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Discussione: Lui lo rifarebbe

  1. #1
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    Predefinito Lui lo rifarebbe

    Noi allora la ripubblichiamo.
    Stralci della telefonata estiva tra Fassino e Consorte

    “Rifarei la chiamata a Giovanni Consorte, come tutte le altre che partono o arrivano al mio cellulare”, dice Piero Fassino all’organo di stampa del pariolismo militante, “Parioli Pocket”, il periodico che guida il pensiero forte di Roma nord.
    “Le mie telefonate non hanno segreti e non sono, né sono state, telefonate di cui vergognarmi”.
    Dunque Fassino richiamerebbe Consorte, gli ridirebbe tutto. Tutto questo.

    “E allora siamo padroni di una banca?”, dice Fassino. Subito dopo si corregge: “Siete voi i padroni della banca, io non c’entro niente”.
    Ma Consorte era comunque riconoscente. “Grazie Piero anche per l’aiuto che ci hai dato, oggi siamo giunti a un risultato importante”. (Consorte del resto, il 18 luglio, lo aveva fatto capire anche al vicedirettore dell’Unità, Rinaldo Gianola che gli chiedeva informazioni sulle coperture politiche della scalata, se “Fassino e gli altri” lo avessero coperto. Aveva risposto di sì).
    “Cazzo”, dice Fassino dopo aver ricevuto accurate rassicurazioni di Consorte sull’offerta concorrenziale di Bbva. “Gli immobiliaristi sono totalmente fuori”, dice Consorte. “Tu ora che operazione fai dopo questo?”, chiede Fassino.
    Consorte annuncia il lancio dell’opa. Fassino: “Hai già lanciato l’opa obbligatoria?”. Consorte: “Già, proprio al medesimo prezzo delle cessioni delle azioni degli immobiliaristi”. Fassino: “2,7 euro?”. Consorte: “Via ogni speculazione, sono trattati tutti uguali. Per legge potevamo fare a 2,55”. Fassino: “Bbva cosa offre?”. Consorte. “2,52 in azioni, noi offriamo in instant cash”.
    “Cazzo”, risponde Fassino, il quale poi si fa spiegare in che modo Unipol controlli già prima dell’opa il 51 per cento del capitale Bnl.
    Soddisfatto per la banca che “abbiamo” anzi che “avete”, ma comunque ancora preoccupato. “Possibili ricorsi in sede giudiziaria?”, chiede. Consorte: “Noi a oggi non ne vediamo neanche uno”. Fassino: “Cioè il fatto che contestualmente siano avvenute tutte queste cessioni...”. Consorte lo tranquillizza: “Questo è il concerto fra gli alleati con le quote già in mano. Poi l’opa senza penalizzare nessuno”. Fassino si rassicura: “Bene, bene”.
    Anche perché per il segretario dei Ds non ci sarebbero state altre soluzioni.
    “La Bnl è stata gestita con i piedi”. E questo nonostante “quegli imbecilli”, (dice Consorte) del Sole-24 ore che “guardano a questa vicenda in chiave solamente politica”.
    Consorte riassume qual è la chiave politica: “Questi dicono: cazzo, adesso i Ds, oltre ad avere il mondo delle coop, Unipol, oltre ad avere il Monte dei Paschi, che non è così, hanno anche la banca Bnl. Il ragionamento demenziale che fanno è questo qui”.
    Fassino chiede: “Ma perché poi demenziale?”. Nei venti minuti delle cinque telefonate intercettate con Giovanni Consorte (e riportate dal Giornale a dicembre) il segretario dei Ds prova anche a dare consigli. “Ora dovete comportarvi bene. Preoccupatevi di come comunicate in positivo il piano industriale. Perché il problema è dimostrare che noi abbiamo... voi avete un piano industriale”. Consorte: “No, ma noi l’abbiamo veramente”.
    E Fassino: “Eh lo so, bisogna farlo”.
    Consorte dice a Fassino di volersi muovere contro chi stava ostacolando l’azione di Unipol. Fassino risponde: “Prima di denunciare aspetta.
    Portiamo a casa tutto”.

    Su il Foglio del 1 marzo

    saluti


    Ragazzi, è così che si fa la storia….altro che “Credere…Obbedire…Combattere”

    L'udite l'urlo della folla eccitata, camicia rossa e maniche rimboccate su poderosi avambracci di "lavoratori" cigiellini : "Evviva, anche noi abbiamo una banca....anzi.....loro"

  2. #2
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    Predefinito Lo rifarebbe

    Una quarantina di milioni in nero, estero su estero, esentasse.
    Chi non lo rifarebbe?

    Ripubblichiamo anche la lettera del professor Luigi Spaventa comparsa su Repubblica di mercoledì 20 febbraio, in cui l’ex presidente della Consob allude alla scarsa memoria di Giovanni Consorte (e per un pari importo, giacché dividono tutto a metà, del suo ex vice Ivano Sacchetti) nel ramo tasse.

    Caro direttore, in un’intervista a Repubblica del 20 febbraio l’ing. Consorte, ex capo esecutivo di Unipol, lamenta che ci si scandalizzi di un “premio di 22 milioni di euro per una consulenza privata” resa ad altra società e, notando che “il rapporto fra ricchezza e socialità” è “una questione politica e culturale irrisolta nella sinistra, si chiede: “Se uno è di sinistra deve essere necessariamente povero?”. Certo che no.
    Ma la questione irrisolta per il lettore dell’intervista che ancora crede nel dovere di pagare le imposte è un’altra. Per una prestazione professionale a terzi si presenta solitamente una parcella; l’importo liquidato, da cui si detrae in acconto il 20 per cento di imposte, viene denunciato in sede di dichiarazione annuale dei redditi per calcolare il saldo di imposta dovuto (a un’aliquota del 43 per cento, considerando la cifra).
    Quella particolare consulenza privata fu invece remunerata in altro modo: costruendo operazioni finanziarie che rendessero un capital gain di, appunto, 22 milioni, su cui fu pagata (almeno quello, speriamo) un’imposta del 12,5 per cento: al fisco furono sottratti in tal modo almeno 6,7 milioni. Per carità, ci si arricchisca pure (se le società consentono ai loro esponenti esecutivi di fare un doppio lavoro): ma lo si faccia pagando il dovuto allo stato, tanto più “se uno è di sinistra”, considerando quanto si predica sulla lotta all’evasione.

    Sempre su il Foglio del 1 marzo

    saluti

    la folla, ora, perplessa, si è zittita.
    Qua e là qualcuno osa, e a voce bassa: ma ora che abbiamo -pardon hanno - una banca e per averla non si paga nemmeno la tassa, dite che un pezzettino della banca sarà anche nostro? E le tasse, sì, quelle tasse maledette che Berlusconi ci leva dalle tasche, smetteremo di pagarle anche noi".

    Un sordo, incazzato brontolio stà montando minaccioso.

 

 

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