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  1. #31
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    Citazione Originariamente Scritto da Il Patriota
    purtroppo (come sempre ) avevo ragione io: altro che alleanza tra lega e mpa (movimento palemmmitanoo miiii) qui è in atto una vera e propria colonizzazione etnica della lega e l'organizzazione etnica dei meridionali in padania...grazie a don calderoli...

    ah lo so...comunque l'mpa si è dichiarato un movimento federalista a livello ITALIANO....quindi dove possono mettono dei loro uomini....
    a questo punto staremo a vedere cosa succederà, siamo stati alleati di AN e UDC, che sono piu meridionalisti dell'mpa, per cinque anni, non penso che questi saranno peggiori degli "alleati" della cdl.
    solo a forlì ci sono 7000 famiglie di meridionali......

  2. #32
    Il Patriota
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    Citazione Originariamente Scritto da Celtic Pride
    ah lo so...comunque l'mpa si è dichiarato un movimento federalista a livello ITALIANO....quindi dove possono mettono dei loro uomini....
    a questo punto staremo a vedere cosa succederà, siamo stati alleati di AN e UDC, che sono piu meridionalisti dell'mpa, per cinque anni, non penso che questi saranno peggiori degli "alleati" della cdl.
    solo a forlì ci sono 7000 famiglie di meridionali......

    caro celtic la piccola differenza è che (se non l'hai capito) il prossimo passo è la fusione tra lega e mpa per dare vita ad un partito italiano (in un intervista ad affari italiani calderoli parlava di soggetto politico unitario tra lega e mpa)..se si condivide qst obbrobrio è un altro discorso..in pratica si VUOLE FARE LA COSTOLA FEDERALISTA ITALIANA DEL FUTURO PARTITO UNICO DI CENTRO DESTRA NEO CON...

  3. #33
    decolonizzare l'immaginario
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    Posto questa lettera del fondatore del MAR (Movimento Autonomista Romagnolo):

