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  1. #241
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    Citazione Originariamente Scritto da Rojes
    Complimenti per la composizione ricca di caratteri diversi e colori.

    La sostanza non cambia, ti stai ridicolizzando.
    Mantide è una signora raffinatissima.... con i colori!

  2. #242
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    Predefinito Imparare Dalla U.e. ?

    E stato detto che non abbiamo nulla da imparare dalla U.E.

    CHE COMMENTO FALSO ! ! !

    SE noi sapessimo applicare la legge e la costituzione, in modo eguale per tutti i cittadini (non é il caso, siamo latini-americani), e ripettando interamente la lettera della legge, .... allora non avremmo niente da imparare in U.E., perché saremmo come gli altri europei...

    Se noi sapessimo essere efficienti e organizzati, non solo avremmo la possibilità dicreare occupazione, ma non avremmo niente da imparare dalla U.E... ! ! !

    Parliamo verità e lasciamo da parte le menzogne.

    Antonio Greco

  3. #243
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    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da Antonio Mansi
    E stato detto che non abbiamo nulla da imparare dalla U.E.

    CHE COMMENTO FALSO ! ! !

    SE noi sapessimo applicare la legge e la costituzione, in modo eguale per tutti i cittadini (non é il caso, siamo latini-americani), e ripettando interamente la lettera della legge, .... allora non avremmo niente da imparare in U.E., perché saremmo come gli altri europei...

    Se noi sapessimo essere efficienti e organizzati, non solo avremmo la possibilità dicreare occupazione, ma non avremmo niente da imparare dalla U.E... ! ! !

    Parliamo verità e lasciamo da parte le menzogne.

    Antonio Greco
    Ecco,appunto..."seremmo come gli altri europei"...questa è una menzogna...

  4. #244
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    Predefinito Differenze E Pozzanghere

    Lettera dall’Europa

    IL BEL PAESE E L’EUROPA




    Molte evoluzioni a inizio secolo, sia in Italia che nel resto della U.E. Talvolta simili. Talaltra divergenti, specialmente in ambito sociale.

    Un imprenditore, un cittadino, hanno spesso in Italia una vita civile costellata di percorsi incerti, talvolta imprevedibili. Talaltra accidentati. Alcune regioni italiane son piene di pantani. E pozzanghere. Cioè zone speciali dove la vità sociale é infarcita di: difficoltà impreviste, sorprese, intoppi, inciampi, rotture, interventi di referenti o padrini. Talvolta ricatti o somme da pagare in nero (per avere quello che secondo le leggi spetta di diritto).

    Per certi rapporti, per esempio nei servizi e gestioni dello stato, il ritardo, l’affogo, l’assenza di risposta é spesso la regola. La protezione dei proprii diritti é, in teoria, assicurata ad ogni cittadino. Soprattutto in teoria. La reazione alle richieste di un imprenditore é spesso assicurata. Purché non sia troppo impaziente sui tempi e sui modi. Tantopiù che nei casi in cui la reazione non si vede, risulta poi possibile assicurare una via traversa (un referente, una busta ben piena, una minaccia). Tante strane situazioni, nella società italiana, comportano l’opportunità di richieste, solleciti, minacce, talora negoziati. Vogliamo sorprenderci ? Ma se gli Italiani sono i campioni europei delle differenze ! Differenze fra teoria e realtà, fra progetto e risultato. Oramai ci sono anche le differenze fra Italia e l’U.E..
    Come spiegare la degradazione degli ultimi venti anni ? Con alcuni segni, eccoli: la società italiana é in evoluzione accelerata. Inoltre:

    1. Abbiamo eliminato da essa gli strumenti che avrebbero permesso la costruzione di una società europea e scoraggiato i cambiamenti negativi.
    2. Abbiamo introdotto molti strumenti che contribuiscono al degrado accelerato e scoraggiano le evoluzioni positive .
    3.Il senso del realismo da noi é sparito, forse per l'abitudine accquisita alla doppia verità e alla menzogna ?

    Il problema del mezzogiorno non solo non é sparito, ma é divenuto ormai il problema del Paese. Esiste oggi il problema del mezzogiorno d’Europa, l’Italia. Ma dubito che la U.E. ci mandi finanziamenti per tirarci su, come noi facemmo per il Sud, ormai cominciano a conoscerci.

    Nei resto della U.E., almeno di quella parte che sta a Nord delle Alpi, il gioco é diverso. Nei rapporti collo stato sia il cittadino che l’imprenditore raramente vedono differenze marcate fra teoria e pratica. Per ogni azione, in ambito sociale, é spesso possibile prevedere la reazione. Sia essa dello stato o di un individuo. Reazioni in generale previste, quasi sempre affidabili, senza grosse sorprese. Una società cosi scorre come un largo fiume, calmo, uguale, senza rischio di inondazioni. Che noia, nessuna fantasia !

    La società italiana evolve invece come un torrente, con piene, ingorghi, straripamenti, inondazioni. La varietà e la sorpresa danno un senso alla vita !

    In ambito pubblico, fra Italia ed U.E., differenze si notano non solo sulla affidabilità dei rapporti, ma talvolta anche sulla qualità degli stessi.

    In ambito politico, osservare le differenze fra il Bel Paese e la U.E. porta a qualche sorpresa. Da noi i politici, troppo occupati in attività di conquista e conservazione di potere, che comportano attacchi e difese, talvolta demagogiche, talaltra da Commedia dell’arte, non hanno troppo tempo residuo per costruire il Paese. Tanto più che le emergenze sono tante, che ormai non sorprendono più.

