Risultati da 1 a 2 di 2
  1. #1
    Osservatore del teatrino
    Data Registrazione
    28 May 2009
    Messaggi
    14,088
     Likes dati
    13
     Like avuti
    16
    Mentioned
    1 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Chi sono i Riformatori Liberali

    La sfida della libertà

    Le ragioni che portarono gli elettori italiani a scegliere in maggioranza le coalizioni di Centrodestra nel 1994 e, di nuovo, nel 2001 non sono venute meno. E’ la sfida della libertà che all’inizio degli anni ’90 scosse, prima nei referendum e poi nel voto elettorale, le fondamenta di un sistema politico che si era ripiegato su se stesso, inadeguato alle sfide del futuro, ed oramai incapace di trasformazione. E’ la sfida della libertà che impedì agli eredi del comunismo e del fallimento politico, economico e morale della prima Repubblica, riuniti sotto le insegne del Centrosinistra, di perseverare nel malgoverno e nell’uso politico della giustizia. E’ la sfida della libertà che oggi anima le speranze e le ragioni di milioni di italiane e italiani, pur dopo anni difficili, a livello nazionale e internazionale, segnati tanto da delusioni quanto da faticosi progressi.

    Innovazione contro conservazione

    Ma non esiste alcuna possibilità che l’Italia regga, per il futuro, la “sfida della libertà”, se la politica italiana non raccoglie, da subito, la “sfida della modernizzazione”. L’Italia sta ancora duramente facendo i conti con un modello di sviluppo e di coesione che scaricava per intero il proprio costo sulle generazioni future e sugli equilibri finanziari e valutari del paese: un modello oggi semplicemente insostenibile, che ha premiato il privilegio contro il diritto, l’inefficienza contro l’investimento, la rendita contro la produzione, la “garanzia” contro l’iniziativa di rischio, la protezione contro la concorrenza, la “posizione” contro il merito, la conservazione contro l’innovazione. All’interno e all’esterno del continente europeo, gli ultimi decenni hanno invece premiato i paesi e i governi che hanno realizzato riforme liberali, innovative e di mercato, tanto sul piano economico-sociale, quanto su quello amministrativo-istituzionale. E’ a questi paesi che occorre guardare con fiducia. Ciò che li unisce non è stato il colore dei governi, ma il segno delle loro politiche. A connotare il loro successo è stata la qualità della reazione alla paura dell’integrazione competitiva dei mercati e dei sistemi economici. Dare una risposta di fiducia e di concretezza alle molte paure che la globalizzazione inevitabilmente porta con sé, convincere delle grandi opportunità di sviluppo civile ed economico che essa offre, costituisce il primo banco di prova della maturità delle classi politiche e della loro volontà riformatrice. Su questi temi, i Riformatori Liberali hanno l’ambizione di contribuire al rafforzamento delle posizioni e delle proposte liberali, liberiste, laiche, radicali e democratiche all’interno della Casa delle Libertà.

    Perché la CdL

    Le coalizioni che si confronteranno nell’appuntamento elettorale delle prossima primavera non sono certo diretta espressione delle tradizioni e opinioni politiche a cui intendiamo dar voce. Ma non vi è dubbio che non sono affatto equidistanti dalle proposte liberali che riteniamo debbano improntare la politica di governo. Al contrario. Le riforme tentate e quelle realizzate dalla coalizione del centrodestra (nei campi della fiscalità, della previdenza, della giustizia, del mercato del lavoro, del welfare e dell’istruzione) non sono state criticate, da sinistra, per la loro insufficienza, ma, al contrario, sono state denunciate per la loro violenza “eversiva”, per la loro natura “infame”, per essere atti di “macelleria sociale”. Rispetto alla modernità, e alle riforme liberali, il Centrosinistra si è regolarmente schierato dalla parte opposta. Si potrebbero fare decine e decine di esempi. Uno per tutti, la politica internazionale. Come tutte le democrazie del pianeta, l’Italia è sottoposta all’offensiva politica e terroristica del fondamentalismo islamico contro i principi ed il corpo stesso delle istituzioni liberali. Dopo l’11 settembre, il governo italiano ha dovuto velocemente regolare i conti con una politica estera, diffusa in Europa, che in ossequio al principio della “non ingerenza” e ad un multilateralismo di maniera, avrebbe rischiato di lasciare ancora più soli di quanto non siano gli Stati Uniti d’America. Il governo Berlusconi ha coraggiosamente schierato l’Italia a fianco della politica del presidente Bush e di Tony Blair di promozione internazionale della libertà e democrazia, intese come fondamento irrinunciabile delle politiche di sicurezza. Il radicale ancoraggio politico dell’Italia a questa politica di libertà, democrazia e sicurezza ha suscitato nella gran parte del Centrosinistra violente reazioni antiamericane e antioccidentali, che diverrebbero disastrose quando valessero a definire, da posizioni di governo, il ruolo internazionale dell’Italia.

