L'IMMUNITA' NEGATA A GOLLNISCH
Questa Europa imbavaglia il pensiero e la parola
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matteo salvini*
Taci razzista. Anzi, nazista. Così alle 13 di ieri il Parlamento europeo ha
"liquidato" monsieur Bruno Gollnisch, deputato del Front National, cui non è
stata concessa l'immunità parlamentare per alcune sue dichiarazioni ritenute
«contro l'umanità». Quali? Nell'articolo le riporteremo testualmente,
lasciando a voi ogni commento, e sottolineiamo il fatto che se vi
raccontiamo questa vicenda non è per una nostra condivisione delle idee
"denunciate", ma per evidenziare il pericolo di un'Europa che censura e
condanna a seconda delle convenienze. Un'Europa del "politicamente corretto"
che non tollera, anzi imbavaglia, il pensiero e la parola. Un'Europa che ha
paura ma che soprattutto fa paura. Non solo alla Lega Nord e alla manciata
di deputati che ieri sono intervenuti, ma anche ad alcuni esponenti della
sinistra (molto pochi purtroppo) che con coerenza hanno sostenuto il diritto
di tutti ad esprimere il proprio pensiero.
Il tutto comincia l'11 ottobre 2004 durante una conferenza stampa a Lione
nel corso della quale il deputato francese, nella vita professore
universitario di lingua e civiltà giapponese, ha fortemente criticato le
interferenze politiche della sinistra nel mondo accademico. Rispondendo ad
alcune domande dei cronisti il "pericoloso" professore espresse poi il
pensiero che gli valse la denuncia da parte della Licra, la Lega
internazionale contro il razzismo e l'antisemitismo, imparzialmente (?)
presieduta dal parlamentare Patrick Gaubert (cui vorremmo chiedere se sono
più pericolose e anitisemite le parole di Gollnisch o le bombe dei kamikaze
islamici). Cosa disse? Riportiamo testualmente i passaggi incriminati, da
una lettera del ministro della giustizia francese Pascal Clement che
confermava le indagini in corso presso il Tribunale penale di Lione.
«Non esiste alcuno storico serio che aderisca integralmente alle conclusioni
del processo di Norimberga. Ritengo che sul dramma dei campi di
concentramento il dibattito debba restare libero. Sul numero dei morti, sul
modo in cui le persone sono morte gli storici hanno il diritto di discutere.
Questa asserzione non fa di me l'apologeta degli indiscussi crimini commessi
dal nazionalsocialismo nel corso della seconda guerra mondiale, regime per
cui né io né i miei amici abbiamo mai avuto la minima simpatia. Quanto al
numero effettivo di morti, gli storici possono discuterne. Non rimetto in
discussione l'esistenza dei campi di concentramento. Ci sono state
deportazioni per motivi razziali e senza dubbio centinaia di migliaia o
milioni di persone sono state sterminate. Il numero effettivo dei morti,
cinquant'anni dopo i fatti, potrà essere discusso dagli storici.
Personalmente non nego le camere a gas omicide ma il dibattito deve restare
libero. L'esistenza delle camere a gas è un argomento di competenza degli
storici».
Punto. Non commento, lascio a voi la parola. Per completare il quadro vi
riporto il contenuto dell'articolo 9 del Protocollo sulle immunità delle
Comunità europee del 1965: «I membri del Parlamento europeo non possono
essere ricercati, detenuti o perseguiti a motivo delle opinioni o dei voti
espressi nell'esercizio delle loro funzioni». Vale per molti, ma non per
tutti. Non è valso per Umberto Bossi in passato, non è valso per Bruno
Gollnisch ieri. Persone diverse, storie personali e politiche molto diverse.
Battaglie di libertà, di federalismo e di indipendenza da una parte,
battaglie nazionaliste dall'altra. Idee diverse dunque, ma pur sempre idee.
Idee scomode. Stonate. Politicamente scorrette. Pericolose. Da censurare. Da
incarcerare. Detto fatto ieri, con una votazione durata meno di 20 secondi,
la distratta aula di Strasburgo in attesa del pranzo ha deciso che le idee
di monsieur Gollnisch si possono processare. E domani a chi toccherà?
P.S. Mi si conceda infine, da giornalista, una polemica per la maniera in
cui la stampa italiana segue le vicendee europee, compresa quella di ieri.
Ansa delle 13,24, testuale. «Camere a gas, negata immunità a francese
Gollnisch, accusato da un magistrato di Lione di crimini di guerra»(!).
Nella sostanza il numero due del Front National è imputato di avere messo in
dubbio la gravità degli stermini commessi con le camere a gas, contestando
il numero dei morti ed il modo in cui le persone sono state uccise". Io e il
giornalista dell'Ansa, e soprattutto voi, avete letto le stesse
dichiarazioni di Gollnisch? Non so cosa scriveranno oggi i giornali
italiani, soprattutto quelli della sinistra, ma so che questa europa,
volutamente minuscola, e questa informazione, mi fanno davvero paura.
*eurodeputato della Lega Nord
[Data pubblicazione: 14/12/2005]
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UE: CAMERE GAS; NEGATA IMMUNITA' A FRANCESE GOLLNISCH
NUMERO DUE DEL FRONTE POPOLARE DIFESO DA ROMAGNOLI E
SPERONI
(ANSA) - SRASBURGO, 13 DIC - Il deputato europeo dell'estrema destra
francese Bruno Gollnisch potra'essere processato nel suo paese per le
dichiarazioni fatte sulle camere a gas naziste. L'assemblea di Strasburgo
ha infatti oggi respinto la richiesta di concedergli l'immunita',
presentata dal collega italiano Luca Romagnoli.
Gollnisch e' accusato da un magistrato di Lione di crimini di guerra ed il
processo, rinviato in attesa della decisione del Parlamento europeo, potra'
riprendere il 23 maggio del 2006.
Nella sostanza il numero due del Fronte nazionale francese e' imputato di
avere, in dichiarazioni fatte nel 2004,messo in
dubbio la gravita' degli stermini commessi con le camere a gas, contestando
il numero dei morti ed ''il modo in cui le
persone sono state uccise''.
Il ritiro dell'immunita' e' stato giustificato dal relatore Diana Wallis,
liberale britannica, con il fatto che le affermazioni di Gollnisch non sono
state fatte nell'ambito del suo mandato di parlamentare europeo.
Oggi Romagnoli ha chiesto un rinvio del voto, ma a termine di regolamento
la richiesta e' stata respinta. Anche il deputato
europeo della Lega nord Francesco Speroni e'intervenuto in difesa del
collega francese sostenendo che in questo caso il
Parlamento non lo ha tutelato non per quello che ha detto, ma ''per la sua
appartenza politica''. (ANSA).




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