    Nel resto della U.E. i politici si dedicano a riforme, analisi, discussioni e programmi approfonditi e valutati. Lasciano poco spazio all’improvvisazione, alle dichiarazioni pubbliche, generalmente misurate e tecniche (il contrario dei proclami di un Bossi). E le emergenze ? sono piuttosto l’eccezione, quando si cerca di prevedere tutto e si organizzano anche i dettagli. Quando i funzionarii pubblici lavorano con impegno e serietà.

    Potremo noi, cosi, divenire competitivi e avere le stesse prospettive che nel resto della U.E. ? Al lettore la risposta.

    Antonio Greco
    (disponibile per una presentazione, viste dall’ Europa, delle cause delle pozzanghere italiane)
    ANGREMA@wanadoo.fr

  5. #245
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    Sembra passato un secolo dal 2004 e dai suoi entusiasmi per l’allargamento dell’Unione a 25


    L’Europa non va più di moda sono i cittadini a contestarla

    di Fiorenzo Grollino da L'Opinione

    Sono passati i tempi del grande entusiasmo per l’allargamento dell’Unione europea ai paesi dell’Est. Sono trascorsi due anni dal 1° maggio 2004, giornata storica, in cui l’Europa ritornava unita dopo la caduta del muro di Berlino. Dopo un anno, l’Europa entrava in una crisi profonda con il referendum francese e olandese che respingevano il 29 maggio ed il 1° giugno 2005 il Trattato Costituzionale europeo. Questo stato di crisi permane e si coglie in tutta la sua gravità nella comunicazione “Un’agenda dei cittadini”, che la Commissione europea ha indirizzato il 10 maggio scorso al Consiglio europeo. In essa la Commissione evidenzia che buona parte dei cittadini contestano l’Unione europea perché preoccupati per la scarsa crescita, per l’erosione delle protezioni sociali e per la paura di restare senza lavoro per la concorrenza dei lavoratori dell’Est che offrono i loro servizi a prezzi più competitivi. Ora il problema è di convincere questi cittadini a procedere nella costruzione europea, ad allargarsi ad altri paesi e ad approvare la Costituzione europea.

    Bene ha fatto la Commissione a porre il problema in vista del Consiglio europeo di giugno, perché la situazione diventa sempre più difficile e diversi sono i segnali della crisi. Il primo è che il verdetto per l’ingresso di Bulgaria e Romania nell’Unione è slittato all’autunno. Occorre verificare se questi due paesi hanno colmato le lacune esistenti in materia di giustizia, lotta alla criminalità organizzata e riforme amministrative. In effetti, il Commissario europeo per l’allargamento, Olli Rehn, avrebbe potuto scegliere fra tre ipotesi: ammissione dei due Paesi nel 2007, rinvio al 2008, ulteriore esame in autunno. Con il rinvio a ottobre è stata adottata una soluzione di compromesso, in quanto il Commissario, sostenuto da Francia, Olanda e Germania, sembrava propenso per il rinvio al 2008. Come si vede l’orientamento è di contenere l’allargamento, applicando in modo più rigoroso le regole che presiedono alla preparazione dei Paesi in via di adesione.

    La Commissione ha giustificato il rinvio in autunno sul presupposto che “l’Unione vuole onorare i propri impegni, ma non può mettere a repentaglio la credibilità del processo di allargamento”. Il Trattato di adesione prevede che l’ingresso di questi due paesi può essere rinviato di un anno, nel 2008, e non è escluso che nel 2007 possa entrare nell’Ue solo uno di essi. Il secondo segnale riguarda i dieci paesi dell’allargamento: uno solo, la Slovenia, ha superato l’esame per entrare nell’Unione economica e monetaria, e quindi nel club dell’euro dal 1° gennaio 2007. Tutti gli altri sono stati esclusi, compresa la Lituania, una delle “tigri” baltiche, che sperava di fare il grande salto nella zona Euro. La Lituania merita un discorso a parte, perché, pur rispettando i criteri di Maastricht su deficit e debito, ed essendo in regola sui tassi di interesse e di cambio, è stata bocciata per l’inflazione, che si discosta dalla media di riferimento per uno 0,1%, però si prevede che nel 2007 salirà al 3,5%. Come si vede, anche nel caso della Lituania sono state applicate con estremo rigore i criteri di Maastricht.

    È evidente che, dopo il mega–allargamento del 2004, l’Unione vuole dimostrare che sia su un fronte che sull’altro, si procede con grande cautela ed estremo rigore. Basterà per avvicinare all’Europa i tanti cittadini che si sono allontanati, perché preoccupati per il loro futuro che vedono minacciato dai paesi nuovi arrivati?

  6. #246
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    dal quotidiano LIBERO di oggi

    "LETTERA A SILVIO DUE O TRE CONSIGLI PER RISORGERE

    di VITTORIO FELTRI

    Rivolta fiscale, vecchie alleanze e nuovo partito: Berlusconi al bivio, serve la strada giusta


