, pronto alla battaglia; è diventato più sottile, più astuto: tenta di minare lo spirito, di cui il corpo è soltanto una mera estensione, il braccio più debole.
Contro nemici invisibili oggi combattiamo; per questo la vista deve essere, ancora una volta, quella del cuore e non quella della ragione. Gli uomini sanno essere forti, seppur perseguitati, soltanto se hanno un sogno: non dobbiamo dimenticare che il nostro fu il sogno più grande che anima umana abbia concepito.
I pusillanimi si sono fermati, ma gli audaci continuano a combattere sapendo che “mantenere la propria posizione d’avanguardia”, questa sì, “è cosa da giganti”: che ognuno, in fondo, prima che con i suoi camerati, conduce la lotta in prima persona e da solo, “e con la sua vittoria il mondo cambia”, perché “accanto a coloro la cui viltà è una bestemmia alla vita, vi sono tutti coloro, che li si scorga o meno, i quali salvano il mondo e l’onore del vivere”: fratello, “sorgi quindi risoluto alla battaglia e combatti”!
“...E se l’avvenire dell’albero e il suo progresso verso l’alto sono sopra la terra,
le radici sono sotto la terra.
E ciò significa che l’avvenire è alimentato dal passato.
Guai a coloro che non coltivano il ricordo del passato:
sono gente che seminano non sulla terra ma sul cemento...”
Giovannino Guareschi




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