L’omosessualità
Luigi Crema
25/02/2005
«In verità vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli»Non passa giorno che da un giornale, dalla televisione, dalla radio, da un manifesto o da qualsiasi altro strumento di informazione, comprese le chiacchiere da bar, non si senta parlare o si parli di omosessualità (al maschile e al femminile, si intende).
Non passa giorno che non veniamo bombardati da tutto quel chiacchiericcio insensato sui diritti per i gay da un lato e le condanne definitive dall'altro, senza che una parte e l'altra sappiano esattamente di cosa stiano parlando.
Lo dirò chiaramente, a scanso di equivoci: non sono né pro, né contro l'omosessualità, [l'editore invece, è molto «contro»; nota dell'editore] sono solo a favore dell'uomo e della sua natura, innata e ben definita, senza ambiguità, e rispondente alle leggi dell'universo, anche queste definite e assolute.
Da dove proviene l'omosessualità?
Probabilmente è convissuta con l'uomo fin dalle origini.
Non per questo è da considerarsi uno stato naturale dell'esistenza umana.
Lo ribadisco per chi non fosse convinto di aver letto bene: l'omosessualità non è uno stato umano naturale.
Che sia legittimo e rispettabile possiamo discuterne, anche se le conclusioni che ne deriveranno alla fine del presente articolo non sono queste.



Perché nasce un atteggiamento omosessuale e quindi una tale convinzione in un essere umano?
O meglio, per usate termini che più si avvicinano alla natura delle cose, perché un individuo inizia a presentare un interesse per un sesso diverso da quello per cui la natura lo ha formato?
L'origine (non la colpa! Si intenda, non si vuole processare nessuno) della deviazione ha luogo nella famiglia.
Non sono uno che spara sui genitori in maniera gratuita.
Ripeto: bisogna capire le cose, prima di dare dei giudizi.
Questo ho voluto fare in anni di ricerche.
La causa prima, persa ormai nel lontano passato, risiede nella nostra separazione, nel sentirci staccati da un tutto unitario in cui corpo/materia, mente/razionalità e spirito sono aspetti complementari di una stessa realtà.
Lo narrano tutti i miti di tutte le civiltà.
La Bibbia ne parla nella Genesi, quando i nostri progenitori compiono il gesto di mangiare il frutto dall'albero della conoscenza del vitale e del mortale (si presti attenzione, i termini non sono casuali).



Sostanzialmente compiendo il gesto di appropriarsi non, come si parla spesso a sproposito, della conoscenza, ma della convinzione di poter decidere da sé cosa nell'universo è vitale e mortale, compito che invece appartiene a Dio, che ad ogni cosa, nel proprio contesto, ha dato un preciso significato.
Per parlare in una forma esplicita (anche se i miti ce lo fanno capire in maniera più completa e precisa. Peccato che non li sappiamo più portare dal livello inconscio/percettivo al livello razionale, quindi pur mantenendo in noi la loro influenza inconscia, non li sappiamo più utilizzare a livello consapevole); l'universo è dotato di una natura implicita definita, non modificabile, in cui ogni nostra azione ha una rispondenza oltre che fisica/materiale, anche su un piano superiore.
Ogni azione deve sottostare alla dura legge delle cose mortali e vitali, sebbene l'uomo cerchi di confondere e/o invertire i termini assegnando alle «cose» definizioni proprie che non corrispondono a quello che le «cose» sono realmente in sé.



Mi spiego ancor più terra terra: l'uomo può definire la guerra «vitale», ovviamente per i suoi personali interessi, ma la guerra, uccidere persone, sarà sempre, ovunque e in ogni caso un'azione mortale, quindi l'uomo è convinto di fare una cosa vitale, pur facendo nella realtà un'azione mortale.
Così per l'aborto e per tante altre azioni, anche simmetriche alle precedenti (ad esempio considerare mortale la sessualità, quando invece questa, al di fuori dei giudizi umani e ovviamente vissuta all'interno della natura umana che le è propria, è profondamente vitale).
Cosa comporta questa confusione, quali ne sono le conseguenze?



