Abu Ghraib, tra i torturatori anche mercenari italiani
Anche i mercenari italiani hanno torturato i prigionieri in Iraq. Gente pagata tanti dollari per sparare, uccidere e fare la guerra sotto la bandiera Usa ha condotto interrogatori e seviziato i prigionieri nel carcere di Abu Ghraib. A rivelarlo è “l'incappucciato di Abu Ghraib”, l’uomo ritratto nella fotografia che ha fatto il giro del mondo ed è divenuta il simbolo di quegli eventi.
Ali Shalal al Kaisi, in un'intervista esclusiva a Rainews24 (realizzata da Sigfrido Ranucci), racconta per la prima volta in televisione le terribili torture a cui è stato sottoposto nel carcere iracheno. L’intervista, nell'ambito dell'inchiesta sulle torture in Iraq, andrà in onda giovedì alle 7:40, anche su Raitre, e alle 17:45, e aggiunge nuovi particolari sugli abusi subiti dai prigionieri iracheni.
Studioso e insegnante di religione, Al Kaissi era un “Mokhtar”, un'autorità amministrativa e religiosa in uno dei distretti della capitale irachena. Nell'ottobre del 2003 fu arrestato a Baghdad con l'accusa di far parte della guerriglia. Dopo il rilascio denunciò le torture subite alle autorità irachene, ma nessuno gli credette perché le foto dell'orrore non erano state ancora pubblicate.
Ad Abu Ghraib, come si legge sul sito di Raibnews24, era stato soprannominato «Clawnman», l'uomo uncino, per una tremenda ferita alla mano. «Prima di essere arrestato - ha raccontato - avevo subito un'operazione chirurgica alla mano. Ma quando sono entrato in prigione, gli americani hanno usato questa ferita come strumento di pressione. Mi dicevano: “Se collabori ti possiamo aiutare a far diventare la mano come prima con un intervento chirurgico, invece la mia mano è stata schiacciata».
«Dopo 15 giorni - ha ricordato - mi hanno tolto dalla cella, mi hanno messo una coperta con dei buchi, come se fosse un vestito tradizionale arabo. Mi hanno legato con del filo elettrico e messo su una scatola di cartone. Poi mi hanno detto che mi avrebbero elettrizzato se non avessi collaborato. Per tre giorni mi hanno colpito con scosse elettriche. La persona che mi torturava parlava la lingua araba molto bene. Si è presentato con una musica in sottofondo, “By the rivers of Babylon”, mi diceva che aveva già lavorato a Gaza e che aveva fatto parlare molte persone. Ogni volta che usavano gli elettrodi sentivo gli occhi che fuoriuscivano dalle orbite. Una scossa è stata talmente forte che mi sono morso la lingua e ho cominciato a sanguinare. Sono quasi svenuto. Hanno chiamato un dottore, che ha aperto la mia bocca con gli stivali, ha visto che il sangue non veniva dallo stomaco ma dalla lingua e ha detto “continuate pure”».
Al Kaissi ha detto di aver saputo da un ex diplomatico iracheno, Haitham Abu Ghaith, che a condurre i tremendi interrogatori dei prigionieri c'erano anche contractors italiani ingaggiati da ditte americane. Durante la detenzione a Abu Ghraib è stato testimone diretto di abusi sessuali su uomini e donne. «Una soldatessa - ha ricordato - ha interrogato un religioso, gli ha chiesto di fare sesso con lei. Lui si è opposto, allora la donna è tornata, indossava un fallo finto e lo ha violentato. abbiamo sentito delle donne portate in prigione che venivano violentate, che strillavano e chiedevano il nostro aiuto, ma l' unica cosa che potevamo fare è gridare : "Dio è grande e vincerà"».
Al Kaissi sarebbe dovuto venire in Italia a raccontare la sua storia ma gli è stato negato il visto.
Guarda il video dell'inchiesta precedente sulle torture
Iraq, attacco alla moschea sciita di Samarra: esplode la protesta




Anche i mercenari italiani hanno torturato i prigionieri in Iraq. Gente pagata tanti dollari per sparare, uccidere e fare la guerra sotto la bandiera Usa ha condotto interrogatori e seviziato i prigionieri nel carcere di Abu Ghraib. A rivelarlo è “l'incappucciato di Abu Ghraib”, l’uomo ritratto nella fotografia che ha fatto il giro del mondo ed è divenuta il simbolo di quegli eventi.
Guarda il video dell'inchiesta precedente sulle torture
Rispondi Citando
