





ancora michele santoro ricco imprenditore
Ieri sera su rai 2 ore 23.35 sul programma "confronti" si è parlato del fatto che la "famiglia di Santoro (moglie suoceri cognati etc.)sono ricchi impenditori italiani che hanno affari con loro aziende "impiantate" nella Repubblica di San Marino da sempre! Si è detto che non era giusto parlare degli affari della moglie e dei suoceri di Santoro....perchè allora Santoro ha parlato delle famiglie di altri imprenditori Sammarinesi? Perchè nelle sue interviste non ha intervistato le aziende di Famiglia mentre ha intervistato le aziende concorrenti? Adesso Santoro vuole denunciare (come ha detto in diretta TV ad anno zero!) i giornali locali riminesi ("la Voce" di rimini etc.) perchè secondo lui è solo "spazzatura" e che i suoi avvocati sono meglio di quelli di Berlusconi!!! Perchè arrabbiarsi tanto con i giornali locali che conoscendo Gli affari di Santoro hanno solo informato i lettori che anche Santoro ha Grosse ville che stà ristrutturando sui colli di Rimini e che la famiglia Sua possiede aziende a San Marino e grosse auto e barche? Se lui lo ha fatto con gli altri perchè gli altri non possono farlo con lui!!!!???


UN SONDAGGIO DEL TG1 UN' ITALIA CHE SOGNA CON LA TV, E SPESSO COS' CINICA DA NON SAPER INDICARE UNA SOLA FIGURA-MITO
Silvio alla destra di Karol, eroi per caso
di Jacopo Iacoboni da La Stampa
Giovanni Paolo II e Silvio Berlusconi sono, evidentemente, entità incommensurabili. Eppure se chiedete agli italiani chi sia il loro eroe contemporaneo diranno Wojtyla e, subito dopo, il Cavaliere.
Sintomatico il sondaggio presentato ieri dal Tg1, un'idea del direttore Gianni Riotta e di Renato Mannheimer, con il quale lavora fin dai tempi di Milano-Italia, o dei focus group del Corriere inaugurati nel '94. Il primo sondaggio dell'era-Riotta cercava di capire se davvero percepiamo la criminalità in aumento oppure no; ieri invece si è domandato agli italiani se sanno ancora indicare un eroe, come quando a da ragazzi ci tuffavamo nei romanzi russi, o credevamo che un'idea avrebbe cambiato le prospettive al mondo.
Nessuno, purtroppo, ha risposto che il suo eroe è il Principe Andrej di Guerra e Pace; nessuna, per fortuna, ha citato Natascia, ma forse solo perchè non la conosceva; e neanche un Maradona. Ne è uscito invece il ritratto di un paese rimasto per moltissimi aspetti bambino, dunque attaccato a ricordi da libri di scuola; e infatti il primo eroe in assoluto è Giuseppe Garibaldi, il secondo Alessandro Magno, il quarto Giulio Cesare. Ma siccome una fiction vale almeno quanto sbiadite reminiscenze, al terzo posto trovi poi il carabiniere Salvo D'Acquisto, al quale è stata da poco dedicata una serie tv. Dà sollievo la sensazione che una fetta di italiani abbia partecipato - foss'anche soltanto da lontano - ai grandi sogni del Novecento, Marthin Luther King è sesto, Gandhi settimo, il Che quinto. Se non loro, eroi, chi? Tutti, però, sono morti da un pezzo. E questo potrebbe sorprendere.
Viene il sospetto che la realtà più vicina, quella martellante dell'attualità e dei media, resta meno impressa nelle cortecce cerebrali, e questo uno non se l'aspetterebbe. Wojtyla primo dei contemporanei certo, ma che ci fa dietro di lui uno come SILVIO? E cosa ricaviamo dal vedere il Cavaliere davanti a Madre Teresa, terza tra gli eroi contemporanei? E perchè le uniche donne citate devono essere a dir poco eccezionali, come Rita Levi Montalcini, o Madre Teresa, appunto, o al limite Oriana Fallaci, che compare anche lei in graduatoria tra le "eroine"?
Siamo, parrebbe, un paese che sogna poco, e molto poco guardando al futuro. Di libri, musica, immagini anche pop che non siano la tv, sostanzialmente non abbiamo neanche idea. Diciamo di odiare la politica, ma i politici occupano di fatto le nostre teste molto più, poniamo, di un libro che ci ha cambiato la vita, o della canzone che ci ha fatto innamorare: e allora ecco in graduatoria Prodi, Fini, Ciampi. Amiamo gli sportivi famosi, ma meno di quanto s'immagina, c'è solo Valentino Rossi tra i primi. Falcone, per fortuna, ci è rimasto impresso.
Mannheimer dice che una percentuale relativamente alta non ha saputo indicare neanche un nome. Un Paese con tanti eroi è, in fondo, uno che non ne ha nessuno.
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Prodi: una sola frase, molte sciocchezze
di Gianni Pardo da Il Legno storto
Se un pescatore dice d’avere pescato una sardina eccezionale che da sola pesava trecentocinquanta grammi, qualcuno gli crederà e ammetterà che è stata una presa eccezionale. Ma se racconta d’avere pescato una sardina da tre chili e mezzo, si farà ridere in faccia. Nello stesso modo in politica mentire non è peccato, bisogna evitare di mentire troppo: perché si rischia di farsi ridere in faccia. È il rischio che correrebbe Prodi, se solo gli italiani avessero un minimo di memoria. Ecco la sua dichiarazione di ieri, riportata dal “Foglio” di oggi: “Berlusconi ha fatto una legge per farmi durare di meno, ma io durerò 5 anni”. Ed ecco alcuni commenti evidenti.
1) La legge non funziona per farlo durare di meno ma per farlo durare di più. Se alla Camera l’Unione non avesse avuto l’enorme abbuono che ha avuto in quanto vincitrice delle elezioni (per sei decimillesimi dei voti), avrebbe avuto in essa lo stesso scarto di parlamentari che ha al Senato, meno i senatori a vita.
2) La legge elettorale, per quanto riguarda il Senato – se chi scrive non ricorda male – aveva lo stesso meccanismo della Camera ma, su pressione del Presidente Ciampi e di altri, fu modificata per renderla così com’è. Ed oggi l’Unione ha le maggiori difficoltà nel ramo del Parlamento dove la riforma del sistema elettorale non funziona come fu originariamente concepita.
3) È stata la Cdl che ha imposto la nuova legge elettorale a Berlusconi piuttosto che non sia stato lui a volerla. Dunque, si può dire che è una legge della Cdl; si può dire che è anche di Berlusconi; ma dire che è sua, e sua soltanto, è una stupidaggine. Inoltre, dal momento che tendeva a favorire i piccoli partiti (per questo l’Udc la voleva), essa favorisce anche i piccoli partiti di sinistra, i quali infatti non scalpitano per modificarla.
4) Quanto al dire “durerò cinque anni”, è una stupidaggine e basta. Prodi in questo lasso di tempo – Dio non voglia – potrebbe morire. Il Senato potrebbe mandarlo a casa con uno dei tanti voti di fiducia andati male. In seguito, anche se Napolitano non sciogliesse le camere, l’Unione probabilmente gli preferirebbe un altro Primo Ministro. Come è già successo.
Il futuro è un tempo da maneggiare con cautela ma uno che, in una breve frase, è capace di dire tante sciocchezze, usa questa dinamite con la disinvoltura. Come dice il proverbio inglese, fools rush in where angels fear to tread, gli sciocchi si precipitano lì dove gli angeli hanno paura di camminare con cautela.


