Fini: «I contenziosi coloniali verranno risolti» Gheddafi-Calderoli, nuovo scontro Calderoli dopo le minacce del leader libico: «Esigo scuse ufficiali» Il Colonnello: «In Italia ministro fascista e razzista»
Il leader libico Gheddafi (Ansa)
ROMA - Gianfranco Fini prova a mediare. Assicura che sul mancato indennizzo per i danni coloniali, i contenziosi verranno risolti. Quanto alle parole di Muammar Gheddafi non devono impressionare più di tanto, perché è chiaro che si tratta più di «un'arringa comiziale ai suoi fedelissimi più che di una responsabile presa di posizione in campo internazionale». È questo il succo di una nota diffusa dal ministro degli esteri all'indomani delle minacce che il leader libico ha rivolto all'Italia. Ma intanto sull'asse Roma-Tripoli divampa un altro incendio diplomatico.
CALDEROLI CHIEDE SCUSE UFFICIALI- L'aver messo in relazione, da parte di Gheddafi, i tragici fatti di due settimane fa di Bengasi non con le vignette anti-Islam ma con il colonialismo spinge anche l'ex ministro Roberto Calderoli ad intervenire: «Mi hanno dato del pazzo, mi hanno dato del buffone, mi hanno dato dell'irresponsabile, mi hanno minacciato di morte - osserva il leghista - hanno messo sulla mia testa una taglia superiore ai dieci milioni di dollari e la magistratura mi ha inquisito. Ho subito tutto questo in silenzio». Da qui la richiesta: «Mi attendo scuse ufficiali da chi ha mentito» e strumentalizzato tutta quanta la vicenda.
GHEDDAFI: MINISTRO FASCISTA - Gheddafi però sembra tutt'altro che intenzionato a porgere l'altra guancia. Nel discorso pronunciato ieri a Sirte, e di cui oggi si conoscono dettagli inediti, Gheddafi ha puntato il dito contro «un ministro italiano fascista che ha usato un linguaggio razzista, da crociato, colonialista e retrogrado», ministro che «il governo (italiano) detesta e ripudia» e che «è stato costretto a dimettersi», nel quale è riconoscibile - sia pur mai nominato - lo stesso Calderoli.
CDL COMPATTA - Nella maggioranza anche Pier Ferdinando Casini stigmatizza le ultime prese di posizione del Colonnello: «Naturalmente, non vogliamo alimentare polemiche - spiega il presidente della Camera - ma non pensiamo neanche che Gheddafi voglia essere candidato alle elezioni italiane. Non c'è bisogno che interferisca nella campagna elettorale italiana, anche perché ho il dubbio che non tifi per noi». Laconica la considerazione del ministro Castelli: «Quel che ha detto Gheddafi rende giustizia a Calderoli». Sul fronte opposto, è Massimo D'Alema a illustrare la versione dei Ds: «Non si può accettare il linguaggio della minaccia».
03 marzo 2006![]()




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