    On. Dott. STEFANO SERVADEI
    Forlì, 6 marzo 2006
    Il Referendum popolare prova di dignità e di verità
    Parlando nei giorni scorsi a Rimini, il segretario nazionale del Partito dei Comunisti. Italiani, on. Oliviero Di Liberto, si è detto contrario alla realizzazione della Regione Romagna. “Basta — ha affermato — spezzettare il Paese”. Ed ha aggiunto: “Il problema non è soltanto quello delle Regioni, ma dell’Italia dei campanili. Porto l’esempio della mia Sardegna: si sono fatte, pochi mesi fa, quattro nuove Provincie, ed è stata una spesa inutile. Ha moltiplicato soltanto le sedi e le seggiole!”
    Seguo e riprendo l’ex—ministro della Giustizia del governo D’Alema all’interno del suo stesso ragionamento. Chi ha portato le provincie sarde, di colpo, da quattro ad otto, in contrasto — oltretutto — con la legge che regola la materia e che vuole le eventuali nuove Provincie con almeno 200 mila abitanti, mentre in Sardegna si è addirittura scesi a 50 mila? Non fa, forse, parte anche il suo partito del governo di centro—sinistra che guida l’isola?
    Purtroppo, sono ormai decenni che quando si parla di Regione Romagna, coloro che, allegramente, dall’avvento della Repubblica, hanno stracciato Costituzione, leggi e senso comune per moltiplicare a dismisura le Istituzioni territoriali esistenti, fanno il viso dell’arme e fingono di piangere per il rischio di “spezzatini” e per i maggiori oneri che colpiscono i contribuenti. Trovando anche qualcuno disposto ad accreditarli.
    E’ vero, o non è vero, che in questi decenni i già oltre 8000 Comuni italiani sono cresciuti di alcune centinaia di unità, che le Provincie da 93 sono passa te a 113, che si sono fatte Regioni con popolazione enormemente inferiore alla soglia minima di un milione di abitanti fissata dalla Costituzione (la Valle d’Aosta ha — addirittura — 115 mila abitanti, e 330 mila il Molise!), che sono nate diverse centinaia di Comunità montane, migliaia di Circoscrizioni e di Società per azioni per la gestione di pubblici servizi. Che si sono inventate, perfino, quattordici nuove Città metropolitane, il tutto con indennità e gettoni di presenza di assoluto riguardo.
    E, così, i dilapidatori di pubblico denaro, i moltiplicatori di poltrone e benefici clientelari, recitano da Quintino Sella esclusivamente per la Romagna, senza preoccupazioni di natura storico—culturale, di sviluppo economico, di buon diritto dei romagnoli di mettere, finalmente, a loro profitto norme costituzionali che riflettono, senza forzature, la loro realtà.
    Parlando a Rimini, oltretutto, l’on. Di Liberto ha dimenticato che la località è stata promossa al ruolo di Provincia 12 anni fa, attraverso una operazione che, a detta degli amministratori della medesima, è stata senza aggravi per i contribuenti, e ha portato soltanto benefici, competitività, reddito, ecc.
    Tutto questo premesso, mi si consentano alcune precisazioni le quali fanno della vicenda romagnola un caso esemplare alla stessa dimensione nazionale. L’Enciclopedia Treccani, la summa della cultura nazionale, parla della Romagna come di “una Regione storica nazionale” e ne riconosce la “denominazione” dalla venuta in Italia dei Longobardi (13—14 secoli fa). I suoi titoli per divenire “regione autonoma” vennero riconosciuti dagli appositi organi tecnici del recente Regno d’Italia già dal 1860,e se le conseguenze non furono pari alle premesse, ciò è dovuto unicamente alla circostanza che vi fu un espresso “veto monarchico”. La Romagna peccava troppo di repubblicanesimo per diventare una Regione dell’Italia sabauda. E fu così che nacque l’Emilia e Romagna che mise assieme realtà del tutto dissimili, e che pose, a ragion veduta, i romagnoli in una situazione di permanente minorità.
    Di Regione Romagna si parlò, a fondo, anche in sede di Assemblea costituente (anni 1946—47), e se non trovò uno sbocco positivo in quell’occasione, del resto alla stregua di quanto accadde per ogni altro territorio non compreso nel prece dente “reticolo” dell’Italia monarchica, concorse a realizzare l’attuale articolo 132 della Costituzione, il quale fissa con esattezza i termini per aspirare all’autonomia regionale (almeno un milione di abitanti, il voto referendario positivo iella sole popolazioni interessate), termini entrambi centrati dalla realtà romagnola.
    A sollecitare la nostra rivendicazione autonomistica, oltre al buon diritto, è anche la esperienza del tutto negativa fatta in questi decenni di egemonia emiliana e bolognese. In ogni parte del mondo civile le Regioni sono nate con un obiettivo precipuo: il riequilibrio del territorio di appartenenza.
    Da noi. la filosofia è assai diversa: quella di supportare, rinunciando a quanto ci apparterrebbe anche attraverso una distribuzione su basi aritmetiche delle disponibilità finanziarie ordinarie e straordinarie, dei servizi, delle infrastrutture, ecc. ecc. le Provincie di Bologna, Modena, Parma e Reggio Emilia, onde continuino a guidare la classifica nazionale in fatto di redditi e di benessere. Siamo, istituzionalmente, i gregari ai quali si fa l’onore di portare le borracce dei “capitani”.
    Per chi non lo sapesse, la differenza, in fatto di redditi medi “pro capite”, fra la prima e l’ultima Provincia nella graduatoria emiliano—romagnola, è di 6.834 euro (28.332 meno 21.498). E ciò significa che fra due famiglie tipo di quattro persone, ciascuna rispettivamente appartenente a tali Provincie, siamo ad una differenza complessiva annua di ben 27 mila euro, ciò che supera i 50 milioni di vecchie lire. E’ forse poco ? Ed è un biglietto da visita presentabile per chi si definisce di sinistra?
    Naturalmente, alle differenze sul piano dei redditi, corrispondono analoghe differenze in ogni settore, dalla Sanità alla Università, dalle infrastrutture ai servizi in generale, dall’economia all’ambiente, dagli Aeroporti alle Fiere, alle Comunicazioni, ecc. con tanti saluti per ogni neppure abbozzata politica di riequilibrio.
    E’ una realtà che indigna e che può essere pacificamente accettata soltanto da rassegnati al suicidio, ad un ruolo “ancillare” e di “risulta”. E che chi, più di altri, porta la responsabilità di un simile stato di cose venga a parlarci di “spezzatino” e pretenda di fare della Romagna e dei romagnoli il “capro espiatono” delle loro ingiustizie, è cosa da “terzo mondo”.
    In queste condizioni ,come si affronta il problema? Conoscendone e propagandandone i termini reali, parlando con la gente e scendendo nei particolari. Facendo, in ogni caso, dell’imminente Referendum popolare, il momento della “democratica resa dei conti”. In un clima di dignità e di integrale rivendicazione dell’eguaglianza dei cittadini e delle comunità.

