il buttero...sei proprio finito...e non cè bisogno dello Zingarelli per esserne sicuri...Originariamente Scritto da il buttero
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Sindrome del vincente
di Gianni Pardo da Il Legnostorto
L’odio per Berlusconi ha spinto a formulare contro di lui le accuse più sgradevoli e tremende: ma non tutti sono degli appassionati dello stile catastrofico. Alcuni si limitano, con palese godimento, ad ironizzare sulla sua vanità: è piccolo e vorrebbe sembrare alto; è vecchio e vorrebbe sembrare giovane; dovrebbe essere un’istituzione e non resiste alla tentazione d’apparire spiritoso. Fra l’altro, si può aggiungere, essendo incapace di concepire la tetraggine o la malafede altrui, si mette nei guai raccontando barzellette a gente che manca del senso dell’umorismo. Dimentica che, come insegna Molière, le premesse della tragedia e della commedia sono le stesse: dunque è facile, volendo, leggere nelle sue storielle empietà e crudeltà. Come del resto fece quell’esimio esempio di virtù di Rousseau. Chissà quanti amici gliel’avranno detto: ma Berlusconi non resiste alla tentazione di ottenere la risata e l’applauso.
Tutto questo è stranoto. Più interessante è dunque chiedersene la ragione: come mai un uomo che veramente “non ha bisogno di chiedere” chiede sempre simpatia? Come mai sorride costantemente e tende la mano a tutti, persino ai suoi nemici? Un spiegazione potrebbe essere la sindrome del vincente. Che sarà qui illustrata con un esempio.
Un quarantenne timido non aveva mai corteggiato una donna e si era sposato solo perché una donna ne aveva preso l’iniziativa. Era piccolo e grasso. Stimato da tutti per le sue qualità, come maschio era in disarmo. Poi invece s’innamorò d’una donna e lui che non aveva saputo comportarsi da ragazzo quando lo era, per amore divenne audace. Non solo corteggiò una signora molto più giovane e sposata, ma smise di mangiare pur di dimagrire, cercò di vestirsi meglio, ebbe l’impudenza di scrivere poesie, fece qualche follia. Divenne un altro uomo ed ebbe successo. Comportandosi da perdente aveva perduto, comportandosi da vincente aveva vinto.
La caratteristica del vincitore è infatti la capacità di sperare nella vittoria e di non dare per scontata la sconfitta. Neppure quella che sembra inevitabile. Il vincente, se è povero e vuole arricchirsi, è capace di fondare un’impresa con denaro preso a prestito, se è brutto non si priva di corteggiare Venere, che del resto i greci hanno fatto moglie di uno zoppo. Se gli cadono i capelli non accetta il verdetto dell’età e procede al trapianto. Se può sembrare più alto con dei tacchi un po’ più spessi, più giovane con una tintura per capelli o con un po’ di cerone in più, non vede perché non dovrebbe farlo. “I pessimisti non realizzano gran che, nella vita”: l’ha detto Berlusconi. Il quale, nei confronti del successo, ha la sfacciataggine di Don Giovanni. Costui non si privava di corteggiare nessuno. Se ci avesse provato con la Madre Superiora, e se lei lo avesse mandato al diavolo, lui poi in un orecchio vi avrebbe confidato che tuttavia, una volta… E il bello è che avrebbe detto la verità[1].
Berlusconi è un vincente. Lo dimostra il fatto che non riesce a trattenersi dallo scherzare. Applica la raccomandazione di Nietzsche per cui il superuomo non deve camminare, deve danzare sulla corda. E deve saper ridere. Mentre i molti, quando hanno raggiunto una posizione preminente, mostrano tutta la prudenza di chi teme di cadere dall’alto soglio, Berlusconi continua a fare il monello, come se la distanza dagli altri fosse sempre tale da lasciargli un grande margine. Dimostra un’immensa sicurezza di sé. Alcuni l’hanno inconsciamente percepito e l’hanno accusato di arroganza ma egli non è affatto arrogante: non ha bisogno d’arrogarsi nulla, perché ha già tutto. È semplicemente capace, come Cassius Clay, di saltellare sul ring con le braccia penzoloni: perché sa d’avere una riserva di velocità che non concede all’avversario nessuna possibilità.
Berlusconi può anche perdere e magari perderà. Ma rimarrà un vincente paradigmatico: perché non diviene mai calvo.