    E la laicità?

    Non c’è dubbio che sui temi della laicità e delle scelte individuali vi siano oggi molti punti di conflitto fra la nostra impostazione e le posizioni prevalenti nel centrodestra. Non vogliamo attenuare il dissenso dalla scelte compiute dalla maggioranza della CdL, ad esempio, sulla fecondazione assistita o in merito ai cosiddetti Pacs. Tuttavia va riconosciuto che su questi temi, comunque trasversali e necessariamente oggetto di un aperto confronto parlamentare, mai il governo Berlusconi ha imposto ai dissenzienti l’obbligo di adeguarsi alla regola di maggioranza. D’altra parte, il numero e la qualità dei dissensi pubblicamente espressi vale a rassicurare della piena compatibilità della nostra presenza a fianco della casa delle Libertà. Per noi laicità significa fiducia nell’individuo, nella sua responsabilità di fronte alle conseguenze delle proprie scelte, nella sua libertà di coscienza: e per questo la contrapposizione che conta non è affatto fra laici e cattolici (o esponenti di qualsiasi altra religione) ma fra liberali e illiberali di qualunque credo e qualunque ideologia (statalismo laicista compreso).

    La riforma liberale

    Alle diverse varianti - tutte ugualmente corporative, stataliste, protezioniste, nazionaliste e isolazioniste - della “politica della paura”, che rischiano di contendersi, da destra come da sinistra, il governo del paese, occorre contrapporre l’alternativa di una “riforma liberale”. Nell’ultimo quinquennio si è finalmente sdoganato il glossario di una possibile politica riformatrice: liberalizzazioni, sussidiarietà, workfare, sburocratizzazione, outsourcing, flessibilità, innovazione, competitività, economia della conoscenza, promozione della libertà e della democrazia, riforma delle istituzioni internazionali… Ma, nonostante gli innegabili passi avanti compiuti grazie all’azione del governo, non si può dire che a queste parole abbia fatto seguito un complesso di scelte e di riforme coerenti e coraggiose. Guai tuttavia a sottovalutare il tenore e la durezza dell’opposizione praticata dal Centrosinistra ogni volta che queste “parole d’ordine” riformatrici hanno contrassegnato le politiche di governo della Casa delle Libertà. L’interesse alla conservazione, che unisce i referenti e le organizzazioni sociali su cui poggia l’assetto del sistema di potere italiano, e che si raccolgono attorno alla candidatura di Romano Prodi, non coincide con l’interesse del paese. Sarebbe assurdo ritenere che la Casa delle Libertà sia oggi in affanno per avere troppo “forzato” sui temi della modernizzazione (solo parzialmente affrontati) e per non avere abbastanza concesso alla politica dei propri avversari. Per queste ragioni, riteniamo che il rilancio dei temi della riforma e della modernizzazione liberale potrebbe restituire forza ad una coalizione, che non si può, neppure elettoralmente, permettere di essere conservatrice, e che deve raccogliere le sfide del futuro, lasciando ad altri le illusioni del passato.

    Questa è la sfida che riteniamo la CdL debba raccogliere. Questo è il contributo che pensiamo di dovere assicurare, ben sapendo di rappresentare, su molti temi, posizioni oggi di minoranza. Esse sono tuttavia diffuse fra le italiane e gli italiani ben oltre i termini della loro attuale rappresentanza politica. Queste proposte possono senz’altro trovare accoglimento in una coalizione, la CdL, che deve la propria stessa origine e le proprie fortune elettorali alla speranza di cambiamento e di maggiore libertà.


    (Tratto dal sito ufficiale dei Riformatori Liberali)
    X

  2. #2
    Silente
    Data Registrazione
    28 Jul 2005
    Località
    Oesterreichisch Schuler
    Messaggi
    3,072
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Bisogna dar voce ai Riformatori Liberali


