Parlare della sterminata bellezza dell’arte oggi è per molti anacronistico, ritrovarsi o meglio riscoprirsi fra le pagine di uno scritto, contemplare un quadro appartenenti ad un’epoca lontana dalla nostra è una delle esperienze più “mistiche” che in terra si può attuare; un piccolo miracolo che da sempre , da quando l’uomo è apparso sulla terra, continua a perpetuarsi e che evidenzia come il tempo, il pensiero e l’agire non possono essere rinchiusi in schemi preordinati dal meccanismo massificante della tecnica, che nell’arco di pochi decenni ha immobilizzato concetti come morale, etica, bellezza, espressione massima della coscienza artistica. Il nichilismo è il vero e unico amico del nostro tempo che tende ad omologare cose e persone a modelli precostituiti dall’autorità vigente: il denaro. Necessita un nuovo slancio un modo più efficace per recuperare l’arte (intesa nelle sue molteplici manifestazioni) in quanto rappresenta il principio costitutivo del pensiero e di ogni società che voglia ergersi a costumi civili. Ho un certo rimpianto per artisti romantici come Spengler, Benn, Goethe, Stendhal, che hanno lottato contro lo sviluppo malsano della” nuova identità”: la nascita del progresso-regresso. Non accetto una democrazia egualitaria giacobina e il suo laicismo che ha sbeffeggiato il volto “divino” dell’uomo non riconoscendo alcuna differenza al valore dell’idea e a quello della forma…




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