Bush lancia la volata all’«amico» Silvio
Il presidente americano elogia pubblicamente Berlusconi: «È un leader forte che ha dato stabilità»
Nel colloquio privato nello Studio Ovale il premier italiano ha ribadito che il nostro Paese ritirerà le truppe dall’Iraq entro il 2006
di GIANNI DI CAPUA da Il tempo
CHE peso avrà in termini elettorali lo si saprà solo il 10 aprile, ma non c’è dubbio che per Berlusconi, quello andato in scena ieri a Washington, è stato il migliore spot elettorale possibile (anche se in serata una fonte anonima del Consiglio per la sicurezza nazionale ha invitato a non strumentalizzare in chiave elettorale le parole di Bush). L’«amico» George Bush non lo ha tradito e, al termine dell’incontro privato nello studio Ovale, rispondendo alle domande dei giornalisti, ha elogiato il rapporto che lega Italia e Usa lodando più volte il presidente del Consiglio e augurandosi, di fatto, che Berlusconi possa continuare a sedere a palazzo Chigi. «Ogni volta che ricevo alla Casa Bianca il presidente Silvio Berlusconi - ha iniziato Bush - mi si solleva il morale, perchè è una persona così positiva e così ottimista». Parole che hanno subito inserito l’incontro nella cornice dell’ottimo rapporto costruito in questi anni tra «Silvio» e «George». Un rapporto di amicizia ancora prima che politico. Non per questo, però, Bush ha voluto rinunciare a considerazioni di tipo politico. Anche se, ai giornalisti che gli domandavano se i rapporti tra Italia e Usa potranno cambiare dopo il 9 aprile, il Presidente americano ha prima fatto notare che si trattava di un tema di «politica interna» (mentre Berlusconi gli suggeriva sorridendo: «Puoi anche rispondere con un "no comment"»), ma poi ha comunque preferito spiegare: «Il nostro rapporto non è politico, ma è strategico ed è importante per i nostri popoli e per gettare le fondamenta della pace». E subito ha aggiunto: «Una relazione personale è basata sulla reciproca fiducia. E io ho visto che Silvio è una persona che mantiene la parola. Qualche volta non siamo d’accordo, ma almeno uno sa come lui la pensa. A me piace chi fonda la propria opinione sui propri principi». Poi, per sgombrare il campo da equivoci, ecco arrivare l’investitura ufficiale. Berlusconi, ha aggiunto Bush, «è un leader forte che ha portato stabilità. È importante per il presidente americano poter lavorare con qualcuno in maniera coerente e stabile ed io apprezzo la stabilità che il premier ha portato al governo italiano e a un nostro stretto amico e alleato. È molto più facile avere una politica comune quando si ha a che fare con la stessa persona da un anno all’altro». Insomma, anche senza dirlo apertamente, Bush ha di fatto lasciato intendere che, se il 9 aprile vincesse nuovamente Berlusconi, per gli Usa sarebbe di certo un’ottima notizia. Ma, al di là dello scambio reciproco di complimenti (anche Berlusconi ha lodato Bush per la sua «guida sicura» al vertice della «più grande democrazia del mondo»), il colloquio tra i due è stata anche l’occasione per fare il punto su alcune questioni internazionali. Bush ha fatto sapere di aver chiesto al Cavaliere il suo parere sull’Iran («è stato molto utile») e di averlo ringraziato «per la sua forte leadership nel continuare ad appoggiare lo sviluppo della democrazia in Iraq». Dal canto suo Berlusconi ha ribadito a Bush che l’Italia, nonostante l’acuirsi delle tensioni nel Paese, ritirerà le proprie truppe da Baghdad entro la fine dell’anno. Poi il premier ha voluto esprimere la propria solidarietà per i soldati caduti in Iraq assicurando che la perdita di un militare americano è sentita in Italia come quella di un soldato italiano. «Continuiamo in questa direzione - ha proseguito Berlusconi - convinti che solo l’unione di tutti gli stati democratici possa risolvere i problemi nel mondo». Finale all’insegna del made in Italy. Il presidente americano ha pubblicamente elogiato il «lavoro magnifico» fatto dal popolo italiano nell’ospitare le Olimpiadi invernali. «Lo so di prima mano - ha detto - perché mia moglie Laura, che ha guidato la delegazione Usa all’inaugurazione dei Giochi, me lo ha riferito».