  4. #34
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    (Sesto Potere) - Forlì - 10 marzo 2006 - Gianluca Pini, segretario nazionale Lega Nord Romagna ha presentato oggi la campagna elettorale che caratterizzerà la compagine del Carroccio a Forlì-Cesena nelle prossime settimane in attesa del voto di aprile. Su tutto la sottolineatura dell'approvazione della Devolution che apre di fatto il Referendum per la Regione Romagna: "La Lega Nord Romagna - ha detto Pini - è stata protagonista nell'approvazione della norma transitoria che porterà a celebrare un'occasione storica di autodeterminazione permettendo ai romagnoli di riprendersi una identità cancellata per volere delle segreterie di alcuni partiti". Durissimo il suo atto di accusa contro la giunta regionale di Vasco Errani che avrebbe contribuito a smantellare la rete dei "piccoli ospedali" di Romagna, far chiudere gli zuccherifici e penalizzare costantemente le località rivierasche cancellando finanche il nome di Riviera Romagnola trasformandola in Riviera Adriatica. Pini ha indicato nel pericolo dell'immigrazione clandestina e nella cultura islamica integralista che mette la libertà di espressione in pericolo a causa dell'intolleranza continua di matrice religiosa il comune "nemico" il collante che ha portato all'alleanza storica fra il carroccio di Bossi e il Movimento per l’Autonomia di Raffaele Lombardo. E proprio nelle fila del movimento autonomista meridionale s'è candidato Francesco Aprigliano, originario di Rossano (CS), attuale consigliere comunale a Forlì, fuoriuscito da An, che ha ribadito un concetto: "I cittadini del sud che ogni giorno lavorano con estrema dignità o sono in cerca di lavoro devono essere trattati con dignità e non penalizzati - come accade nelle liste per l'accesso alle case popolari - con quello che si potrebbe definire il processo di islamizzazione del paese. Rischiamo di essere emarginati in casa nostra. E' importante una chiamata alle armi dei meridionali che vivono al Nord , affinchè non disertino le urne ma posdsano offrire prova di essere cittadini di serie A e non di serie B". In lista Gianluca Pini è candidato alla Camera al numero tre dopo Bossi e Angelo Alessandri e lo stesso Francesco Aprigliano al n. 10.

  5. #35
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    Citazione Originariamente Scritto da Celtic Pride
    penalizzare costantemente le località rivierasche cancellando finanche il nome di Riviera Romagnola trasformandola in Riviera Adriatic.
    Quella romagnola non mi risulta essere una Riviera.
    Su Aprigliano taccio per pietà. E' la cartina al tornasole dell'attuale stato di cose. Non verrà sicuramente eletto, ma il solo fatto che possa parlare a nome della lega nord è assurdo.
    Astensione unica via. Oneto, una volta di più, ha ragione.

  6. #36
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    Citazione Originariamente Scritto da ZENA
    Quella romagnola non mi risulta essere una Riviera.
    Su Aprigliano taccio per pietà. E' la cartina al tornasole dell'attuale stato di cose. Non verrà sicuramente eletto, ma il solo fatto che possa parlare a nome della lega nord è assurdo.
    Astensione unica via. Oneto, una volta di più, ha ragione.
    La Riviera Romagnola, esiste come sito turistico termale da 200 (DUECENTO ) anni, (ma dove vivi??).

    Astensione è il massimo del nichilismo, che inteso in questo modo, non porta da nessuna parte, il più permette al regime confindustrial-comunista di consolidare (nel caso vincessero) la loro follia con leggi che cancellerebbero quel poco che è rimasto di identità e non solo.

    Uno può anche essere masochista, poi però non dovrebbe lamentarsi, ma godere dei problemi che lui stesso si è auto-inflitto.

  7. #37
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    Citazione Originariamente Scritto da Genyo
    La Riviera Romagnola, esiste come sito turistico termale da 200 (DUECENTO ) anni, (ma dove vivi??).

    Astensione è il massimo del nichilismo, che inteso in questo modo, non porta da nessuna parte, il più permette al regime confindustrial-comunista di consolidare (nel caso vincessero) la loro follia con leggi che cancellerebbero quel poco che è rimasto di identità e non solo.

    Uno può anche essere masochista, poi però non dovrebbe lamentarsi, ma godere dei problemi che lui stesso si è auto-inflitto.
    Quella romagnola non è una riviera. E' un litorale.

    Tu sei ottimista, Genyo. Ma io, in tutta onestà, ormai non vedo molte differenze fra la Lega e gli altri partiti italiani. Anzi, a livello locale, talvolta è anche peggio.

    L'unica possibilità di salvezza che ha la Lega è rendersi conto di essere degenerata internamente. Un successo elettorale, al contrario, legittimerebbe questa linea improponibile allontanando il cambiamento. Perchè,in politica, ha ragione chi vince e torto chi perde. E, di fronte a certe candidature, è bene che chi di dovere prenda atto che la base non è ancora del tutto rincoglionita e disposta ad avallare qualsiasi cosa.

