Sequestrati 17 appartamenti. Nel palazzo pericolante ancora decine di egiziani. Manca: se sono irregolari, devono andarsene. Il magistrato ordina lo sgombero in via Cicco Simonetta. Gli immigrati: paghiamo regolarmente l’affitto.
L’hotel dei disperati è stato sgomberato. Per qualcuno era una casbah fuorilegge, per altri un rifugio. Ieri si è svuotato lentamente, senza tensione. Uomini egiziani carichi di valigie, in lento corteo sotto gli occhi della polizia, fino ai marciapiedi di via Cicco Simonetta, a pochi passi dalla Darsena. Due settimane fa le volanti erano arrivate con le sirene. «Torneremo finché non ve ne andate»: l’urlo risuonò nella tromba delle scale. Ahmed, 27 anni, un proiettile conficcato nel braccio, era a terra sul pianerottolo del terzo piano. Stava fumando una sigaretta appoggiato alla ringhiera quando partì la fucilata, sparata dal basso. Poi tre italiani gridarono minacce e fuggirono. Erano le 21.20. Un’intimidazione. L’ultima violenza nel palazzo di via Cicco Simonetta, occupato da 150 egiziani.
Il resoconto del commissariato di Porta Genova, ieri a fine giornata, descrive un intreccio di illegalità: 17 appartamenti sequestrati dalla magistratura, 6 sgomberati per occupazione abusiva, 7 lasciati agli inquilini (qualche decina) perché titolari di un contratto in regola, anche se vicino alla scadenza o con arretrati («Ma noi abbiamo sempre pagato per vivere qui», borbottano gli egiziani in strada).
Gli occupanti senza permesso di soggiorno sono dieci. Gli altri, in maggioranza originari di uno stesso paese in provincia del Cairo, restano in strada. Sono muratori, ambulanti, pizzaioli, impiegati di imprese di pulizie. I Servizi sociali del Comune riescono a sistemarne alcuni, una parte, nel dormitorio di viale Ortles.
Sul palazzo di via Cicco Simonetta pendevano le richieste di sgombero di un’immobiliare. Una perizia di parte che lo definisce «pericolante», un’altra dei tecnici comunali di segno opposto, una dei vigili del fuoco che parla di «inagibilità». E una situazione di disordine dei contratti (la vecchia proprietà ha affittato in nero, favorendo subaffitti e sovraffollamento) che ha aperto la strada a clandestini, piccoli spacciatori, qualche sbandato. Anni di proteste del quartiere. Fino allo scontro politico, prima e dopo lo sgombero.
L’assessore alla Sicurezza di Palazzo Marino, Guido Manca, spiega che «da questo sgombero bisogna partire per una seria politica della sicurezza. Andremo avanti, perché le preoccupazioni dei cittadini riguardano proprio l’immigrazione clandestina». Il vicesindaco, Riccardo De Corato, ringrazia «la magistratura e il questore Paolo Scarpis per aver risolto una situazione di degrado tollerata da troppi anni. È necessario che contro questi fenomeni le forze dell’ordine intervengano in maniera sollecita e decisa». Mentre l’assessore alle Politiche sociali Tiziana Maiolo dice che «Milano ha finalmente un vero prefetto, un rappresentante delle istituzioni attento ai bisogni di sicurezza dei cittadini». Il centrodestra chiede anche un censimento di tutte le aree degradate e occupate abusivamente.
Ma l’opposizione ribatte: «Ora i disperati di via Simonetta - dice Andrea Fanzago, capogruppo in Comune della Margherita - non hanno una soluzione alternativa, mentre Palazzo Marino, con la vendita dello stabile di piazzale Dateo ancora bloccata, non ha messo a disposizione gli alloggi vuoti ai tanti milanesi vecchi e nuovi che chiedono una casa».




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