    Caro Silvio Berlusconi, da parecchio tempo non ti scrivo. Nell'ultima fase della campagna elettorale mi hai esaltato per la tua caparbietà, sembravi un leone. Per un soffio non ce l'hai fatta. Diciamo la verità. Hai lottato praticamente da solo contro il cartello, denominato Unione, degli antiberlusconiani. C'era poco da lagnarsi del tuo comportamento. E sono stato zitto. Oggi le cose sono cambiate e ricomincio a fare il grillo parlante. Prevengo le obiezioni: facile consigliare il Principe standosene seduto alla scrivania senza rotture di scatole, senza un Bondi che brontola, senza alleati che premono, senza gente che pretende. Hai ragione. Più facile scribacchiare che fare. Dato però che sei contornato per lo più da dipendenti, quindi portati ad assecondarti, non è inutile che ti esprima la mia opinione libera. È noto. Il contraddittorio ti innervosisce. Pazienza. Leggi e rifletti. Se sbaglio butta tutto nel cestino della cartaccia. Vado. Primo. A spoglio appena avvenuto ti sei irrigidito nella convinzione di non avere perso. Vedersi trasformare un sostanziale pareggio in una sconfitta è seccante. Rassegnarsi è faticoso. Ti sei rifiutato di telefonare a Prodi per complimentarti. Comprendo. Non è stata la scelta migliore. Occorreva più cavalleria. Eri forse sicuro di poter riconteggiare i voti e di ribaltare la situazione? Nel caso, avresti dovuto tener duro. Rifiutare ogni trattativa o ipotesi di trattativa. Invece hai aperto al dialogo: facciamo un governissimo, larghe intese, roba del genere, un po' tedesca un po' illusoria. Mortadella ti ha risposto picche. Secondo. A quel punto non c'erano molte strade. O insistere per un negoziato (però sgradito) oppure insistere nel negare legittimazione al nuovo premier. La tua decisione non è stata netta né in un senso né nell'altro. Da un canto ti premeva incidere nella selezione del personale politico incaricato di ricoprire ruoli istituzionali (presidenze del Senato della Camera e della Repubblica), dall'altra agivi nella speranza di rimettere in discussione il risultato delle urne. Terzo. Sei stato fregato su entrambi i fronti. Al Professore non hai strappato nulla. E lui ha imposto Bertinotti a Montecitorio e Marini a Palazzo Madama e Napolitano al Quirinale. Per te, una débâcle. E l'esito delle votazioni non si è modificato. Ergo, sei rimasto a bocca asciutta. (...)(...) Ti sei agitato invano. Quarto. Quando si fissa una linea di condotta, bisogna seguirla. Mutarla in corso d'opera significa fare casino. Hai fatto casino. E qualcuno ha cercato (cerca) di profittarne. Se non intendevi riconoscere l'affermazione di Prodi dovevi insistere nel chiedere la verifica delle schede. E rifiutarti di partecipare al balletto goffo delle elezioni dei presidenti istituzionali. Avevi la facoltà di assentarti, tu, il tuo partito e quelli degli alleati, mentre gli avversari si dedicavano all'esercizio del voto. Li avresti ridicolizzati, i comunisti e i loro compari. Non hai osato tirarti fuori e hai proposto Andreotti - idiozia pura - e Gianni Letta pur nella certezza che mai l'avrebbe spuntata. Ovvio, gli mancavano i numeri. Che senso aveva questa doppia operazione perdente in partenza? Quinto. Ti sei beccato sul gobbone Napolitano. Il quale sostiene di essere socialdemocratico da trenta anni. Figuriamoci. Chi crede di essere, Saragat? Napolitano è stato socialdemocratico - se lo è stato - all'insaputa del mondo. Forse lo ha nascosto per pudore. Forse per riservatezza. Forse per convenienza. È un fatto che lui è sempre stato iscritto al Pci, poi alla Quercia dall'attimo in cui alla Bottega Oscura è stata sostituita l'insegna vecchia con il simbolo arboreo. La storia dell'uomo che oggi se la tira da super partes è di dominio pubblico: una vita al servizio di Togliatti, dell'Unione Sovietica, degli invasori dell'Ungheria, della Polonia, della Cecoslovacchia. Mi dà perfino noia ricordare. Anzi, disgusto. Se tu caro Silvio, preso atto che comunque sarebbe salito sul colle un comunista, ti fossi adattato a spingere D'Alema quanto meno avremmo un presidente di potere; uno col quale si possono fare dei contratti seri: do ut des. Non te ne sei fidato. Amen. Con Napolitano al massimo puoi concordare il menu di una cena ufficiale. Capirai. Sesto. Davanti ai vampiri del centrosinistra, impegnati a escogitare il sistema più efficace onde grattare denaro ai cittadini, ti sei irrigidito. Come darti torto? Ti sei sbilanciato: faremo la rivolta fiscale, andremo in piazza. Vabbé. Non è mai troppo tardi per incazzarsi e mobilitare la piazza. Però occorre valutare. Sei sicuro che la piazza di centrodestra, poco avvezza alle manifestazioni, ti venga appresso? Non ti pare intempestivo delegittimare il governo dopo aver fatto il diavolo a quattro per condizionarlo sul piano istituzionale? O si accetta il gioco democratico e legale o non lo si accetta. Semplifico. Ce l'hai un'idea su quello che s'impone nella presente congiuntura? Prodi e Visco puntano alla reintroduzione della tassa di successione, meditano di colpire le rendite finanziarie, Bot e obbligazioni. Quindi sognano di rivalutare gli estimi catastali allo scopo di raddoppiare l'Ici e gli introiti relativi alla imposta di registro. Provvedimenti antipopolari, punitivi delle classi basse e medie. È naturale che ti opponga. Come? Con la disubbidienza fiscale? Ciò contrasta con l'atteggiamento che hai tenuto sin qui. Sei andato avanti a zigzag. Ammetterai che starti alle costole provoca le vertigini. Inoltre sarebbe bene tu dicessi al tuo elettorato quale comportamento va tenuto per aderire alla rivolta senza incorrere in sanzioni. Insomma, Silvio, cosa cavolo dobbiamo fare? Settimo. Ricapitoliamo. Il governissimo figlio della maggioranza e dell'opposizione non si è realizzato. Aggiungo: per fortuna. L'Unione, pur con una maggioranza risicata, ha colto ogni obiettivo che s'era fissata. Ha occupato l'occupabile, anche la Federazione del calcio e l'Ufficio inchieste del pallone. Ma tu, col tuo Carraro in plancia anni e anni, e da te difeso a spada tratta, cos'hai fatto per bonificare lo sport nazionale? Sotto gli occhi di Carraro è avvenuto di tutto, qualsiasi schifezza, e lui non si è accorto di un tubo. Ti spiacerebbe fare almeno una dichiarazione per sottolineare che era cieco, se non pirla? Ottavo. A questo punto è obbligatorio darsi una mossa. Mi dicono che sei depresso. Ne hai ben donde. Mi dicono che ti sei isolato da Fini e da Casini e forse anche da Bossi. Silvio, guarda che da solo non vai da nessuna parte. Se non riprendi a collaborare con loro corri un rischio: che Casini, in combutta con Rutelli, ti sfasci la Casa delle Libertà e tenti di rapinarne le macerie. Sarebbe il disastro totale. Ho detto tutto questo non per destabilizzarti, bensì per fornirti la fotografia della realtà. Che è complessa ma non disperante. Il centrodestra non può rinunciare a te, e tu non puoi rinunciare ai tuoi alleati, anche i più rompicoglioni. Tu e loro dovete ricompattarvi. Se scendete sul terreno della rivolta non andateci a casaccio. Serve un progetto e serve chi lo concretizzi. E a te serve un partito; sei sicuro che Forza Italia - escluso te - sia un partito e non un esercito di marmittoni allo sbando? Dai Berlusconi, dicci qualcosa di berlusconiano. E non mollare l'osso. Mangia la mortadella e danne una fetta anche a noi.
    I TARTASSATI Nonostante i tentativi di Prodi di rassicurare l'opinione pubblica, crescono i timori di una stangata. Dopo gli allarmi dei giorni scorsi sui conti pubblici, ieri il leader dei Ds, Piero Fassino, ha confermato le parole del ministro Padoa Schioppa annunciando che «siamo impegnati a mettere in campo subito le misure necessarie». Gli italiani tremano.. "


