
Originariamente Scritto da
Malik
"Il crocifisso resti nelle aule, è simbolo dei valori civili"
Che non fosse solo un oggetto lo sapevamo già. Laici e cattolici senza differenze. Spesso distratti eravamo abituati alla sua presenza. Certo nelle chiese, nei luoghi dove si esercita il culto, ma poi a cinque, sei anni c'è lo siamo ritrovati a scuola. Appeso dietro la cattedra. C'è chi lo ha guardato distrattamente, chi lo ha pregato un minuto prima dell'interrogazione, chi lo snobbato e chi lo ha contestato. Ma a nessuno negli anni della nostra giovinezza era venuto in mente di rimuoverlo. Fino a qualche anno fa, quando improvvisamente la religione è tornata ad infiammare le coscienze e qualcosa di più. E nell'era del multiculturalismo, della rivendicazione spinta di ogni identità, del corretto ad ogni costo, il crocefisso a scuola è tornato d'attualità. Da tempo si sono susseguite richieste arrivate da più parti, laiche religiose, integraliste: va tolto perché non credo,va tolto perché sono laico va tolto perché sono musulmano. L'ultima richiesta è arrivata da una cittadina finlandese che chiedeva la rimozione del crocifisso dalla scuola media frequentata dai suoi figli ad Abano Terme. Ricorsi al Tar, poi alla Corte costituzionale che si era dichiarata incompetente. Fino al Consiglio di Stato che oggi con una dotta e articolata sentenza ha risposto no. Ma non per far contenti i credenti, o per parlarci di fede o misteri, ma perché quella croce non è ne un suppellettile, né solo un oggetto di culto. Non si tocca perché è un simbolo idoneo ad esprimere l'elevato fondamento dei valori civili, tolleranza, rispetto reciproco, valorizzazione della persona, affermazione dei suoi diritti, che sono poi i valori, continua la sentenza, che delineano la laicità nell'attuale ordinamento dello Stato. Anzi, - udite, udite-, per i giudici, svolgerà una funzione simbolica ed educativa a prescindere dalla religione professata dagli alunni. Tutto cosi semplice ? già tutto così semplice. Non c'è nulla di cui offendersi e nessuna guerra di religione. C'è solo la nostra storia. Quella grande ma anche quella di ognuno di noi, che entrava in quell'aula e magari ogni tanto lanciava una occhiata speranzosa sopra la cattedra magari prima di quella maledetta interrogazione.
www.tg5.it