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    L'intervista - Giovanni Bechelloni, docente di Sociologia dei Processi Culturali presso l'Università di Firenze: “Berlusconi un’anomalia? Semmai una novità”
    di Matteo Bernabè da L'Opinione

    “Berlusconi ha in mano l’informazione!”. Quante volte questo isterico grido d’allarme è uscito dalla bocca degli esponenti della sinistra? Molte volte. Talmente troppe volte che se ad una persona qualsiasi si chiede: “C’è qualcuno che controlla l’informazione oggi?”, quella ti risponde senza pensarci: “Berlusconi!”. Berlusconi! E chi sennò? Abbiamo sentito il parere di un esperto nel campo della comunicazione: il professor Giovanni Bechelloni, sociologo, docente di sociologia dei processi culturali nel corso di laurea in media e giornalismo dell’Università di Firenze nonché coordinatore di un dottorato di ricerca e del master in comunicazione e media nell’Ateneo toscano. Al suo attivo più di trenta libri pubblicati. L’ultimo, di prossima uscita, riguarderà proprio “La comunicazione giornalistica” (edizioni Liguori).

    Professor Bechelloni, la quasi totalità di una parte politica afferma con convinzione che l’Italia sia vittima di un “controllo sull’informazione” operato dal presidente del Consiglio Berlusconi. E’ vero?
    Non solo non è vero, ma è palesemente falso. E non è difficile rendersi conto del fondamento della mia affermazione. Basta, in una settimana qualsiasi, acquistare e sfogliare la “mazzetta” dei quotidiani che fanno opinione: una decina di testate o poco più. Basta, in un giorno qualsiasi, sintonizzarsi sui tg e sui radiogiornali. Sarà difficile imbattersi in servizi o commenti non dico favorevoli a Berlusconi, ma nemmeno ragionevolmente imparziali. Tutto, in genere, si coniuga – dalla scelta della parola al tono della voce, dall’angolo di ripresa all’impaginazione – per mettere in cattiva luce il governo di centrodestra e Berlusconi in particolare.

    Perché, secondo lei, viene continuamente propugnato questo pensiero, soprattutto dalla parte più estrema della sinistra?
    Il motivo per cui ciò accade è semplice da capire. Chi lo fa, e cioè la maggioranza dei giornalisti e delle testate giornalistiche, è convinto di una vecchia regola della propaganda di tutti i tempi: le bugie se vengono ripetute con convinzione alla lunga vengono prese per verità. E, in base a un antico e ben noto paradigma delle scienze sociali (quello di Thomas), se una notizia falsa viene ritenuta vera produce conseguenze vere.

    Il caso italiano, per quel che riguarda il sistema informativo e dei media, è davvero anomalo per il “controllo” di Berlusconi (soprattutto sulle televisioni)?
    Le anomalie del caso italiano sono più di una. E tra di esse non c’è dubbio che il fatto che un imprenditore dei media – e quale imprenditore! – sia sceso in prima persona nel campo della politica, fino a diventare il leader di una maggioranza e il presidente del Consiglio, costituisca una anomalia. Anche per l’ovvio conflitto di interessi che si è così venuto a creare. Va tuttavia capito fino in fondo perché ciò è accaduto e quali fattori vi abbiano contribuito. Io non sono berlusconiano ma non posso far finta di non vedere, non ascoltare e non capire.
    E, allora, non mi piace considerare la presenza di Berlusconi un’anomalia. E’ una novità. E’ stato un imprevisto, che va spiegato e capito. E’ un dato di fatto. E’ una realtà; e con la realtà bisogna sempre imparare a fare i conti.

    Potrebbe motivarci il suo pensiero attraverso alcuni esempi concreti sulla copertura mediatica di cui “gode” Berlusconi?
    Gli esempi sono quasi quotidiani. Berlusconi non piace alla maggior parte degli intellettuali e dei giornalisti. E’ considerato, un po’ come già si era verificato per Craxi, un “parvenu”, un arricchito, un rozzo.