    Saluti liberali

  7. #247
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    Predefinito Un Po Di Coerenza ?

    Trovo un po' patetica questa tiritera di Feltri, il quale fa capire netto che lui avrebbe voluto che Berlusca fosse stato un po' più coerente e stratega nelle mosse.

    In pratica, é come se gli dicesse "non sai giocare a scacchi, studiare le mosse".

    Come ho seguito io Berlusca, mi sembra un uomo che:

    - ha fatto molta Fiction, gli é rimasta la mossa dell' attore. L' attore che sente gli umori del pubblico e spara la battuta che provochi il battimani, lo "Holé". Non il premier che, per fare gli interessi del Paese e mantenere le promesse fatte, fa un' analisi seria del calo dell' economia e adotta tutte le contromisure necessarie per invertire la tendenza, no, questo é troppo da tipo che ragiona..
    - é andato al potere, forse avendo in mente di fare qualcosa per il Paese, non so; ma di sicuro col programma di farsi delle belle leggi per aggiustarsi gli affarri privati e quelli di Mediaset.
    - essendo un tantino narciso (doppiopetto perfetto, cravatta pure, pettinatura anche), vuole essere osannato, quasi che lui fosse un Peron europeo.
    Vuole che gli dicano nello stesso tempo che lui é un "fusto" ed anche un marpione, ma pure un uomo politico di grandi pretese. Uno di quelli che ha incontrato Bush. E per incontrarlo più volte, ha anche mandato l' armata italiana in Irak...

    Insomma, un uomo che deve faticare per sentire gli umori del pubblico , che deve inventarsi la battuta per avere lo Holé, che deve tenere insieme la CdL, dove ci sono nello stesso tempo uomini che sparano (tipo Bossi) e uomini che crecano di ragionare (riuscendoci talvolta) come Casini... Come volete che un uome con tante incombenze riesca ad essere coerente tutti i giorni che i giornalisti lo intervistano ?

    A ..... Feltri, qui non si fa politica, qui si fa la Fiction... Non lo hai capito ?


    L' Emigrato

  8. #248
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    Predefinito

    Berlusconi è l'effetto e la risposta alla crisi della politica italiana negli anni del "crollo della prima repubblica" e il sottoprodotto dell'anomalia italiana costituita essenzialmente dalla nostra sinsitruzza mediocre, spocchiosa, manichea e sostanzialmente illiberale e non solo perchè incontestabilmetne cresciuta per decenni nel mito e con i denari della più grande e criminale potenza totalitaria della storia....dopo la Germania nazionalsocialista.

    Shalom

  9. #249
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    Predefinito Paese Sudamericano

    Cari amici,


    cerco di mettervi d' accordo con cio' che é evidente ad un emigrato.
    Non si salva nessuno, in Italia, come il Bel Paese é divenuto....

    L’ ITALIA DESNUDA

    (LA PROSPETTIVA (1) SUDAMERICANA DELLO STIVALE)


    Siamo entrati nella U.E. coll ‘intenzione di metterci alla pari con gli altri Paesi membri della comunità. Dopo più di un decennio, si ha l’ impressione che, fra i Paesi che han fatto progressi, l’ Italia non ci sia.

    Se guardiamo le evoluzioni italiane, in questi anni di Unione, ci accorgiamo che ce ne sono parecchie negative.

    Si puo’ anzi dire che non mostriamo agli altri Paesi di saperci gestire ad un livello europeo. Se facciamo una valutazione dei problemi risolti in Italia, in questi anni di comunità, la lista sembra proprio corta. E la lista dei problemi irrisolti ? Essa é, ahimé, lunga assai. Concisamente, penso che il segno più visibile sia: la costituzione e le leggi non sono applicate né in modo soddisfacente, né nei confronti di tutti.

