la nuova sardegna 6 marzo 2006
Nasce la Bibbia in lingua sarda
Progetto dalla Facoltà teologica a 80 anni dalla fondazione
Dal testo greco o aramaico al sardo logudorese e campidanese
CAGLIARI. Sarà un 8 ˚ a0nniversario
di fondazione col botto,
quello che la Pontificia facoltà
teologica della Sardegna
celebrerà l’anno venturo.
Si comincia il prossimo maggio
con un argomento di carattere
filosofico: “L’uomo e
la parola. Pensiero dialogico
e filosofia contemporanea”.
Si proseguirà nel 2007 con un
incontro di valenza internazionale
presieduto dal cardinale
Angelo Scola, patriarca
di Venezia, uomo di punta dell’episcopato
italiano (alla
morte di Giovanni Paolo II inserito
nella lista dei papabili),
per alcuni anni rettore della
Pontificia università lateranense.
Ma il fiore all’occhiello, il
lavoro destinato a lasciare segni
duraturi nel panorama
culturale-religioso isolano è
la traduzione in lingua sarda
della Bibbia.
Il progetto è stato messo a
punto da un ‘equipe di docenti
della facoltà guidati da don
Antonio Pinna, professore di
sacra scrittura e responsabile
dei corsi su “Inculturazione e
fede in Sardegna: antropologia
e teologia, tradizioni e testi”.
«Da diversi anni — dice professor
Pinna — è in atto un
analogo tentativo promosso
dalla Conferenza episcopale
sarda, che deve sicuramente
andare avanti. La nostra non
è un’iniziativa alternativa a
quella dei vescovi, ma un contributo
scientifico integrativo
».
Tra le due imprese linguistiche
c’è una differenza sostanziale:
gli esperti scelti dai
presuli tradurranno la Bibbia
dall’italiano, probabilmente
nell’edizione della Conferenza
episcopale italiana, i docenti
della Facoltà e i loro collaboratori
partiranno dal testo
greco o aramaico per cercare
la versione sardo-logudorese
e sardo-campidanese: «La prima
— spiega don Pinna — ci
assicura un’equivalenza linguistica
formale, la seconda
un’equivalenza dinamica».
Come è nato il progetto? All’origine
c’è un’esigenza pastorale
che in ecclesiale si
chiama “Inculturazione della
fede”, cioè tenere il messaggio
evangelico al passo con
l’evoluzione culturale locale.
Prima tappa dell’inculturazione
è tradurre in un’altra lingua
la Scrittura ispirata.
«Questa affermazione teologica
— dice padre Maurizio Teani,
preside della Pontificia facoltà
— unita alle acquisizioni
della linguistica che riconosce
al sardo la dignità di lingua
unica, e la crescente consapevolezza
nel dibattito isolano
della necessità di evidenziare
le peculiarità della nostra
cultura in modo armonico
con il diversificarsi e il
connettersi delle culture circostanti
e globali, ha suggerito
ad alcuni nostro docenti
l’opportunità che la Facoltà
teologica offrisse il suo contributo
scientifico ai processi di
traduzione della Bibbia in sardo,
diversamente presenti nel
territorio».
Don Antonio Pinna, dopo
aver tenuto per due anni un
corso di “Inculturazione della
fede e traduzione della Bibbia”,
ha costituito un primo
gruppo di collaboratori che
ha cominciato in via sperimentale
a mettere in sardo alcuni
libri biblici, di vario genere,
poetico e narrativo.
I ricercatori e traduttori sono
al momento Antonio Piras,
Antioco Ghiani, Paolo
Ghiani e Socrate Seu. Altri
studiosi sono pronti a entrare
nella squadra di don Antonio
Pinna.
«Quest’anno — dice il sacerdote
che insegna anche nell’Istituto
di Scienze religiose
della diocesi di Oristano — saremo
in grado di pubblicare
il vangelo di Marco, ma abbiamo
il materiale quasi pronto,
cioè tradotto dalla lingua originale
in sardo, per mandare
alle stampe anche gli altri
evangeli».
Gli strumenti di lavoro
adottati dagli esperti sono di
due tipi: per la consulenza
esegetica si è fatto riferimento
alla letteratura scientifica
di settore; per la verifica e le
osservazioni, gli studiosi hanno
messo in piazza il loro lavoro.
Un sito internet — www.sufueddu.
org — è dedicato alla
condivisione pubblica dei risultati.
Ma già a partire dal
2000 il gruppo di collaboratori
ha pubblicato su “Vita nostra”,
settimanale della diocesi
oristanese, le traduzioni
dei vangeli domenicali. Insomma
esegesi e linguistica
biblica escono dal tempio e
dai “sancta sanctorum”, si offrono
alla critica e alla discussione,
per mostrarsi senza veli
al popolo sardo. L’inculturazione
della fede muove bene i
suoi passi.
Mario Girau




Rispondi Citando