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pietro
TUTTI A ROMA! BERTINOTTI FUORI DAL PRC!
18 FEBBRAIO: IL MOVIMENTO IN PIAZZA, BERTINOTTI A ...
La manifestazione nazionale per la Palestina è ormai imminente, e l'ampiezza delle adesioni pare incoraggiante. Tuttavia, anche questa volta la "sinistra" italiana ha mostrato il peggio di sé, e non abbiamo motivo di ritenere che questo atteggiamento inqualificabile abbia a mutare nei prossimi giorni. Anzi, vogliamo segnalare a tutti i compagni come la deriva filoisraeliana della "sinistra" sia ormai un fiume in piena: a Fassino, che rivendica apertamente il suo essere "sionista di sinistra" in diretta tv alla trasmissione Matrix, risponde Bertinotti, che - raccogliendo prontamente l'istigazione del giornale Libero - aggredisce il suo compagno di partito Marco Ferrando, colpevole di aver scritto in un libro di ritenere lo Stato di Israele un'entità artificiale e che la teoria "due popoli, due Stati" si è rivelata fallimentare. Il Corriere della sera descrive un Bertinotti inferocito, che arriva a minacciare ad alta voce il povero Ferrando, prospettandogli la revoca della candidatura al Senato e l'espulsione dal partito.
«E' inammissibile che un nostro candidato esprima una simile posizione, che è assolutamente in-com-pa-ti-bi-le con l'appartenenza a questo partito. Se è così, rimettiamo tutto in discussione». Con queste parole, perdipiù pronunciate con piglio littorio, Bertinotti porta a compimento la sua lunga marcia di avvicinamento ai poteri che contano, liquidando ogni parvenza di antagonismo. Del resto, l'aggressione al povero Ferrando arriva insieme alla sostanziale sconfessione dei movimenti piemontesi, che fa seguito alla rinuncia all'abolizione della legge Biagi e dei CPT, nonché al ritiro immediato delle truppe italiane dall'Iraq (e a questo punto, potremmo provocatoriamente dire che Berlusconi ha indicato una data chiara per il ritiro - dicembre 2006 - mentre l'Unione e Bertinotti vorranno concordarlo con il governo fantoccio iracheno, cioè con Bush).
Il Corriere correda il resoconto della sceneggiata bertinottiana con un compiaciuto commento, che si conclude così: "Va dunque apprezzata la reazione indignata del segretario Bertinotti alle parole di Ferrando. Un primo passo per affermare la necessità che nel Parlamento italiano non circolino espressioni che assomigliano a quelle dei teorici di Hamas". Cosa c'entri il povero Ferrando con Hamas, francamente non si capisce, ma si capisce benissimo che una delle condizioni poste al segretario del PRC per poter sfoggiare i suoi celebri golfini di cachemire nelle stanze del potere è quella di allinearsi - senza se e senza ma - alla politica imperialista e colonialista dell'Occidente, di cui Israele costituisce una pedina fondamentale. Se qualcuno avesse ancora dei dubbi sulla scelta di campo di Bertinotti, faccia un paragone fra la sua aggressione al povero Ferrando e il suo compiaciuto silenzio di fronte alla partecipazione di tre giornalisti di Liberazione (Ariel Caldiron, Shaul Bonfanti e Golda Podda) alla manifestazione guerrafondaia indetta da Giuliano Ferrara lo scorso 3 novembre: Ferrando linciato e minacciato di espulsione, i tre likudniks saldamente ai loro posti.
Noi siamo inguaribilmente ottimisti. Pensiamo che il sentire comune del popolo di sinistra sia lontanissimo dagli inganni e dai voltafaccia dei suoi "dirigenti", veri e propri professionisti dell'abiura. Siamo convinti che il 18 febbraio mostrerà ancora una volta da che parte sta e cosa vuole la sinistra sociale, l'arcipelago dell'associazionismo e della solidarietà: la restituzione ai Palestinesi dei territori occupati nel 1967, l'evacuazione di tutti i coloni, la nascita dello Stato indipendente con Gerusalemme est capitale, unitamente al ritiro di tutte le truppe di occupazione dall'Iraq, sono le condizioni essenziali perchè si sviluppi un vero processo di pace in Medio Oriente e si scongiuri la prospettiva di un ulteriore allargamento del conflitto alla Siria, al Libano e all'Iran. Quindi, un invito fraterno a tutti i compagni e le compagne di Rifondazione Comunista: mandate a cagare Bertinotti e unitevi ancora una volta al popolo di sinistra, della pace e della solidarietà. Appuntamento sabato 18 febbraio, ore 14.00, Piazza della Repubblica, Roma.