    Questo, nella comunità, sembra succeda solo in Italia. Cerchiamone le ragioni. Osservando dall’ estero la società, appare che i motivi primari del degrado sono un po’una sorpresa: gli Italiani stessi sono la causa del degrado della società. Degrado che peggiora la qualità di vita, la sicurezza, la realizzazione dei diritti di tantissimi cittadini.

    La degradazione del sistema Italia, tanto evidente nel confronto cogli altri Paesi dell’U.E., appare a molti inspiegabile. Agli osservatori dall’estero essa appare una ovvia fatalità.

    Impossibile tracciare una linea per capire chi é colpevole del degrado e chi non lo é. Molti sono colpevoli in un certo momento o situazione, non lo sono in un altro momento.

    Cerchiamo le cause primarie del degrado, seguendo una conversazione. Non fra due cittadini (non sappiamo infatti chi dei due é colpevole e chi non lo é), ma fra un emigrato (E) e la cultura esistente oggi nello Stivale (C). Cultura, che rappresenta una buona parte dei cittadini. E che é molto cambiata dall’ inizio della U.E. In senso negativo.

    - Inizio del dialogo -

    E. Vedo spesso, nelle mie visite nello Stivale, nuovi peggioramenti. Talvolta invece vedo problemi irrisolti da molti anni. Senza traccia di tentativi seri per risolverli. Ma con molte tracce di litigi, per di più talvolta su argomenti o fatti distorti. Ti chiedo: sono i cittadini coscienti di cio’ ? Sono essi indifferenti, o insoddisfatti, che gravi problemi non vengano risolti ?

    C. Molti dei problemi, é vero, sono irrisolti. Non si capisce bene, sarà forse dovuto all’ opposizione che fa troppa cagnara ? O sarà perché lo stato é vecchio e bisogna cambiare tutto ? O sarà perché le regole sono antiquate ? O perché gli imprenditori tiranno troppo le bretelle, per cercare di non farsi cadere i pantaloni ? Difficile dire, non é chiaro. Ma forse tu, emigrato, confrontando con altri Paesi della U.E., ci puoi aiutare a capire.

    E. Prima di dire che abbiamo delle regole, dimostrami che esse non stanno solo sulla carta, ma sono applicate”. Come in genere é nei Paesi della U.E.

    Il dialogo allora si sposta: “Cerchiamo di capire perché gli Italiani sono l’ eccezione della U.E.. Seguono le regole quando ...... il tempo é buono. Ma, se il tempo cambia......”.
    ------------------
    (1) non lontana

    C. Non capisco dove stai andando ...... col tempo che cambia.

    E. Ho girato per tanti anni quasi tutti i Paesi della U.E. Mi sembra che le regole siano generalmente seguite sempre. Forse da tutti , forse da tanti, non so, ma sta di fatto che é difficile trovare in U.E. un altro Paese che sia a livello italiano per tanti problemi a lungo irrisolti e per tante regole ignorate. Ti daro’ anche un’ impressione. Mi sembra che nei Paesi U.E. , quando c’ é un problema nazionale si discuta molto meno che in Italia, ma si risolva di più.

    C. Hai parlato di problemi irrisolti. Mi puoi fare qualche esempio, per capire a cosa alludi ?

    E. Fare un esempio non basta. Per poter dire che un Paese ha grossi problemi, io farei una lista. Eccola qui, é nel testo “E la Barca va....” (1). Secondo me tale lettera mostra che gli Italiani dello Stivale sono tanto peggiorati che non sanno più gestire il Paese.

    C. La lista non dovrebbe sorprendermi, certe cose le so anche io. Ma se me le metti tutte insieme cosi, che figura ci facciamo ? tanto più che non ho ancora capito quali sono le cause.

    E. Fra i vari fattori che hanno un impatto sulla società e sull’ economia, ce n’ é uno di cui non si parla quasi mai: il quadro culturale e comportamentale, che é ovviamente diverso nei vari Paesi. Cultura, comportamento e formazione sono la piattaforma di base su cui si costruisce l’ economia di un Paese. Alain Peyrefitte, rinomato studioso delle economie, dice nella sua analisi storica “La Società della Fiducia”: “ Non c’è lo sviluppo e il sottosviluppo. Ci sono dei meccanismi mentali, generatori o inibitori di sviluppo, inegualmente presenti in ogni società della nostra epoca”.

    Se facciamo il confronto fra l’Italia e gli altri Paesi della U.E., latini e non, le conclusioni sono deludenti per l’Italia. I comportamenti diffusi e il quadro sociale degli altri Paesi della U.E. sono essenzialmente basati sui seguenti valori: serietà, correttezza, responsabilità, eguaglianza dei diritti dei cittadini, una buona dose di trasparenza, selezione per merito. Chiamiamolo patto sociale. La situazione sociale italiana di fine secolo è invece frutto di passate deficienze, caratteristiche del nostro Paese, e di recenti degradazioni. Di fatto la qualità e l’efficienza del sistema sociale italiano sono ben lontane da quelle medie europee. Un patto sociale non esiste più, in realtà. Qualche Italiano, poco realista, dice: “Il patto sociale c’ é, la Costituzione e le leggi”. Ma, essendo poco realista, trascura di verificare se essi sono realmente applicati nei riguardi di tutti.....

    Il mondo economico sia europeo che mondiale è in rapida evoluzione, non solo come tipo e qualità dei prodotti, ma anche come complessità dei quadri operativi di molti settori. L’aumento di complessità per molte attività economiche agisce da discriminante, nel senso di privilegiare nei risultati i sistemi e i Paesi ben strutturati e organizzati, ma anche nel colpire duramente le entità e i Paesi che difettano di affidabilità e organizzazione, e sono invece abituati a improvvisare.

