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nuvolarossa
Programmi a confronto/Con Prodi i no global; centrodestra su salutari posizioni atlantiste
Si trovano nell'Unione i veri conservatori del Paese
di Gianni Ravaglia
Una lettura comparata delle piattaforme programmatiche presentate dai due poli in lizza per le prossime elezioni politiche, induce a credere che la vittoria dell'una o dell'altra coalizione inciderà nel profondo sulle prospettive della nazione. Cominciamo dai valori e dalla politica estera: "multiculturalismo e Onu" sono le parole d'ordine dell'Unione a fronte della riaffermazione dei "valori identitari" della nostra storia e dell'"Atlantismo" della CdL. Per chiarire: l'Unione sostiene il multilateralismo, il multipolarismo, l'esigenza di far perno sull'Onu per la definizione delle controversie internazionali, perseguendo di fatto il disarmo dell'Occidente. Il tutto è completato dal concetto no global, bertinottiano, che "non si esce dalla crisi della cooperazione internazionale senza interagire con i grandi movimenti di solidarietà e di critica alle politiche neoliberiste, emersi a Seattle e Porto Alegre". Nel campo opposto, la CdL, più asciutta e incisiva, afferma: "In un mondo sfidato dal terrorismo e attraversato dal rischio dello scontro tra civiltà, noi poniamo la costruzione della pace e il dialogo tra i popoli come fondamentale dovere della nostra politica internazionale. In questo contesto resta cruciale la scelta europeista e atlantica. Il centro strategico del nostro disegno è la difesa delle radici giudaico-cristiane dell'Europa e il contrasto di ogni fondamentalismo". Come conseguenza delle scelte di fondo, l'Unione accoglie e stimola l'immigrazione come risposta sociale, per cui l'Italia diverrebbe terra di conquista; invece, la CdL vede accessi programmati, compatibili con le nostre esigenze e con il dovere di una necessaria integrazione. Sul tema dell'energia, l'Unione crede di poter risolvere il problema con il risparmio energetico, il raddoppio della produzione di energia da fonti alternative, senza peraltro indicare i costi, che sono ingenti, e con l'utilizzo del gas; laddove la CdL, per ridurre la dipendenza dell'Italia dalle nazioni a rischio, intende introdurre anche l'utilizzo del carbone pulito e riapre la prospettiva del nucleare.
Contrastanti sono le proposte su debito pubblico, federalismo, ruolo dello Stato. Burocratismo, statalismo dirigista, egualitarismo segnano le tesi dell'Unione; fantasia, spirito di libertà e premio al merito caratterizzano le scelte dalla CdL. Infatti, per quanto riguarda il rapporto tra debito pubblico e federalismo fiscale, l'Unione si pone semplicemente l'obiettivo di pianificare normativamente il "bilanciamento tra autonomia, flessibilità e responsabilità tra centro e periferia", mentre la CdL propone un innovativo "patto tra stato, regioni, enti locali, cittadini e investitori" per trasformare il patrimonio pubblico in una risorsa, ridurre il debito pubblico e quindi il suo costo del 30-35%, offrire ai risparmiatori occasioni non rischiose di investimento. Sul ruolo dello stato, poi, mentre l'Unione opta per ipotesi collettiviste quali un'anacronistica programmazione dello sviluppo che presume di poter dettare alle imprese il compito su cosa fare e dove investire, la CdL punta a snellire la legislazione, fornire incentivi fiscali e facilitazioni normative allo sviluppo. Sulla scuola e l'università, l'Unione vuole azzerare le riforme Moratti che, seppure ancora timidamente, hanno introdotto premi al merito dei professori e una migliore qualità degli studi. Su lavoro, fisco, imprese, il conflitto tra due filosofie della crescita è marcato. Ambedue i programmi prevedono iniziative per la ricerca e la liberalizzazione dei servizi, ma esse sono inserite all'interno di obiettivi di governo estremamente contrastanti. Da un lato, l'Unione si prefigge di bloccare le grandi opere infrastrutturali, irrigidire il mercato del lavoro, ipotizzando addirittura un ritorno alla scala mobile, di imprimere un dirigismo alla politica industriale, fino a prevedere un codice etico per le imprese che sottoscrivano accordi commerciali con l'estero, di aumentare le imposte sulla casa, sui risparmi, sui redditi personali con l'introduzione di una nuova progressività delle aliquote. In sostanza si vuole appiattire la crescita oltre che, naturalmente, ridistribuire a chi meno ha. La CdL si propone, invece, innanzitutto di abbreviare i tempi di costruzione delle reti infrastrutturali che, assieme alle liberalizzazioni, possono rendere l'Italia più competitiva; punta, anche con la flessibilità, alla piena occupazione, alla riduzione di imposte e contributi per le imprese e le famiglie, al drastico calo della mano morta del debito pubblico, liberando nuove risorse per la crescita. In sostanza si vuole stimolare una libera crescita dello sviluppo e della ricchezza nazionale pur prevedendo specifici interventi di sostegno solidale per coloro che non ce la fanno: i giovani disoccupati, le famiglie a basso reddito, gli anziani. A ben vedere siamo di fronte allo scontro tra due modelli di sviluppo, tra una ricetta conservatrice, statal - collettivista e un progetto di graduale ma decisa innovazione, liberale. In sintesi gli italiani sono chiamati ad esprimere, se vogliono, con l'Unione, un'Italia disarmata, neutralista, multiculturale e senza identità, con il ritorno di marcate forme di statalismo collettivista. Oppure, con la CdL, un'Italia liberale, euroatlantica, che sa farsi carico delle proprie responsabilità internazionali a difesa dei propri valori e della propria identità, che vuole un'economia in crescita, uno stato snello, capace di sostenere i più deboli senza appiattire o frenare lo sviluppo. In conclusione, dall'approfondimento dei due programmi, ho tratto la convinzione che il mattatore del programma dell'Unione sia stato Bertinotti, mentre in quello della CdL sono presenti gran parte delle indicazioni emerse dalla conferenza programmatica del Pri. Considerata la posta in gioco, con i pericoli incombenti connessi al terrorismo islamico, alla dipendenza energetica che pone a rischio la stessa indipendenza nazionale, il 9 aprile, non è il caso di starsene a casa. La mia personale opinione è che, con una leadership meno contestabile di quella di Berlusconi, la CdL avrebbe avuto vita facile. Ciononostante, ai cittadini ancora indecisi consiglierei il gioco della torre: buttereste giù il comunista, no global, Bertinotti, oppure il contraddittorio, quanto volete, ma liberale, euroatlantico Berlusconi?