Forse Bush non ha ascoltato con attenzione quando Silvio dice di essere con "la sinsitra del partito democratico" degli Stati Uniti........ forse le sue lodi sarebbero meno......spontanee.......
Shalom


Lo Zingarelli serve a te per imparare un pò di verbo italico. Iniziare da lettera A.Originariamente Scritto da Mantide
In quanto a finiti mi sa che qualche altro è alla frutta, anzi al grappino.
Ciao CDL! Ciao Berluschino!


dal quotidiano LIBERO di oggi, 2 marzo 2006....
" Le mani di sangue del compagno Diliberto
di FAUSTO CARIOTI
Si può iniziare citando il pornoattore Rocco Siffredi nel famoso spot delle patatine: «Fidati di uno che le ha provate tutte». Oppure, più modestamente, si può ricordare ciò che pensava di certi "progressisti" il filosofo Raymond Aron: «Privi di pietà per le debolezze delle democrazie, sono disposti a giustificare i più turpi delitti, purché commessi in forza di una giusta dottrina». Perché di Oliviero Diliberto, che ieri ha commentato l'incontro tra Silvio Berlusconi e George Bush dicendo che «sono andati a stringersi mani grondanti di sangue», ci si può fidare sul serio: il segretario dei Comunisti italiani è un esperto vero, le mani sporche di sangue innocente le conosce bene, avendone strette tante di persona. Da quella del macellaio Fidel Castro, dittatore con un lungo curriculum in materia di oppressione e soppressione dei prigionieri di coscienza, a quelle dei terroristi di Hezbollah, specializzati nell'uccisione di civili israeliani. E ogni volta, di quelle mani il leader dei comunisti italiani ha saputo apprezzare l'odore e il sapore, lodandole e benedicendole a distanza di anni. Meglio di un sommelier con un Sassicaia dell'85. Diliberto ha il suo buon motivo per attraversare il mondo alla ricerca disperata di una foto accanto a dittatori e terroristi nemici degli Stati Uniti e di Israele. Un motivo che si chiama Fausto Bertinotti. Pur non essendo un gigante, il leader di Rifondazione Comunista vola chilometri più in alto di lui.Ha più voti di Diliberto, nella coalizione conta assai di più e quanto a eloquio e charme il confronto manco si pone. Quel che è peggio, nella aggrovigliata topografia dell'Unione, Rifondazione è collocata a sinistra dei Comunisti italiani. Tempo fa Diliberto ha provato a rifarselo amico, proponendogli una lista unitaria della sinistra alternativa. Bertinotti gli ha risposto picche, nella convinzione (sensata) di avere tutto da perderci. Così adesso i due si devono contendere lo stesso gruzzolo di elettori, e Diliberto, che parte con un notevole svantaggio, è impegnato in un divertente match di wrestling contro il buon senso per dimostrare agli elettori della sinistra estrema che, pur stando più vicino a Prodi di Bertinotti, in realtà è più a sinistra del segretario di Rifondazione. Da qui le dichiarazioni che ne fanno l'unico noglobal del mondo occidentale in corsa per una poltrona da ministro e le fotografie che lo ritraggono accanto ai leader più imbarazzanti del pianeta. Quanto a sangue sulle mani, infatti, pochi sono in grado di competere con Fidel Castro. Per stringere un accordo "di reciproca collaborazione" con il partito comunista cubano, nel gennaio del 2004, Diliberto è volato sino all'Avana, tornando comprensibilmente orgoglioso: «Siamo l'unico partito in Europa ad aver stabilito un rapporto così stretto». Senso di vomito, raccapriccio per quanto accade a Cuba in