    La competizione nel villaggio globale avviene oggi a ritmi ben superiori a quelli esistenti all’ apertura della U.E. Se venti anni fa un Paese mancante di capacità organizzative e di programmazione poteva ancora, in certi casi, reggere la competizione, oggi questo non é più possibile. Ne sei d’ accordo ?

    C. Parla chiaro, vuoi dire che non siamo, noi Italiani, i campioni dell’ organizzazione e della programmazione ?

    E. Hai capito, mia cara, ma non é l’ unico fattore, ce ne sono altri, mi sembra. Vogliamo tornare alle regole ?

    C. Ogni tanto la stampa straniera osserva che le regole da noi non sempre sono rispettate. Ma perché si impicciano tanto ?

    E. Perché, se alla non osservanza delle regole, ci aggiungi qualche altra cosetta (vorrei fare un elenchino conciso), si puo’ capire che tanti fattori insieme spostano lo Stivale dalla posizione degli anni ’60 (ottima competitività) alla posizione di oggi (competitività al livello del Burundi).

    C. Fammi capire che ci ha fatto il Burundi, per spostarci nella classifica. E come mai un Paese africano possa fare un elenchino dei fattori italiani, non capisco. Anzi, mi stai confondendo...

    E. Guardiamo la situazione di oggi, con un esempio. Prendi una riunione di cinquanta, cento o duecento persone. Un condominio o un parlamento, o un ‘assemblea di un partito. Se questa riunione avviene in un Paese della U.E., ci sarà una buona probabilità che, in una sola seduta, i problemi sul tappeto siano dibattuti pienamente, dopo riflessione, pacatamente, rigorosamente, con metodo, e portati a soluzione. Se la riunione si svolge fra Italiani, cio’ é molto meno sicuro....... Forse, a giudicare dal disordine molto probabile della discussione (ad es., in Italia é frequente uscire fuori tema) e dai facili litigi (i quali comportano anche difficoltà, per chi vuole, di esprimersi), si potrà dire che l’ unica cosa dibattuta a sufficienza sarà il tappeto. E dubbio quindi che ci siano conclusioni positive e chiare su tutti i punti dell’ agenda.

    C. Stai girando a vuoto, coi tuoi tappeti. Andiamo al pratico e dammi l’ elenchino conciso di cui parlavi.

    E. Cerchero’ di elencare i punti basilari. Le istituzioni italiane da un pezzo, non funzionano. Ne deriva la necessità di superare ostacoli e strozzature di una struttura sociale fatiscente, inaffidabile e inefficiente. Cio’ spinge sempre più cittadini e imprenditori alla conclusione: “la struttura e la istituzione che dovrebbe assistermi non risponde (specialità italiana). Me la cavero’ allora a modo mio, son disposto anche a compromessi per avere cio’ che mi serve o mi spetta”. Sarà costretto a incrementare il sommerso, per non dire la corruzione. In Paesi avanzati si fa invece il contrario: quello che non funziona, lo si mette in grado di funzionare.

    Al pratico: l’ europeomedio ha intelligenza sociale diretta; l’ Italianomedio ha intelligenza sociale deviata. Avremmo abbastanza psicologi nello Stivale, per iniziare a curarci, se volessimo ? Dubito, dubito, dubito......

    Facile la previsione: se si continua cosi, con la via traversa, e non si fa niente per cambiare, il sistema rischia l’implosione. A causa di troppe strozzature, che sono frequenti da noi e rare o non esistenti in altri Paesi. A causa soprattutto di sistemi sociali diversi negli altri Paesi della U.E., i quali hanno efficienze sociali molto superiori. Quindi sono più competitivi.

    C. Se le istituzioni non funzionano, intendi dire che bisogna cambiarle ?

    E. Cambiare le istituzioni potrebbe essere vitale. Ma, prima di cambiarle, é necessario vedere perché non funzionano. Cosi si capirà cosa é da cambiare.

    Quali i motivi primari del non funzionamento delle strutture statali e della perdita di competitività, che gli imprenditori lamentano ? A inizio secolo, nel mercato globale, é imprescindibile adottare valori che sono comuni in altri Paesi e che permettono una vita civile semplice, senza scosse. Tali valori, che esistevano in Italia (ma non in misura sufficiente) si sono poi rarefatti, sembrano spariti dalla società di alcune regioni, a causa della nostra recente degradazione. Eccoli: l’organizzazione efficiente, la programmazione, la chiarezza della espressione orale e scritta (da preferire alle scelte intuitive), la logica, l’eguaglianza reale dei diritti dei cittadini, la selezione per merito, il realismo, la precisione, la coerenza tra le azioni e i fatti, l’affidabilità di programmi preparati con rigore. E poi i valori primari che ne permettono la conservazione: la serietà, la riflessione, la correttezza, la responsabilità. Se avessimo tali valori, riusciremmo ad applicare completamente e pienamente la costituzione e le leggi. Per ora non possiamo arrivare a tanto. Proprio perché tutti questi valori sono scomparsi da alcune regioni e tendono a scomparire nel resto dello Stivale.

    C. Mi sembra che lo Stivale si sia unificato sotto una cattiva stella, se tanti valori, che prima esistevano più o meno, sono poi scomparsi o si sono rarefatti.

