Quella sera sotto il riflesso della luna che spiava Montecarlo,
il suo viso era seducente, simile a quello della contessa Anna Lucrezia
Sforza Baraldi di Firenze, tuttavia qualcosa di familiare in quel volto c’era.
Lei mi venne incontro risoluta; era alta e vestita di un abito lunghissimo,
strascicante.
Mi abbracciò e mi offrì avidamente la bocca.
Nel mentre, perse l’equilibrio e cadendo mostrò il suo segreto:
era Girolama, nana calabrese, fidanzata del mio servo Bastiano, che calzava
scarpe alla “Cugini di campagna” con tacchi da 60 cm, per apparire più alta
dei suoi 1,45 mt. reali.
Naturalmente mi dileguai alla velocità della luce.

W d M