Dietro le quinte: per Prodi e Amato qualcosa "scricchiola" davvero
di Il Legno Storto
A cura di Laura Cesaretti -(Velino) - I fischi di Bologna hanno allarmato il premier. Che dopo averli liquidati come la contestazione di "venti ragazzi organizzati", evidentemente mandati da Berlusconi, Prodi ha scritto una lettera aperta al Resto del Carlino usando toni quasi drammatici: "penosa situazione del paese", "dobbiamo davvero chiederci perche' una societa' moderna e democratica e' arrivata a tanto", "rischi elevati per tutti". Certo la contestazione che il premier ha dovuto fronteggiare nella sua citta' e' stata sgradevole e assai agguerrita, ma evidentemente c'e' anche altro, a preoccuparlo. E le sue parole riecheggiano le dichiarazioni che ieri mattina Giuliano Amato ha rilasciato a Repubblica: "La democrazia italiana scricchiola, si rischia una deriva populista che mette insieme tutte le rabbie diffuse nel paese e finisce per sfasciare culture, partiti e istituzioni". Il tutto, curiosamente, per proporre come ricetta salvifica il Partito democratico, messo in crisi dal "cozzare delle identita' contrapposte che cercano di non farsi spossessare le une dalle altre".
Evidentemente qualcosa "scricchiola" davvero, secondo Amato e secondo il premier. La popolarita' del governo e' ai minimi termini, le mine sotto la sua maggioranza si moltiplicano, da gennaio attendono al varco i Pacs, le riforme, il riconteggio delle schede, il referendum elettorale. E il Partito democratico e' un'ipotesi sempre piu' in crisi: la Margherita cavalca apertamente lo scontro sui temi "etici", e ha rifiutato con sdegno le aperture del Pse a un ingresso nelle sue file. Ma anche dentro la Quercia sale l'insofferenza: del Correntone, della "terza mozione", ma ormai anche i dalemiani doc (a cominciare dalla capogruppo Anna Finocchiaro e dal ministro Livia Turco) danno chiaramente voce all'irritazione verso i cattolici e i loro continui diktat che "stressano l'Ulivo e la maggioranza", mettendo in difficolta' crescenti Piero Fassino, che non a caso ieri ha cercato di mandare segnali di appeasement al Vaticano.
Da fuori, intanto, Casini fa cantare le sirene del possibile accordo trasversale tra cattolici sui temi etici, la Margherita non replica apertamente ma qualche giorno fa ha tentato di far scrivere nell'ordine del giorno sui Pacs che la legge andava concordata "con l'opposizione". Contemporaneamente, il capo dell'Udc non rifiuta l'ipotesi di un governo di larghe intese guidato da D'Alema, e insinua che neppure Berlusconi lo rifiuterebbe: era lui a volere D'Alema al Colle, ricorda. Sta di fatto, sottolinea piu' d'uno dentro l'Unione, che va capito perche' Casini abbia scelto questo momento per rompere con la Cdl e infilarsi in un limbo politico: "Evidentemente ha avuto dal centrosinistra qualche segnale di via libera, l'assicurazione che un rimescolamento delle carte puo' essere alle porte". Un "rimescolamento" che necessariamente dovrebbe passare per una crisi del governo Prodi. Che evidentemente non e' nervoso solo per i fischi ricevuti a Bologna.