    E. In un certo senso c’ é sicuramente una cattiva stella. Ma credo che la verità sia: c’ é colpa di tutta la società, di tutti i cittadini. Si potrebbe sottilizzare (ma non é necessario), per capire se si tratta di colpe coscienti o di derive inconsce. Ma, se volessimo un giorno introdurre tali valori ?..... c’ é da fare attenzione ! Alcuni di questi valori non potrebbero essere introdotti, se prima non si é gettato dalla finestra la demagogia e il doppio linguaggio diffusi.


    C. Se tu, da emigrato, credi proprio di aver visto questi valori scomparire o nascondersi, puoi spiegarmi come cio’ sia avvenuto ?

    E. Cominciamo da prima dell’ unificazione. Nei secoli, tante invasioni. Gli Italiani furono costretti a cambiare spesso padrone, condizioni di vita, garanzie e diritti. Successe quindi che si adattarono, presero alcuni caratteri, rimasti poi nel DNA. Adattarsi al nuovo padrone, non contrastarlo, evitare conflitti. Gli Italiani di oggi, davanti agli altri Europei, mostrano poca simpatia per la fermezza e la chiarezza. Diciamo che non hanno una spina dorsale strutturata come quella degli altri Europei. In pratica, se gli leviamo la camicia e li guardiamo dalle spalle, gli Italiani sono ben diversi da altri europei. Il problema, mi sembra, é che nessun ministro della della Sanità (o della P.I.) ha mai iniziato una cura........

    Sarà per questo che oggi in Europa si riconosce agli Italiani una grande flessibilità. D’altronde,
    se non avessimo avuto nel passato lontano spirito di adattamento e flessibilità, avremmo dovuto avere, per esistere, forza, disciplina, solida spina dorsale ed eserciti paragonabili a quelli degli invasori. Non credo abbiamo avuti né gli uni né gli altri.

    La flessibilità é certo un vantaggio rispetto agli altri europei, in un mercato competitivo, che evolve rapidamente. Purtroppo la nostra grande flessibilità, unita ad una scarsa coerenza, debole spina dorsale, ha avuto anche conseguenze negative. Negli ultimi quaranta anni ci siamo velocemente adattati a nuovi usi e costumi. Talvolta imposti dai peggiori (quelli arrivati al potere con metodi loschi). Le evoluzioni, viste dall’ Europa, le ho risentite pressappoco cosi.

    1. ANNI 60-70. Ancora diffusi i comportamenti abbastanza corretti nella società. La corruzione già esiste, ma non si é ancora diffusa ovunque. Essa é nascosta, ma gira per le stanze del potere, cercando nuovi adepti. La facciata del potere é la gestione del Paese e la lotta contro il comunismo. Dietro la facciata, l’affaripolitismo (=commistione di affarismo privato e politica) si diffonde e contribuisce a sostenere partiti politici e relative correnti.

    2. ANNI 80-90. La diffusione a macchia d’olio della corruzione e dell’omertà nelle gestioni del potere nazionale, locale e degli enti di stato continua. Le motivazioni di difesa dal comunismo, di stato di allarme, spariscono. Non solo gli imprenditori si occupano di business (ottima cosa). Anche qualche politico lo fa, ma non allo scoperto (si tratta di percentuali, non dichiarate né tassate). Sempre più ci sono politici che pensano agli affari, sempre meno politici che gestiscono il Paese. Alla fine del secolo non ci sono organi istituzionali indenni dall’inquinamento in espansione. Persino la giustizia é colpita. Qualcuno comincia a dubitare che essa sia super-partes.

    3. La larga e rapida diffusione, dappertutto, della corruzione, fa cambiare i comportamenti. Gli Italiani, flessibili, possono cambiare velocemente. La gestione frequentemente scorretta del potere per fini di parte é ormai, negli anni ’90, ben conosciuta dal grande pubblico. I comportamenti scorretti o delittuosi non vengono più nascosti. Si confessa pubblicamente che le tangenti servono al partito o alle sue correnti. Ma l’affaripolitismo per arricchimenti personali é ancora nascosto.

    4. Vengono alla luce, sempre più numerosi, i casi di uso del potere per scopi delittuosi. Contemporaneamente, forse a causa della incapacità (o non volontà) della giustizia di perseguire i colpevoli, si diffonde il senso dell’impunità di chi sta al potere. In certi ambienti, essere cooptati dal potere politico comporta l’accettazione dell’affaripolitismo privato. Contemporaneamente diminuisce il numero di cittadini che protestano e si scandalizzano nello scoprire gli usi scorretti del potere. Il che é normale, nello Stivale, per parecchie ragioni. Ma credo che una delle ragioni primarie sia: in un Paese che ha elevato la confusione e i pantani a sistema di vita (per mancanza di coerenza, per il doppio linguaggio, per l’ approssimazione diffusa, per la perdita di motivazione dovuta all’ egualitarismo, etc.), si arriva ad accettare tutto. Si abbassa il livello dei comportamenti accettabili al livello delle suole. Iniziando dai livelli alti, anche perché la classe dirigente pubblica é stata scelta con criteri negativi.

    5. Appare chiaro che la % di gestori della cosa pubblica o degli enti statali che svolgono realmente il proprio ruolo diminuisce. Si diffonde l’idea che la carica pubblica o l’elezione non comporta necessariamente impegno né grandi obblighi inerenti al proprio ruolo.

    6. La dietrologia, le manovre, i colpi bassi fra clans diversi dei poteri nazionale e locali, divengono comportamenti diffusi. Per i funzionari pubblici di alto calibro gestire l’ente o il servizio di cui si é (nominalmente) responsabile diviene sempre meno importante. Conservare la propria fetta di potere, restare a galla, é la preoccupazione prevalente. Il che sembrerebbe quasi giusto, poiché sbloccare tanti meccanismi grippati lo si puo’ fare solo se si ha potere. Allora perché non cercare di averne di più ?