    Questo trattamento riservato al capo del Governo è una prerogativa solo italiana o anche di altri Paesi?
    Nelle forme in cui si è verificato in Italia, l’unico altro esempio è Bush; nel caso di Bush si aggiunge, però, l’antiamericanismo.
    Tuttavia, il giornalismo “liberal”, a mio parere, non si comporta più da quarto potere e non “dialoga” più con gli altri tre. Vi è, dunque, una sindrome giornalistica inedita che fa del giornalismo un contropotere.


    In un saggio afferma: “Il successo (degli altri, ndr) può far perdere la testa. Può suscitare invidia capace di trasformare gli avversari in veri e propri nemici”. Ogni riferimento alla persona di Silvio Berlusconi è puramente casuale?
    Ciò che scrivo ha un valore universale e si riferisce alle “cose umane” e come tale è un concetto ben radicato nella cultura tradizionale degli italiani e, soprattutto, nella “cultura popolare”. Nello specifico non c’è dubbio che Berlusconi sia un uomo di successo e in quanto tale ha suscitato e continua a suscitare l’invidia dei suoi competitori.

    Una cosa che salverebbe e una che butterebbe sicuramente del giornalismo italiano.
    Salverei quella vena di riflessività e di saggezza che si ritrova, lungo tutta la storia del giornalismo italiano, in alcuni "grandi" inviati e analisti. Per fare tre nomi del passato, a titolo esemplificativo, potrei ricordare: Vittorio Gorresio, Enzo Forcella e Indro Montanelli. Ciò che butterei è il famigerato “pastone” che, nato negli anni ‘50, continua a imperversare, in forme abbreviate e incomprensibili, nei Tg e nei Gr.

    Come vede l’offensiva mediatica scatenata dal presidente del Consiglio su tutte le Tv?
    Non menerei tanto scandalo. Berlusconi, ancora una volta, scompagina le carte in tavola e sorprende i suoi alleati e i suoi competitori cercando di fare quello che sa fare meglio: comunicare se stesso. L’ha sempre fatto perché sa bene che la sua biografia è la carta vincente da giocare, con riferimento ai suoi potenziali lettori.

  2. #92
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    Unione, un programma impossibile da verificare
    di Paolo Di Muccio De Quattro da L'Opinione

    Il programma dell’Unione è talmente vago, confuso, ambiguo e astratto che la sua attuazione non è, per la quasi totalità, verificabile oggettivamente. Karl Popper avrebbe detto che non è “falsificabile”: qualunque cosa accadrà, sarà impossibile affermare che il programma non è stato realizzato. Al contrario il “contratto con gli italiani” era costituito esclusivamente da misure e obiettivi concreti e, per questo, verificabili oggettivamente. Perfino a sinistra, le persone intellettualmente oneste come Luca Ricolfi hanno dovuto ammettere che è stato in buona parte rispettato. Chi potrà invece verificare, ad esempio, il rispetto del programma dell’Unione per quel che riguarda le infrastrutture, visto che già ora Prodi lo interpreta come un via libera alla Tav mentre i massimalisti dell’Unione ci leggono l’esatto contrario? In caso di vittoria, il centrosinistra potrà preferire, a seconda dei rapporti di forza al suo interno, l’una o l’altra interpretazione e affermare comunque che tale punto è stato attuato in pieno. Il non fissare criteri oggettivi per segnalare in quale caso una teoria politica si dimostrerà falsa, o un programma politico rimarrà irrealizzato, è un errore tipico delle dottrine socialiste che ha favorito gravi aberrazioni, quali il comunismo reale. È chiaro che alcuni principi della democrazia liberale sono ancora estranei al centrosinistra e che Berlusconi, con tutti i suoi difetti, è più democratico di Prodi, perché il primo deve mantenere le promesse concrete per cui è stato votato, mentre il secondo non ha, di fatto, vere responsabilità verso i suoi elettori.

