Il tecnico Ceccanti: il vantaggio dell’Unione tra 3 e 25 eletti D’Onofrio: ipotesi seria ma attenti al ruolo delle liste locali
MILANO — «Gli strateghi del centrodestra» hanno inventato una legge elettorale che renderà difficile la governabilità al centrosinistra, ma anche un sistema con il quale «il centrodestra non potrà vincere in seggi al Senato». Èil paradosso segnalato sul Riformista dal costituzionalista Stefano Ceccanti, che considera «una leggenda metropolitana» l’ipotesi di un pareggio, ovvero di una vittoria dell’Unione alla Camera e di una sconfitta a Palazzo Madama.
Ma questa legge apre scenari inediti e così controversi da costringere le coalizioni a correre ai ripari per evitare débacle impreviste. Tanto che ieri Romano Prodi è tornato a rilanciare con forza l’ipotesi di liste civiche «acchiappavoti» e questa volta anche il segretario ds Piero Fassino si sarebbe detto disponibile.
Contrario Rutelli, perché il suo rischia più degli altri una piccola emorragia di voti.
Tanta è la contrarietà nella Margherita che qualcuno sarebbe arrivato a minacciare l’uscita dall’alleanza nel caso di varo delle liste.
Che i giochi non siano ancora fatti, lo sostiene anche l’ex saggio di Lorenzago,
Francesco D’Onofrio: «Al Senato potrebbero esserci grosse sorprese. Finora le liste territoriali e federaliste sono ingiustamente sottovalutate ».
Secondo Ceccanti chiunque vincerà alla Camera, grazie al premio di maggioranza avrà 340 seggi che—aggiunti a sei su dodici dei collegi esteri — porterà a un totale di 346, ovvero 31 in più della maggioranza. Quanto basta per stare tranquilli. Al Senato la nuova legge proporzionale prevede un premio di maggioranza su base regionale e Berlusconi da giorni allude a un sorpasso.
Il costituzionalista invece ad assegnare 170 seggi all’Unione, 12 sopra la maggioranza. Ma anche nel caso di sconfitta nelle quattro regioni incerte — Piemonte, Friuli, Lazio e Puglia— la maggioranza resterà al centrosinistra.
Il punto è come. Perché la differenza rischia di essere di un pugno di voti, ponendo così un grave problema di governabilità. Per quanto, spiega ancora Ceccanti, bisognerà tener conto dei senatori a vita, tutti vicini al centrosinistra o indipendenti. Inoltre al Senato le piccole formazioni non concentrate territorialmente avranno vita dura e quindi la maggioranza dei seggi andrà a Ds e Margherita, garantendo una maggiore omogeneità della coalizione.
Francesco D’Onofrio apprezza l’analisi di Ceccanti: «È un collega serio e le sue riflessioni sono in gran parte ragionevoli e condivisibili. Però non tiene conto di un fattore importante: il voto degli italiani». Perché, spiega D’Onofrio, non si può ragionare al Senato con la «vecchia logica degli schieramenti nazionali».
Rischiano di «esplodere le nuove realtà locali e federaliste, vedi Lega-Lombardo, che tra l’altro sono più affini al centrodestra: la logica del territorio è da corpo intermedio, liberale e non socialista». Insomma, potrà anche essere vero che la Cdl andrà sotto al Senato, ma i «masaniello » locali potrebbero ribaltare la situazione: «Se in Campania o in Basilicata dilagasse il ribellismo localistico, gli equilibri salterebbero. Emolti senatori territoriali potrebbero impedire a chiunque di governare».
Comunque, aggiunge, la legittimazione a governare arriverà dalla Camera, perché il Senato deve essere considerato nella nuova logica federale. Per quanto riguarda gli strateghi del centrodestra, che avrebbero ideato una legge che impedisce alla Cdl di avere la maggioranza dei seggi, D’Onofrio non apprezza: «È una dietrologia che non condivido.
Hanno detto di tutto dei cosiddetti strateghi: che sono prezzolati, corrotti, incapaci, manon si può dire che siano suicidi. Il fatto è che il proporzionale a cui eravamo abituati si basava su due grandi partiti, Dc e Pci».
Ceccanti passa poi alle postille: «La prima è che ci vorrebbe più Ulivo, e anche più Ds e più Margherita» per consentire una maggiore omogeneità. La seconda è che l’Ulivo dovrebbe «affermare in positivo l’opzione per il sistema maggioritario e in negativo evitare di accodarsi a una campagna sul premier onnipotente, che con la nuova legge elettorale non ci può costitutivamente essere».
Alessandro Trocino
16 febbraio 2006




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