Sul trotzkismo![]()
Il cachemire protegge bene Ferrando. E' insensibile alla storia.Quando un trotzkista in carne e ossa come Marco Ferrando rimette mano alla ferraglia e spiega quel che non ci sarebbe nemmeno più da spiegare, e cioè che essere trotzkisti significa presupporre l’opportunità della violenza di massa, c’è sempre qualcuno che trasecola. Perché l’immagine del trotzkista è quella del giovanotto barbuto con l’introvabile copia dei «Crimini di Stalin», libro scritto, appunto, da Lev Trotzkji. E per essere stato poi ammazzato da un sicario di Stalin a picconate in testa, Trotzkji divenne semplicemente quello buono. In fondo la grande crisi di coscienza allo scrittore fin lì comunista, Arthur Koestler, era venuta alla vigilia della seconda guerra mondiale. Non soltanto per l’insostenibile patto fra Mosca e Berlino firmato da Vyacheslav Molotov e Joachim von Ribbentrop, ma anche per la carneficina di trotzkisti compiuta dagli stalinisti in Spagna. La stessa carneficina che produsse in George Orwell i sentimenti di ripulsa culminati in «1984».
Non sa quello che dice quando si definisce trotzkista.
(non saprebbe quello che dice neanche se si definisse comunista, per la verità)





