LUCA DEVE MORIRE (Il Calibano)
2 luglio 2004
Malraux, un giorno, guardandosi allo specchio, ha mormorato: “Ho imparato che una vita non vale nulla e che nulla vale una vita”. Sì, è lo stesso Malraux del: “ non c’è ideale al quale possiamo sacrificarci, perché di tutti noi conosciamo la menzogna, noi che non sappiamo che cosa sia la verità”.
Cosa era successo? Una bagattella! Una mattina, alzandosi dal letto, aveva avuto la sgradevole sensazione che i suoi piedi poggiassero su delle spugne. Il medico, dopo una visita sommaria, lo aveva fatto ricoverare, per accertamenti, al reparto Lancisi del Policlinico S. Camillo. Era stato il Prof. Pierceccanti a comunicargli che il suo disagio nel compiere alcuni movimenti era dovuto alla sclerosi laterale amiotrofica, una patologia degenerativa che colpisce i motoneuroni 2 e…vabbè, diamoci un taglio! Il decorso, per dirla in medichesse, è infausto. Quando sei in trappola cerchi il modo di uscirne e il solo modo possibile, a detta di un Nobel come Dulbecco, consisteva nella ricerca sulle staminali embrionai. Malraux si fece quattro conti. Aveva una prospettiva di vita di 5/10 anni, se la ricerca fosse partita subito, poteva farcela. Era euforico, nella malattia che lo aveva colpito euforia e depressione si alternano, come il giorno alla notte. Una mattina, leggendo sul Foglio un articolo di Luigi Amicone, capì che undici Maradona, l’Islam, Giussani, Kafka, Sartre e Amicone stesso lo volevano morto perché un tal Flamigni giocava con l’atomica . Guardandosi allo specchio mormorò: “Ho imparato che una vita non vale nulla e che nulla vale una vita”. Telefonò a Rita Bernardini e chiese le modalità di iscrizione all’associazione Luca Coscioni. Terminata la telefonata, guardò l’orologio e gli vennero alla mente dei versi di John Milton: “Così addio speranza, e con la speranza, paura addio, / Addio rimorso: ogni bene a me è perduto: / Male, sii tu il mio bene.
P.s.
Forse non era Malraux, ma i nomi sono solo delle maschere dietro le quali si cela la realtà.
Il Calibano




Rispondi Citando