La conseguenza principale è la sofferenza umana!
La sofferenza di questo essere che si sente distaccato profondamente dal creato, arrabbiato per la posizione che volontariamente ha voluto occupare, incapace di realizzare se stesso come divinità in grado di modificare a proprio piacimento l'ordine delle cose e la loro profonda natura.
Perché vi parlo di tutto ciò?
Perché questa premessa è necessaria per contestualizzare il discorso sull'omosessualità.
Da dove proviene l'omosessualità?
Da un errore, da un difetto, da un qualcosa che non funziona più secondo natura. «L'omosessualità», direte voi.
No, risposta sbagliata!
Quella ne è solo l'inevitabile conseguenza.
L'origine di tutto sta nei ruoli che uomo e donna sono chiamati a interpretare di fronte alla vita.
Per esempio, quando un uomo e una donna si uniscono, si legano, stringono un matrimonio, essi legano in loro qualcosa di sacro e inviolabile, checché ne dica la società moderna, che in tutti i modi propugna il divorzio e la distruzione della famiglia (forse perché sono consapevoli che questa unione possiede una forza enorme? Forse perché sanno che senza di essa l'uomo diventa un fragile bersaglio alle mire espansionistiche del potere?) (1).



Quando un uomo e una donna si sposano, non solo mettono insieme degli averi, una casa, qualche soldo, un conto in banca, ma assumono, diciamo allegoricamente, una funzione nella matrice nascosta dell'universo a cui non si possono più sottrarre; diventano un simbolo nel contesto delle esperienze reali che hanno deciso di vivere.
Se non sono pronti a ciò è un disastro, un disastro inevitabile e irreparabile.
Se l'uomo non è ancora uomo, ma è ancora figlio, e la donna è nell'analoga condizione, anche la loro reciproca scelta è condizionata da elementi esterni alla loro natura: è tua madre o tuo padre che in realtà attraverso te cercano un partner, o meglio, tu cerchi una ragazza o un ragazzo perché cerchi di completare come figlio qualcosa che i tuoi genitori ti hanno dato in eccesso o in difetto.
Di solito, quando ci si accorge di ciò, se ci si accorge, è troppo tardi.
L'omosessualità è il frutto di una incompletezza, l'incompiutezza o l'inversione di una figura paterna o materna.
Quando un uomo e una donna decidono di mettere alla luce un figlio, di far nascere un bambino, portano al mondo un essere incompleto nello sviluppo, ma assolutamente completo nella percezione della realtà, assolutamente privo della struttura di giudizio umana sull'universo, quella di cui parlavo poche righe sopra.



Per questo motivo Gesù tiene tanto in considerazione l'infanzia e i bambini (2): perché essi sono assolutamente in grado di sentire l'universo per quello che è.
Privi della comprensione razionale.
Quella deve essere portata a compimento, certo, grazie all'aiuto di due figure per lui fondamentali: un padre/maschio e una madre/femmina!
Accidenti…e se a questo punto, a livello percettivo, profondo, il bambino, vedendo la realtà, la nostra realtà di genitori, vedesse realmente come stanno le cose?
Vi immaginate in quale incubo si trovano la maggior parte dei bambini che vengono alla luce al giorno d'oggi?
Riuscite anche solo lontanamente a capire perché l'omosessualità è in aumento, la ribellione è in aumento, la deviazione in tutte le sue forme è in aumento, la rottura adolescenziale è sempre più forte e, altro aspetto della stessa medaglia, perché oltre una certa età si rimane attaccati a casa, a quel cordone ombelicale che ci mantiene figli, uomini incompleti e dipendenti fino a 30, 40 anni, fors'anche fino alla morte?
L'omosessualità è il risultato dell'inversione dei ruoli che colpiscono l'inconscio di un bambino fin dalla nascita e lasciano un segno indelebile nel suo sviluppo.



