Allora, sto programma.. chi di voi lo ha letto?
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Allora, sto programma.. chi di voi lo ha letto?
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A fool and his money can throw one hell of a party.


pare che nessuno abbia letto sto programma.
povera Fabbrica !
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A fool and his money can throw one hell of a party.


sinistri ?????
che ne pensate del Programma ?
ne vogliamo parlare ?
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A fool and his money can throw one hell of a party.


Originariamente Scritto da maimaria
E Ricolfi finalmente fa chiarezza.
Il contratto con gli italiani è stato mantenuto al 60,5%.
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La politica del lavoro del cdx è stata realizzata al 80,6%.
ma naturalmente per una ignorante in matematica come la "signorina " maimaria questo è solo realizzare una cosa su cinque.
"signorina2, glielo ripeto.
LEI DI ARITMETICA NON CAPISCE UNA EMERITA MAZZA
E SI VADA A RITROVARE NELLA FABBRICA CON I SUOI COMPAGNI A BUTTARE NEL CESSO TUTTO IL PROGRAMMA DEL PRETONE PRODI( ILLY DOCET)


Guarda che l'ho sentito ieri in televisione ad Otto e Mezzo Ricolfi che parlava del 61%.Originariamente Scritto da svicolone


Città più sicure? In 5 anni 700mila reati in più
Le cifre (che il premier non dice) del fallimento del governo sul contrasto alla criminalità
In preoccupante aumento violenze sessuali e rapine.
Il boom delle truffe
16 Febbraio 2006
di Massimo Solani/ Roma
700MILA REATI IN PIÙ
Avevano promesso maggiore sicurezza e ora sono costretti a tenere nascosti i dati che certificano il fallimento. Smentendo di conseguenza gli impegni formato 6x3 con cui avevano tappezzato le città cinque anni fa e i proclami
sparsi a piene mani dagli schermi televisivi in questi giorni. L’ultimo martedì a “Ballarò” con Tremonti che contestava i dati, ufficiali, esposti da Piero Fassino.
Per capire, conviene fare un passo indietro. Di tre settimane. È il 25 gennaio e gli onorevoli Marcella Lucidi e Carlo Leoni (entrambi diessini) rivolgono in commissione un’interrogazione a risposta immediata al ministro dell’Interno Pisanu per sapere «quali siano i dati dei delitti denunciati all’Autorità giudiziaria dalle forze dell’ordine dal 2001 al 2005, divisi per semestre». A rispondere è il sottosegretario Antonio D’Alì che spiega che «gli addetti ai lavori preferiscono basare l’analisi dei fenomeni criminali su dati riferiti a periodi pluriennali». Una perifrasi per dire che no, il Viminale non intende in nessun modo divulgare dati che istituti di indagine statistica (come l’Istat) raccolgono ogni anno. Vorrà mica dire, viene da pensare seguendo la logica del sottosgretario all’Interno D’Alì, che all’Istat non ci siano «addetti ai lavori»?
La risposta è molto più semplice e nasconde un malizioso tentativo di camuffare la realtà. Per nascondere infatti l’aumento dei reati, al ministero dell’Interno preferiscono spalmare su un quadriennio i termini di paragone. Spiegamoci meglio: anziché confrontare dati relativi ad ogni singolo anno, il Viminale preferisce sommare i numeri del quadriennio e paragonarli con quelli (totali) del quadriennio precedente. Ma i numeri, non ingannano. Dopo un biennio (‘96/‘97) con cifre piuttosto allarmanti, a partire dal 1998 in Italia si è consolidato un trend di diminuzione del numero dei reati durato fino al 2001 quando si è assestato (fonte relazione annuale sulla sicurezza ripresa dall’Istat) a quota 2.163.826. Passano 12 mesi e l’Istituto di statistica certifica che per il 2002 quella somma sale fino a 2.231.550 (+67.724). Nel 2003 la vera esplosione del problema: rispetto all’anno precedente, sempre secondo l’Istat, il totale dei reati denunciati all’autorità giudiziaria fu di 2.456.887, 225.337 in più rispetto all’anno precedente. Addirittura 293.061 reati in più in due anni. Fin qua l’Istat. Per il 2004, invece, è il Censis a segnalare una leggera inversione di tendenza e quantifica in 2.415.023 il totale dei reati compiuti, con una diminuzione dell’1,7% rispetto all’anno precedente. Una svolta? Difficile dirlo, visto che dal Viminale i dati sul 2005 non filtrano in nessun modo e visto che è ancora troppo presto per le rilevazioni degli istituti. Un dato però c’è, ed è un dato certificato da una fonte autorevole come Nicola Marvulli, primo presidente della Corte di Cassazione, che lo scorso 27 gennaio in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario, ha quantificato i reati denunciati nel 2005 in 2.855.372. Basta allora una calcolatrice e un attimo di pazienza per mettere a confronto questo dato con quello del 2001 per accorgersi che il numero dei reati compiuti in Italia in un anno, nel lasso di tempo che va dal 2001 al 2005, è aumentato di 691.546 unità.
