Gheddafi: "I dimostranti di Bengasi
volevano uccidere console italiano"
TRIPOLI - I manifestanti libici tentarono di uccidere il console italiano e i suoi familiari quando, due settimane fa, diedero l'assalto al consolato italiano a Bengasi. Lo ha detto stasera Muahhar Gheddafi.
Il leader libico ha aggiunto che non sono da escludere ulteriori attacchi se il governo italiano si rifiuterà di risarcire la Libia per quello che l'Italia fece durante il periodo coloniale, quando - ha detto - furono uccisi migliaia di libici.
E sempre oggi, le autorità di Tripoli hanno ordinato il rilascio di 130 prigionieri politici detenuti in una prigione della capitaleTripoli, 85 dei quali appartenenti al partito fuorilegge della Fratellanza musulmana. E cioè il movimento che, secondo la maggioranza degli osservatori, sarebbe dietro le violenze contro il consolato italiano di Bengasi. I tumulti nel corso dei quali, il 17 febbraio scorso, sono rimaste uccise 14 persone. Tumulti legati sia alla pubblicazione delle vignette di Maometto in alcuni paesi europei, sia alla "mossa" dell'allora ministro leghista Roberto Calderoli. Che, nel corso della trasmissione condotta da Clemente Mimun, mostrò una t-shirt con quelle stesse vignette.
La Bbc riferisce che la decisione di rilasciare i prigionieri politiche sia il frutto delle pressioni della Fondazione Gheddafi, diretta dal figlio del leader libico Seif el-Islam Gheddafi.
(2 marzo 2006)




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