A pagina 192 del programma dell'Unione si legge: «Il servizio civile nazionale, istituito nel 2001 al termine del governo del centrosinistra, è un'esperienza importante che sta velocemente diffondendosi nel Paese. Per rispondere a questo desiderio di coinvolgimento di esperienze di confronto e passaggio verso l'età adulta, anche dal punto di vista professionale, intendiamo lanciare per gli anni a venire la proposta di un nuovo servizio civile nazionale, attraverso il quale tutti i ragazzi e le ragazze possano maturare un'esperienza significativa delle vicende e dei problemi del proprio territorio, dei soggetti pubblici e privati che lo animano e che realizzano l'offerta di servizi alle persone e alle famiglie. Un servizio civile per un periodo limitato, da svolgere con modalità flessibili, aperto anche agli stranieri che ne facciano richiesta».
Tradotto in termini più sintetici, Prodi, nel caso in cui andasse al governo, instaurerà il «volontariato obbligatorio»; e già questi due termini accostati costituiscono un'evidente contraddizione. Ma non c'è da stupirsi: nel complessivo disegno buonista della favola bella che è la politica del centrosinistra, questa iniziativa offre uno spunto interessante perfino per la politica un po' sprovveduta del multiculturalismo. Se Prodi e compagni sperano di mettere tutti d'accordo estendendo la pratica del servizio civile a non meglio identificati «stranieri», non c'è da andar molto lontano.
Attenzione poi: nel programma non viene esplicitato che il servizio civile sarà di nuovo obbligatorio, ma si specifica soltanto: «Se l'azione di consolidamento dell'attuale servizio civile avrà successo...». Quel «se» non è lì a caso: l'abolizione del servizio di leva operata dal governo Berlusconi ha risolto il problema dell'obbligo, per un giovane, di impiegare un periodo della propria vita a servizio dello Stato, lasciando la libertà di decidere per una carriera militare nel caso in cui un ragazzo voglia intraprendere quel tipo di lavoro, o comunque permettendogli di scegliere secondo le sue inclinazioni e desideri. Questa abrogazione è stata condivisa e ben accettata anche dalla sinistra e attualmente Prodi non se la sente di reintrodurre un nuovo obbligo formale; quindi, meglio parlare usando i condizionali. Tradotto di nuovo dal prodese: «Il servizio civile? Forse sì, forse no, intanto state tranquilli e votatemi». Questo riferimento al servizio civile può sembrare un aspetto trascurabile di un progrmma come quello dell'Unione.
Certo non si tratta del tema più importante, ma anche questo spunto può illuminarci sulle idee del centrosinistra. Infatti in questo progetto di «servizio civile nazionale» in cui si impegneranno «tutti» i giovani c'è, nascosta come una talpa che affiora da sotto il terreno, la politica del pacifista ad ogni costo. Nella celebrazione del giovane impegnato in una specie di variopinto e multietnico girotondo, nella festa sorridente del «mano nella mano» c'è la rimozione istituzionale del bisogno della difesa; è una strizzatina d'occhio agli scomodi compagni rossi di cordata. In sostanza, per dirla proprio fuori dai denti, è il tentativo di fare dei nostri giovani una serie di replicanti delle due Simone, offrendo loro scampoli dolci di favola buonista piuttosto che il pane a volte duro della realtà.
Non stiamo dicendo peste e corna del servizio civile e dell'impegno sociale, ci mancherebbe; vogliamo solo mettere in guardia chi legge il programma prodiano o chi ascolta i capatàz del centrosinistra dal credere che ciò che essi dicono non abbia ricadute politiche ma sia solo pronunciato per il bene dell'Italia. Le ricadute ci sarebbero eccome, considerando soltanto chi sono le loro zavorre: e che pure l'impegno civile sia piegato al servizio di un progetto ideologico francamente ci fa storcere, e non poco, il naso.
Benedetta Pini




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