    di Marco Taradash
    da Libero del 19 ottobre 2006 pag. 9

    Caro Feltri,
    Le scrivo per raccontarle il successo del nostro incontro pubblico di sabato, quella promosso dai Riformatori liberali col titolo `Diamo un'anima libertaria al Centrodestra". E dico «nostro» pensando purea lei, che ha voluto controfirmarne il manifesto, dandoci un enorme aiuto nel vincere le resistenze dei più scettici sulla possibilità di dare una sveglia alla Cdl sulle libertà civili.
    Ora ci torno, ma prima qualche parola sull'ennesima guerra che si è scatenata intorno a Viale Mazzini e a Mediaset. Premetto: personalmente sono convinto che Mediaset offra a Berlusconi, in quanto leader del Polo, lo stesso aiuto che la kriptonite dà a Superman. Mediaset è una grande avventura imprenditoriale. Ma appena i giochi si fanno duri l'azienda di Cologno diventa l'arma definitiva dell'Unione per ricacciare Berlusconi ai margini. E questo noi non dobbiamo permetterlo. Si lanci allora, e solo Libero può farlo, una grande campagna per l'apertura delle frontiere tv nell'unico modo concreto: la privatizzazione di tutta la Rai. Togliere una rete alla Rai e una a Mediaset, come vuole Gentiloni, aprirebbe lo spazio all'operazione Telecom 2 la vendetta: fuori, con le cattive, Tronchetti Provera (colpevole di non aver accettato la liquidazione soft, a spese di noi contribuenti, offerta dal consigliori di Prodi, Angelo Roveti), dentro il gruppo De Benedetti, un pezzo di Rizzoli, uno schizzo di Unipol, ed ecco il braccio telearmato di Prodi in azione. E la chiamano concorrenza. No, grazie. Lasciamo al mercato il compito di disegnare il panorama del mercato. E alle Autorità il compito di dettare le regole perché il gioco si svolga senza trucchi ma anche senza punizioni per i più bravi. ForzaLibero, privatizziamo la Rai.

    Torno al nostro manifesto. Intorno a esso si sono ritrovate tante personalità che, insieme a centinaia di potenziali elettori della Cdl che hanno cominciato a invadere il nostro sito www. riformatoriliberali.org (a proposito, cari lettori, firmate!), sono pronti a votare o nuotare Berlusca&C. Ma se lo faranno sarà in nome di quelle libertà economiche e civili che il Polo è stato e, si spera, sarà capace di strappare al controllo dello Stato Padrone, mentre li ha trattenuti dal voto il sincero fastidio di un Centrodestra che affida allo Stato Padre il compito di custodire le certezze morali delle persone. Sono 2 milioni almeno gli elettori liberali che hanno deciso di non versare l'obolo del voto a una Cdl che ha così poca fiducia nella loro capacità di distinguere
    il bene dal male. Non per questo guardano a sinistra: lo sanno bene che ogni volta che i comunisti parlano di libertà civili in realtà pensano a diritti sociali a carico dei contribuenti. Dicono Pacs e pensano alla pensione di reversibilità, dicono libertà di ricerca e pensano a finanziamenti pubblici, dicono eutanasia e pensano a un bel Comitato etico con potere di vita e di morte sull'individuo. Non c'è nulla di libertario nella cultura della sinistra, e pure le mele buone radicali rischiano di guastarsi accanto alle cattive compagnie.

    Caro Feltri, qui si tratta di privatizzare la vita privata. A sinistra ci vogliono togliere il gusto di lavorare e di rischiare in proprio. A destra c'è la tentazione di toglierci il gusto del non conformismo e dell'innovazione. Per questo ci serve una valanga di firme sul manifesto che lei ha sottoscritto, con Giordano Bruno Guerri, Luca Barbareschi, Roberta Tatafiore, Raimondo Cubeddu, Filippo Facci, Nicholas Farrell, Alessandro Cerchi Peone e tanti altri. Lechiedo: cosa può fareLibero perdere vocea questa grande campagna liberale, e per avere tutti noi finalmente voce su questi temi dentro il Polo?

 

 

Discussioni Simili

  1. Riformatori Liberali: i liberali ed i radicali liberisti nel Centro-Destra
    Di GionataPacor (POL) nel forum Liberalismo e Libertarismo
    Risposte: 47
    Ultimo Messaggio: 03-01-08, 15:11
  2. Risposte: 149
    Ultimo Messaggio: 21-11-07, 15:57
  3. Riformatori Liberali
    Di Hayekfilos (POL) nel forum Liberalismo e Libertarismo
    Risposte: 223
    Ultimo Messaggio: 05-06-06, 10:43
  4. Riformatori liberali
    Di lele15 nel forum Centrodestra Italiano
    Risposte: 12
    Ultimo Messaggio: 26-02-06, 23:15

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  
[Rilevato AdBlock]

Per accedere ai contenuti di questo Forum con AdBlock attivato
devi registrarti gratuitamente ed eseguire il login al Forum.

Per registrarti, disattiva temporaneamente l'AdBlock e dopo aver
fatto il login potrai riattivarlo senza problemi.

Se non ti interessa registrarti, puoi sempre accedere ai contenuti disattivando AdBlock per questo sito