  8. #38
    decolonizzare l'immaginario
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    Citazione Originariamente Scritto da ZENA
    Quella romagnola non è una riviera. E' un litorale.

    Tu sei ottimista, Genyo. Ma io, in tutta onestà, ormai non vedo molte differenze fra la Lega e gli altri partiti italiani. Anzi, a livello locale, talvolta è anche peggio.

    L'unica possibilità di salvezza che ha la Lega è rendersi conto di essere degenerata internamente. Un successo elettorale, al contrario, legittimerebbe questa linea improponibile allontanando il cambiamento. Perchè,in politica, ha ragione chi vince e torto chi perde. E, di fronte a certe candidature, è bene che chi di dovere prenda atto che la base non è ancora del tutto rincoglionita e disposta ad avallare qualsiasi cosa.

    Sulle differenze tra "riviera" e "litorale", chiederò al prof. Perissinotto....La Riviera Romagnola, con questa qualificazione, ha inventato il turismo moderno e non solo, ed è il più grande complesso turistico europeo, ma qui non è questo il punto.

    Il punto è che il movimento non ha anvora realizzato pienamente che l'era di Bossi è finita, si conclude con questa legislatura.

    Gli errori commessi sono ormai troppi e non si possono più chiudere tutti e due gli occhi, il più grave, quello della "banca", poi la sanatoria da 700.000...

    Comunque, anche con tutti i limiti che noi si possa rilevare, il punto che non deve sfuggire è che la Lega è ancora il miglior movimento politico di questo stato fasullo. E' quello che ha la popolazione migliore nonostante tutto.

    Anche tu sei troppo digiuno di materia federalista, in un movimento così connotato, NON C'E' "DIRIGENZA", tutti sono sullo stesso piano, esistono cariche di rappresentanza "per nome e per conto".

    Le dichiarazioni ultime di Bossi, secondo me, non sono da tenere in considerazione poichè parla come se fosse il PROPRIETARIO della Lega, mentre PROPRIETARI della Lega sono TUTTI gli iscritti, e anche su chi sarà il futuro segretario, NON LO DECIDERA' BOSSI, ma TUTTI gli iscritti con regolare elezione.

    Il nostro movimento è a un punto di svolta radicale, questo va capito, e questa svolta va GESTITA evitando di insistere sulle problematiche che TUTTI conosciamo perchè non si va da nessuna parte.

    Le PULIZIE RADICALI, le faremo DOPO le elezioni al prossimo congresso che, secondo me, PENSIONERA' BOSSI, con tutto il rispetto dovuto a un grandissimo militante.

  9. #39
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    Io digiuno di federalismo? Sarà... Meno male che ci pensa la Lega a spiegarmi di cosa si tratta.

    Il congresso, a oggi, è una bella utopia, ammesso che possa un nuovo congresso garantire il cambiamento. Mi permetto di nutrire qualche dubbio.
    Vorrei solo capire cosa abbiamo da guadagnare da un successo elettorale di QUESTA Lega. Un buon risultato, comunque improbabile, LEGITTIMEREBBE la linea. Solo una sonante sconfitta (diciamo una percentuale compresa fra il 3 e il 3,5%) può al contempo garantire la stabilità dell'edificio (sono percentuali che consentirebbero comunque la formazione di un gruppo parlamentare) e mettere i dirigenti di fronte alla loro pressapochezza.
    Solo una sconfitta della CDL può inoltre rimescolare le carte dell'alleanza e generare l'esigenza di un ritorno al territorio, alla base, nonchè passare il testimone dell' "impopolarità" al centro-sinistra. Cosa che gioverà anche al referendum.

    La Lega abbisogna di una bella potatura perchè sul piano del padanismo è completamente rinsecchita e vittima delle strategie "romane" di inizio millennio.

    Paradossalmente, oggi, chi vuole il bene del movimento per l'indipendenza della Padania deve auspicarsi quella sconfitta che equivale alla chiusura di un ciclo ormai fetido e a una nuova alba.

    Certo, potrebbe anche non esserci una nuova alba per diverse ragioni. Ma, a quel punto, gli unici che avrebbero qualcosa da perdere sono i cadregari. Perchè noi tutti semplici militanti animati di semplice passione, a oggi, abbiamo comunque perso.

  10. #40
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    a proposito di saro. qui in friuli lo conosciamo benissimo. si è arrampicato da tutte le parti. se tutti quelli là sono come lui (o magari peggio) l'accordo non durerà. saro ha contribuito in tutti i modi possibili per far perdere la signora guerra.

 

 
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