Il padre è assente (non fisicamente) e la madre è dura e maschile.
Il bambino assume a simbolo dell'uomo la madre e senza rendersi conto dell'origine delle cose, a un certo punto della vita si sente attratto dallo stesso sesso, quello maschile (per fare un esempio fra i due possibili), nel quale cerca il completamento di femminilità (al di là dei ruoli che poi i gay si danno: quello fa parte di un aspetto di perversione ormai adulta e razionale).
Cosa dire dunque di tutti questi cortei, di tutte queste proteste ed esternazioni varie?
Che esse sono tutte finzioni!
Tutte assurde macchinazioni per pilotare e incrementare un fenomeno che fa comodo, che fa parte della nostra schiavitù, perché quando non siamo liberi di vivere la nostra propria natura siamo a tutti gli effetti schiavi.
Nella realtà credete che sia sufficiente fornire ai gay i cosiddetti pacs perché possa trovare il loro equilibrio?
Io conosco diverse persone che sono dichiaratamente omosessuali, gay, ne conosco anche qualcuno abbastanza bene, in confidenza, per poter dire che non c'è equilibrio in un omosessuale, ma continua e spasmodica ricerca dell'estremo, nell'illusione di trovare un completamento e la conseguente pace interiore, l'appagamento.



Purtroppo sarà una ricerca vana che non porterà i suoi frutti, ma solo tanto dolore.
Pensate che i pacs soddisferanno i gay?
No, ma no!
Poi ci sarà la ricerca del figlio in adozione, poi il matrimonio, poi… chissà quant'altro.
Purtroppo il problema non sta nel concedere una o più cose, non sta nel dare l'illusione di una possibile realizzazione e accettazione all'interno della società, questo è solo un miraggio, uno specchietto posto ad hoc da chi manovra questi animi.
La sofferenza rimarrà anche dopo l'acquisizione di tali presunti e pretestuosi diritti.
Perché il problema ha un'origine diversa, ben più lontana.
L'omosessualità è un mancato perdono!
L'omosessualità può anche non essere definitiva, come se fosse uno stato di natura.
E' un problema, come lo è una malattia, fisica o mentale che sia.
Quando ci si rende conto di come stanno le cose, quando si accetta la propria condizione all'interno dell'ordine delle cose, e con grande sforzo si vuole uscirne, si vuole guarire, ecco: è possibile!



Un omosessuale può guarire!
Questa è una frase che ha un contesto corretto nell'ordine delle cose.
Un omosessuale può guarire se accetta la sua condizione di persona con un problema, se riconosce la causa, se intraprende la strada del perdono, perdono delle cause, delle mancanze, delle sue rabbie di bambino, inconsce, nascoste, se si mette di fronte a Dio e chiede a sua volta perdono, di tutte le sue azioni e omissioni.
Non pensate che psicologi e/o psichiatri possano mettere mano a queste situazioni e risolverle.
La moderna psicologia, psicanalisi o psichiatria non possiede le chiavi per interpretare in maniera completa e profonda la realtà e le sue deviate malformazioni.
Anche loro fanno parte in maniera consapevole o inconsapevole del gioco!



Luigi Crema




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Note
1) Si legga a tal proposito il bellissimo libro di Claudio Risé, «Il padre, l'assente inaccettabile», San Paolo.
2) E' scritto: «In quel momento i discepoli si avvicinarono a Gesù dicendo: 'chi dunque è il più grande nel regno dei cieli?'. Allora Gesù chiamò a sé un bambino, lo pose in mezzo a loro e disse: 'in verità vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli». (Matteo 18, 1-3)Alla luce di quanto scritto non vi è forse più chiara tale affermazione? Se non si ritorna a sentire la vita e l'universo per quello che sono nella realtà, al di là di tutti i nostri mortali giudizi umani, ecco, se non facciamo questo perderemo inevitabilmente noi stessi.




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