
Originariamente Scritto da
peter from milan
Fonte:Foro753
Ho evidenziato alcuni passaggi ritenuti da me fondamentali per la comprensione del perverso fenomeno generato da "papà capitalismo"
Salvateci dai nuovi manager…
La competenza professionale oggi non basta più per fare carriera, ormai è necessario riuscire a sviluppare le proprie qualità comportamentali (curare la propria immagine, sapersi vendere, imporsi…).
Oggi assistiamo alla comparsa di figure leggendarie inedite, eroi che dovrebbero rappresentare il nuovo paradigma del successo; i manager.
Personaggi quasi mistici avvolti nelle cornici hollywoodiane delle convention aziendali, dove il successo sembra apparire alla portata di tutti i comuni mortali che riempiono, più o meno forzatamente, le platee. Capaci di dimostrare la leadership arrivando a sfidare i propri limiti in improbabili corsi di sopravvivenza settimanali, in compagnia di ragionieri e consulenti esterni.
Pseudo eroi che, al contrario di sacrificare loro stessi per salvare gli altri come gli eroi dell’antichità, manifestano invece la totale mancanza di scrupoli quando si tratta di sacrificare i lavoratori.
Pur di non parlare di licenziamenti i nuovi manager utilizzano termini come "ristrutturazioni", "ottimizzazioni delle risorse", "riduzione di aree non più core business"; nell’era della comunicazione non è facile neanche per loro giustificare ai mass media ed all’opinione pubblica i tagli al personale, quindi è consigliabile usare termini soft ed addirittura fingere di mostrare interesse per la sorte di migliaia di lavoratori e delle loro famiglie. In fondo tali “azioni coraggiose”, alle quali plaudono dai salotti del potere i tanti guru della finanza nostrana, sono necessarie, sempre secondo i dettami ideologici dei nuovi manager, per snellire le aziende e salvaguardare i posti di lavoro rimasti.
Spezzettano le aziende per ricavarne profitti da regalare ad azionisti sempre più esigenti e sempre più spesso identificabili negli istituti bancari, abbandonando al destino incerto quei lavoratori che per anni hanno contribuito ai successi delle loro società.
Programmano “piani di risanamento” improntati all’austerity aziendale, guardandosi bene dall’intaccare i propri stipendi, benefit e premi di produzione milionari, che contribuiscono ad ingrossare le voci degli sperperi nei bilanci societari.
I nuovi manager ed i loro fidi “collaboratori “ ricorrono a tecniche di destabilizzazione pur di spingere i lavoratori a dare le dimissioni.
Si arriva al paradosso che la perdita del lavoro diventa per il lavoratore la prova inequivocabile della sua incapacità di evolvere e/o adattarsi ai nuovi impieghi.
Non ci rimane che sperare nel nuovo anno si rilanci l’occupazione vera, indeterminata, non flessibile, non precaria.
Purtroppo ben conosciamo le “regole del gioco” e sappiamo che la cosiddetta crisi congiunturale è un’ occasione per molti squali troppo ghiotta da lasciarsi sfuggire; impossibile non scaricare un bel po’ di costi sulle spalle dello Stato e soprattutto alle spalle di decine di migliaia di famiglie italiane.
Ci auguriamo che l’anno che sta per terminare si porti via per sempre questa nuova classe di manager rampanti e le loro accoliti di servitori sciocchi.
Non ne abbiamo bisogno.
Non ne ha bisogno l’Italia.
Non ne sentiranno la mancanza i lavoratori.
Salvateci dai nuovi manager?