  3. #93
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    La sinistra alza i toni perché inizia ad aver paura
    di Odoardo Reggiani da L'Opinione

    Dite quello che volete, ma il Cav. è un vero fenomeno. Solo due mesi fa i comunisti e i loro alleati gongolavano per la vittoria ormai certa. I sondaggi li davano in vantaggio sulla CdL di 14 punti. Il compagno Bernagozzi, appassionato scommettitore, accettava puntate sulla vittoria del Mortadella, quotandole a 0,25 mentre pagava 5 quelle sul centrodestra. Come avviene all’ippodromo coi cavalli favoritissimi e con i brocchi. Berlusconi era appunto considerato il brocco della corsa alla gara del 9 e 10 aprile, perciò si poteva pagare molto una puntata sulla sua improbabile vittoria. Adesso stanno discutendo se, in caso di pareggio, si debba tornare a votare o si possa partecipare a un governo trasversale sul tipo di quello tedesco. Le quotazioni delle scommesse sui leaders dei due schieramenti sono date alla pari. I compagni non sono più così sicuri della vittoria. Temono il pareggio e vedono nello specchietto retrovisore del tir prodiano la sagoma minacciosa della macchina azzurra del Cav. con i lampeggiatori del sorpasso accesi. E sono assaliti dal panico. Il Mortadella, terrorizzato dal confronto televisivo con il presidente del Consiglio, non si fida nemmeno dei suoi alleati in Rai, che hanno fissato le regole del faccia-a-faccia. Ha una paura boia e solo un massiccio uso di pannoloni lo protegge da situazioni imbarazzanti. L’annuncio che Berlusconi, Casini (che poi hanno rinunciato, sbagliando, secondo noi) e financo Mastella, sarebbero stati ricevuti dal Papa insieme a trecento parlamentari del PPE riuniti a congresso a Roma, ha piombato lorsignori in una crisi isterica.

    Hanno sparato commenti deliranti sul viaggio del presidente del Consiglio italiano negli Stati Uniti, effettuato su invito del Parlamento americano che ha attribuito a Berlusconi, dopo un discorso di altissimo profilo, l’accoglienza che tutto il mondo ha potuto vedere. Cos’è successo nelle ultime settimane per ribaltare completamente la situazione? Molto semplicemente è entrato in campo lui, Silvio Berlusconi. Bisogna tuttavia riconoscere che la foga livorosa, e l’odio incontrollabile contro il leader di Forza Italia finiscono per giovare alla CdL. È infatti arcinoto che la partita si gioca sugli indecisi, sugli assenteisti, sui delusi. Persone che non hanno versato il cervello all’ammasso, men che meno a quello dei compagni. Elettori che nel 2001 votarono in maggioranza per il centrodestra, in particolare per Forza Italia. I risultati negativi di tutte le elezioni successive sono dovuti alla diserzione di parte di questo elettorato moderato, benpensante, un po’ qualunquista, di ceto medio, con seconda casa in villetta a schiera a Cesenatico e gruzzoletto della liquidazione depositato in fondi d’investimento. Ebbene, come hanno pensato Mortadella e compagni di impostare l’approccio a questa maggioranza di elettori delusa, apatica e silenziosa, allo scopo di attrarla dalla loro parte? Per cominciare con quella che Paolo Mieli, nella sua clamorosa dichiarazione di voto a favore delle sinistre, in verità con argomenti da far apparire quelli del compagno Bernagozzi al bar Italia al livello del miglior Aldo Moro, ha definito “la novità più rilevante di questa campagna elettorale”.