Roma, 12 dic. (Adnkronos) - ''C'e' qualcosa di surreale nelle parole dell'ex premier Berlusconi sulla Rai, che va al di la' del gravissimo appello a non pagare il canone. L'uomo che per cinque anni ha deciso chi puo' lavorare e chi no nel servizio pubblico mentre restava proprietario di tre reti nazionali private, non riesce a sopportare che qualcuno dei 'suoi' licenziati sia tornato o possa tornare a lavorare in Rai. Ormai e' una autentica ossessione non degna del principale leader delle opposizioni''. Lo afferma il capogruppo dell'Ulivo in commissione di Vigilanza Rai, Fabrizio Morri.
Di Surreale,secondo me ,ci sono solo le cazzate cattocomuniste di Morri...anche perchè non si basa il suddetto coglione su frasi effettivamente pronunciate da Berlusconi ma su interpretazioni di esse...


ROMANI: IL RITORNO DI BIAGI E' SCELTA POLITICA
"Ormai siamo al pensiero unico imposto dalla sinistra. Dissentire o criticare il ritorno di Biagi in televisione e’ diventato quasi un reato da codice penale". Lo ha affermato Paolo Romani, vicepresidente del Gruppo di Forza Italia alla Camera e componente della commissione di Vigilanza Rai. "Personalmente il rientro di Biagi in Rai non mi fa ne’ caldo ne’ freddo. Quel che mi domando e’ che senso ha per l’azienda investire su un giornalista quasi novantenne, ricco e famoso che ha avuto tutto dalla professione, piuttosto che su tanti giovani professionisti ancora in lista di attesa a Viale Mazzini. La scelta, quindi, e’ politica visto che la sinistra ha fatto di Biagi un martire, una icona intoccabile". "Ma uno in piu’ o in meno non cambia l’essenza dei problemi: oggi in Rai si sta tornando agli anni della militarizzazione imposta dalla sinistra. Ne sono, quotidianamente, una conferma il tg1 di Riotta e i programmi a senso unico di RaiTre. Proprio percio’ Cappon, oltre a lavorare per il ritorno del figliol prodigo, dovrebbe trovare il tempo per occuparsi che la Rai rispetti la sua mission di servizio pubblico imparziale e pluralistico, finanziato da quel canone pagato da tutti i telespettatori, al di la’ del colore politico".
Se pure ROMANI parla da statista siamo alla frutta...meditate,ulivisti,meditate...


La mummia
Enzo Biagi torna in Rai.
Roma, 12 dicembre 2006
tratto da "I Corsivi del Diavoletto"
http://www.nuvolarossa.org/modules/n...d=147&forum=11


BEI TEMPI