materia di diritti umani? Ma figuriamoci: quella di Castro, aveva spiegato pochi mesi prima Diliberto, è solo «una democrazia applicata in forme diverse rispetto a quella occidentale». Molto diverse. Il progetto "Cuba Archive" ha iniziato a fare la conta dei civili uccisi dal regime comunista dal 1959 a oggi, mettendo nel conto solo i morti provati da almeno due fonti indipendenti e ai quali era possibile attribuire un nome. Sinora si è arrivati a 9.240 uccisioni: 5.640 fucilati, 1.203 vittime di esecuzioni sommarie, 2.199 morti in carcere (gran parte dei quali, manco a dirlo, prigionieri politici), 198 "desaparecidos". E la stima, visti i criteri adottati, è drammaticamente approssimata per difetto. A questi vanno aggiunti almeno 77.833 "balseros" morti in mare mentre cercavano la libertà fuggendo dall'isola. Diliberto, però, non se ne è mai fatto un problema. Nell'aprile del 2003, quando persino la sinistra italiana si era rivoltata contro un nuovo giro di vite del dittatore, lui era insorto a difenderlo: «Adesso va di moda parlare male di Cuba. Io però non mi accodo». Tranquillo, nessuno si era illuso del contrario. Nel novembre del 2004 è stato il turno dei leader di Hezbollah, l'etichetta politica che ospita i terroristi libanesi autori di stragi di civili e soldati israeliani a colpi di razzi Katyusha. La milizia radicale sciita è considerata un'organizzazione terroristica, oltre che da Israele, da Stati Uniti, Inghilterra, Olanda e Australia. Persino il Parlamento europeo si è mosso, dichiarando Hezbollah un movimento terroristico e chiedendo ai pavidi ministri dell'Unione europea di fare altrettanto. Del resto, nel manifesto dell'organizzazione libanese, scritto nel 1985, si legge che la loro lotta proseguirà sin quando la «entità sionista», cioè Israele, non sarà «completamente distrutta ». Assieme ad Hamas e alle altre organizzazioni terroristiche islamiche, Hezbollah sinora ha contributo ad uccidere oltre mille civili israeliani e a ferirne 2.200. Imbarazzi? Figuriamoci. Diliberto è corso a stringere la mano al segretario del partito Hezbollah, Hassan Nasrlallah, spiegando ai giornalisti italiani che i terroristi non sono quelli come lui, ma «chi attacca i civili». Dimenticando la lunga lista di donne e bambini israeliani fatti fuori dai suoi nuovi impresentabili compagni con barba e turbante. Cosa non si fa per amore."
Non vorremo di certo che un simile personaggio, davvero ripugnante dalla punta dei capelli alle unghie dei piedi, diventi nuovamente ministro della Repubblica, nevvero???
Saluti liberali e intransigentemente anticomunisti


...buttero...sei finito e ti sei dato la zappa sui piedi da solo...finiscila che è meglio per te,del resto è meglio continuare a fare gli smargiassi nel Principale...qui il tuo reale "livello" viene a galla...ed è un consiglio valido non solo per te...Originariamente Scritto da il buttero
...


Mantide, sei un bischeraccio (vedi Zingarelli)!Originariamente Scritto da Mantide


Ci tocca proprio rivotare Silvio in effetti... almeno sappiamo chi sono i nostri alleati (USA e cultura occidentale)... Gli alleati della sinistra non ho ancora ben capito chi sono e forse non lo sanno neanche loro. Da quando il loro alleato è morto soo un po' disorientati.
Minou


Mantide è un maschietto?Originariamente Scritto da il buttero
Strano, per argomentazioni ed atteggiamento pare proprio femmineo.
Informauro