    Ovvero quel “mix di laicismo temperato e istanze liberali” guidato da Marco Pannella e Enrico Boselli. Ora, che l’armata mediatica formata dal Corriere della Sera, Repubblica e la Stampa lavorasse da anni contro Berlusconi a sostegno della innaturale alleanza fra poteri forti e sinistre lo sapevamo senza che Mieli lo ribadisse in un articolo di fondo, ma definire quello della Rosa nel Pugno un programma di “laicismo temperato e istanze liberali” ci sembra un’affermazione non all’altezza del direttore del più grande quotidiano italiano. Intervistato da Maurizio Belpietro nella trasmissione “L’Antipatico”, Enrico Boselli ha affermato di voler “togliere i soldi alla chiesa” e concedere il matrimonio anche ai gay. La Bonino non perde occasione per chiedere l’abrogazione del concordato lateranense in vigore dal 1929 come base dei rapporti fra Stato e Chiesa. Capezzone non vuol nemmeno sentir parlare di libertà di scelta fra scuola pubblica statale e non statale, a parità di condizioni. La Cgil vuole subito abrogare la legge Biagi. Bertinotti chiede di aumentare le tasse cominciando dal gruzzoletto della liquidazione del sig. Rossi. Diliberto vuole abrogare la Bossi-Fini e chiudere subito i Cpt per i clandestini. I governatori rossi vogliono requisire le case sfitte per darle agli sfrattati. L’altro comunista, Rizzo, propone di reinserire la scala mobile. Prodi, novello mago Otelma della politica, dà ragione contemporaneamente a Montezemolo ed Epifani. Vladimir Luxuria vuole subito i Pacs e Platinette sottosegretario alle pari opportunità. E via di questo passo. Ma di tutto ciò non troviamo traccia nel fondo di Mieli. Se sono questi gli argomenti coi quali lorsignori pensano di catturare gli elettori indecisi ne siamo felici e diciamo loro: andate avanti di questo passo… che a noi viene da ridere!

  4. #94
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  5. #95
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    Fassino e la tentazione di perdere
    di Stefania Craxi

    Una dozzina d’anni dopo la sconfitta del 18 aprile 1948, quando gli scioperi di Danzica e l’invasione dell’Ungheria cominciavano a far vedere la dura realtà dei regimi comunisti, tra i reduci del Fronte Popolare sconfitto circolava un’amara battuta: «Per fortuna che ha vinto De Gasperi, pensa quali casini avremmo combinato noi se fossimo andati al governo». La buona stella dell’Italia sta tutta nel coraggio di Saragat ad abbandonare un socialismo frontista e nella determinazione di De Gasperi ad affrontare a muso duro Togliatti. Ma la sconfitta fu anche la fortuna del Pci, che, libero dall’ingrato compito di fare la rivoluzione o di sperimentare sulla pelle degli italiani le miracolose ricette della collettivizzazione, si acconciò a una comoda opposizione che si tramutò presto in potere para governativo.
    Ma chi glielo fa fare a Fassino di pilotare il suo partito appena appena rabberciato e scosso da seri scandali, in un’avventura di governo guidata da un personaggio mediocre, con un programma che nessuno conosce, minato da frange estremiste che tutto hanno a cuore fuorché la governabilità del Paese? Fassino ha il merito di aver preso la guida di un partito a pezzi e di avergli ridato una certa consistenza con l’antiberlusconismo e la minaccia: «O diventiamo riformisti o si muore». L’antiberlusconismo ha funzionato ma i Ds non sono diventati riformisti. A sedici anni dal crollo del muro di Berlino i Ds non hanno ancora una identità. Erano e sono rimasti post-comunisti; sembrano sempre sul punto di diventare qualche cosa ma poi rimangono fermi, colmi di nostalgia. Potrebbe il governo fare il miracolo? Ne dubito molto. Se vincessero le elezioni scomparirebbe l’antiberlusconismo e tutti i problemi irrisolti in sedici anni ritornerebbero a galla. Non c’è pagina del programma di Prodi che i Ds potrebbero facilmente votare all’unanimità. E c’è in più il peso della grande finanza e dei suoi giornali che oggi appoggiano ma reclamano per un domani non troppo lontano il partito democratico che per i Ds è qualcosa di più di un boccone amaro. Una saggia permanenza all’opposizione potrebbe invece consentire a Fassino di completare l’opera avviata e fare dei Ds un vero partito, capace di assumere in prima persona la responsabilità del governo, con una ispirazione e un programma largamente condiviso; e anche di condurre a fondo la lotta all’estremismo che ha rinunciato a fare e che segnerà presto la sua condanna. All’opposizione, il Pci e i suoi derivati hanno sempre prosperato. Gli è invece andata sempre male al governo con Berlinguer, Prodi, D’Alema, Amato: non vedo la ragione perché dovrebbe andargli meglio con il Prodi bis. Quanto a me, non mi coprirò certo il capo di cenere se dovessi finire all’opposizione. Anzi. Col governo, o si entra nel coro o si fa il guastafeste, due mestieri che non mi piacciono affatto. Io non ho proprio timore: l’opposizione è bella.
    In fondo, noi craxiani siamo sempre stati all’opposizione anche quando Craxi governava. Eravamo e siamo all’opposizione di fronte a quelle forze conservatrici che lavorano per mantenere i loro privilegi di casta, da quelle magistrali a quelle accademiche a quelle burocratiche, di fronte a quei conservatorismi che difendono il passato e impediscono lo sviluppo. Eravamo e siamo all’opposizione rispetto a quelle forze politiche che usano le armi improprie e violente del giustizialismo per sconfiggere l’avversario. Eravamo e siamo all’opposizione di chi difende i garantiti e non le garanzie, di chi vuole una società statica e non attiva, di chi fa l’elogio della concertazione, l’elogio del consociativismo ovvero dell’immobilismo. Eravamo e siamo all’opposizione del politicamente corretto, che sottintende la superiorità morale di chi non ha nessun titolo per darci lezioni di buon costume; eravamo e siamo all’opposizione di quei poteri finanziari, e dei loro giornali, che vogliono sottomettere la politica ai loro interessi. Bettino ci ha insegnato a riconoscere i nostri avversari e se, non ce lo auguriamo, dovessimo finire all’opposizione, ci batteremo come sempre contro di essi, senza paura.