    7. Colla istituzione della Comunità Europea, le merci cominciano a passare le frontiere e nei Paesi della U.E. inizia la competizione. Produttori di beni e servizi devono fare fronte ad una competizione più accanita e difficile. In tale quadro economico divenuto complesso, i sistemi di produzione e vendita più efficienti emergono. Fra i Paesi della U.E., l’Italia si distingue per alcuni fattori particolari del suo quadro sociale, che hanno un impatto negativo sulla competitività.

    Eccoli:
    - l’assenza di determinazione e di capacità organizzative, la diffusione dell’improvvisazione (causa ed effetto della confusione in aumento) in un mercato sempre più complesso creano difficoltà agli imprenditori.
    - la difficoltà di realizzare i programmi pubblici previsti rende incerto il quadro economico e quello pubblico. Si vive sempre di più alla giornata, i programmi divengono solo indicativi. Le promesse non si possono mantenere. Gli obbiettivi dichiarati si dimenticano.
    - sparisce il valore “responsabilità del proprio operato”. Si diffonde a macchia d’olio il vecchio (ma una volta nascosto) uso di selezionare la classe dirigente per cooptazione e allacci personali. Il merito e l’esperienza, formalmente in auge, divengono in pratica valori dimenticati. L’unica cosa che conta ormai: conoscere un VIP potente.

    8. In certi settori il numero di persone che si serve di un referente é troppo aumentato. Per cui l’uso di un referente diviene una carta sempre meno sicura. Per effetto della sparizione dei valori, diviene chiaro ad un numero crescente di persone che compiere bene il proprio dovere, in modo corretto, non paga più. In conclusione, l’inaffidabilità, la confusione, regnano ormai sovrane nel sistema Italia. La competitività é sparita o sta sparendo. Gli imprenditori se ne lamentano. Il sistema Italia é ormai grippato in alcuni settori. Alcuni imprenditori, nel battersi contro la inefficienza, capiscono che spostare la propria attività al Nord o all’Est del Paese é un opzione da considerare come ancora di salvezza. Sta di fatto che l’imprenditore che vuole sopravvivere é sempre più spinto ad andarsene dall’Italia, alla ricerca di un sistema meno burocratizzato, più snello, dove le infrastrutture funzionano meglio che da noi e dove il costo del lavoro non deve finanziare una tassazione fiscale e contributiva in aumento (per via degli sprechi esistenti in Italia….). Dove non riceve pressioni per dare un posticino a Caio e Sempronio.

    9. La FIAT chiude il primo stabilimento. E il primo segno di una catastrofe in arrivo ? Le somiglianze del sistema Italia con i sistemi sociali del Sudamerica aumentano in certi settori. Chissà se un giorno i nostri allacci economici con i Paesi U.E. diminuiranno ? In tal caso ci resterebbe un’opzione: associarci ad un mercato comune del Sudamerica !

    C. Se tutte queste evoluzioni si sono realmente verificate (e forse é anche vero), dimmi senza perifrasi: in che situazione sociale si trovano oggi gli abitanti dello Stivale ?

    E. In mutande !

    Antonio Greco
    ANGREMA@wanadoo.fr


    P.S. Le linee direttive del programma necessario e urgente per la società italiana (un nuovo patto sociale da definire), il quale permetta al Paese di divenire una società europea a pieno titolo, capace anche di sviluppare un’ economia fiorente (dopo gli sforzi necessari), sono già pubblicate. Gli interessati me ne chiedano copia o le coordinate Internet.

  10. #250
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    Antonio Mansi, banalizzo e riassumo ... tu consideri la radice di questa malsana situazione italiana l'inefficenza delle Istituzioni che non funzionano come dovrebbero ... e ritieni che la soluzione praticabile consista, in via prioritaria, nel modificare e riorganizzare le Istituzioni in modo che siano funzionali alle necessita' di crescita socio-economica del Paese ... come, sempre secondo la tua analisi, avviene in tutti gli altri Paesi dell'Unione.
    Orbene ... considero la tua anamnesi e la tua cura idonee al caso italiano ... ma ti faccio notare che a questa ipotesi di soluzione si frappone il muro della conservazione e del mantenimento delle leve di comando da parte di quei gruppi di potere che, di fatto, tengono in mano il Paese.
    Prova tu ad andare in una qualsiasi riunione di lavoratori della Pubblica Amministrazione a dire di riorganizzare i servizi secondo criteri di efficenza e di funzionalita' ... ti si scaglieranno addosso decine di pan-sindacalisti ... di tutte le sigle e di tutti i colori .. che sono il vero freno allo sviluppo ... che sono la vera forza di "conservazione" ... che sono la vera mafia di cui soffre il nostro Paese ...
    Solo rifondando il sindacalismo con l'abolizione dei funzionari esterni che, spesso, non hanno mai visto una fabbrica ... solo riportando l'azione sindacale all'interno delle aziende e dello Stato ... dando potere decisionale ai lavoratori e non ai funzionari esterni servi di partito ... solo rendendo partecipi i lavoratori della gestione delle aziende in modo graduale ma costante ... si potranno trovare le strade per coniugare gli interessi del capitale e del lavoro.
    Purtroppo in Italia, specialmente in questo momento, con due sindacalisti ai massimi vertici delle Istituzioni ... e con un governo schierato tutto dalla parte di questi gruppi di potere statalisti e della conservazione ... le tue speranze diventano chimeriche ...
    Con la speranza che questo incubo, che sta avendo la bella italica addormentata, finisca al piu' presto ... ti saluto caramente ...

    http://www.nuvolarossa.org/

 

 
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