Due sono le interpretazioni simboliche della kippà , ( il famoso zucchetto indossato dagli ebrei osservanti).
Secondo la prima , essa significa l’atto di adorazione e di umiltà nei confronti della grandezza di Dio . La seconda suggerisce , invece, che essa serve per evitare che la puzza dei nostri pensieri abbia a salire a Dio.
Moni Ovadia raccontava una volta questa considerazione seria ed ironica al tempo stesso e non esitava ad optare per la seconda interpretazione. Ovviamente quella teologicamente vera è la prima,
ma l’altra sembra adatta a tutti per cui sarebbe utile che idealmente ci munissimo di un kippà , o di un copricapo.
L’ininterrotto bollire dei nostri pensieri è un magma nel quale troviamo di tutto. Qualcuno forse ha visto il film “What women want” dove Mel Gibson , in seguito ad un colpo di fulmine , riesce a sentire tutti i pensieri delle donne , trasformati in parole.
Dovesse capitare a noi di lasciar intendere in modo sonoro e udibile i nostri pensieri………..!
Nel nostro cervello c’è infatti di tutto : grano e zizzania , dolcezza e veleno , purezza e oscenità , amore e odio , impastati stranamente e dall’odore , il più delle volte , mefitico.
Aveva ragione Pascal quando affermava che “il principio della morale è il pensare bene” ( attenzione , non il “ben pensare” che spesso è solo ipocrisia e inganno).
Purificare il cuore per la Bibbia è il ritrovare la limpidità della coscienza e delle scelte , spazzando via tutta l’immondizia e lo scarto interiore.
Diceva ancora il buon Pascal :
“ L’uomo è fatto per pensare : è tutta la sua dignità e il suo mestiere. Ma il suo dovere è pensare come si deve”.




. Ovviamente quella teologicamente vera è la prima,
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