  6. #96
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    Non hai mai pensato che potrebbero essere più onesti dell'attuale Presidente del Consiglio e della sua ciurma?

  7. #97
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    He He He He...la Combriccola dell'Unione oltre a essere onesta allo stesso modo della Ciurma della CDL (leggere,ad esempio,3d La Fine della Superiorita' Morale della Sinistra) è oggettivamente piu' violenta e piu' inconcludente...no dopo un'attenta analisi credo che Nonostante Tutto...meglio Berlusconi!

  8. #98
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    Citazione Originariamente Scritto da Mantide
    He He He He...la Combriccola dell'Unione oltre a essere onesta allo stesso modo della Ciurma della CDL (leggere,ad esempio,3d La Fine della Superiorita' Morale della Sinistra) è oggettivamente piu' violenta e piu' inconcludente...no dopo un'attenta analisi credo che Nonostante Tutto...meglio Berlusconi!
    Ma chi se ne frega!!!!! Votalo, scappa con lui ad Hammamet, fatti 'na pippa, facce ride!!!!

  9. #99
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    Citazione Originariamente Scritto da il buttero
    Ma chi se ne frega!!!!! Votalo, scappa con lui ad Hammamet, fatti 'na pippa, facce ride!!!!
    Buttero,non esagerare ok?Perche' a farci ridere è solo la tua Ignoranza perche' la Maleducazione a Sinistra oramai non fa nemmeno piu' notizia...e cerca di parlare anche di cose che non sai,e non solo di "scappare" e "pippe" che come abbiamo capito sono il tuo pane quotidiano...

  10. #100
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    Citazione Originariamente Scritto da Mantide
    che come abbiamo capito sono il tuo pane quotidiano...
    "Capito"
    Una parola molto inusuale per te.

 

 
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