Andando poi a ragionare sulle tipologie dei delitti (vedi tabella a fianco) ci si accorge che fra il 2001 e il 2003 in Italia sono aumentate le violenze sessuali (da 2.447 a a 2.744) e le rapine (da 38.056 a 41.747) mentre sono diminuiti i sequestri di persona (da 1.253 a 1.166) e gli episodi di contrabbando (da 3.416 a 1.653). Vero boom, invece, per le rapine (da 38.056 a 41.747) e soprattutto per le truffe che da quota 38.934 del 2001 sono letteralmente schizzate al cielo fino alle 187.858 del 2003. Aumenti registrati anche dall’Istituto Cattaneo che nel 2005 ha duramente polemizzato con le cifre diffuse dal presidente del Consiglio Berlusconi segnalando un notevole aumento degli omicidi (+10,3% nel 2003 rispetto al 2002), delle rapine (+14,2% nel 2002 rispetto al 2001) e delle rapine in villa che, secondo Marzio Barbagli capo del comitato scientifico dell’Istituto, nel 2004 sono cresciute del 10-15% rispetto al 2003.
«Dal governo operazioni di facciata»
di Massimo Filipponi / Roma
Claudio Giardullo, cinque anni fa, di questi tempi, si vedevano numerosi cartelloni con la scritta “città più sicure”. I dati di oggi parlano di un aumento dei reati.
Che cosa è successo?
«Potremmo dire che questo governo, invece di “città più sicure”, ha realizzato un altro slogan: “italiani più insicuri”. Anche su questo versante il fallimento è stato totale. Lo dicono i sondaggi e gli istituti di ricerca. Il Censis, ad esempio, ha rilevato che è aumentata la spesa per la difesa privata e questo accade perché il cittadino si sente sempre più insicuro. La verità è che questo esecutivo ha sfornato solo leggi-manifesto».
Ricordiamole: il “poliziotto di quartiere”, la “Bossi-Fini”, la “legittima difesa”...
«Ma io non dimenticherei l’ex Cirielli, quella sulla droga che alimenta lo scontro ideologico sul tema e punta solo sulla repressione, la devolution che ha frantumato le politiche della sicurezza... Il governo si è mosso per “rassicurare” il cittadino, per “blindarlo”. Pensate alla Bossi-Fini, una legge che non aiuta le forze di polizia e che sta divorando enormi risorse che vengono sottratte alle attività di prevenzione e repressione dei reati. Una legge inefficace e iniqua».
Sono stati spesi molti proclami e investiti pochi denari...
«Il governo ha sostituito l’azione di contrasto con la sua propaganda. E qui sta la prima ragione del più inaspettato tra i fallimenti dell’esecutivo, cioè proprio quello sul versante delle politiche di sicurezza. Nulla è stato fatto per contrastare effettivamente il crimine. Anzi... In una fase delicata come questa, caratterizzata dall’allarme terrorismo e da una crescente emergenza causata dalla criminalità organizzata (penso alla camorra, alla ‘ndrangheta... ), il governo che fa? Interviene sì ma per ridurre le risorse a disposizione delle forze di polizia: mancano i fondi per le missioni, per lo straordinario, per l’equipaggiamento, per il carburante e persino per le riparazione dei mezzi».
Poco più di un mese fa Berlusconi, intervenendo alla cerimonia di presentazione del potenziamento di poliziotti e carabinieri di quartiere, disse che “i crimini si sono ridotti notevolmente” e che i commenti dei cittadini erano tutti positivi. Pisanu affermò anche che “l’azione di poliziotti e carabinieri di quartiere produce risultati completi”...
«Soltanto un’operazione di facciata. L’uso del poliziotto di quartiere può essere uno strumento efficace solo a condizione che non lo si trovi soltanto nel centro storico delle città e, soprattutto che si affianchi e non si sostituisca alle attività di contrasto. Ma questa non è l’unica propaganda. Con operazioni come “alto impatto” e “vie libere” si è cercato un improbabile effetto rassicurazione, senza lasciare nel territorio alcuno strumento permanente di difesa».
In ordine di tempo l’ultima produzione è la legge sulla legittima difesa....
«È pessima perché spinge il cittadino ad armarsi. Il che non porta ad una maggiore sicurezza ma ad un maggiore livello di violenza nella società, come l’esperienza statunitense ha ampiamente dimostrato».
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