Le polemiche politiche degli ultimi giorni mi hanno fatto riflettere su una cosa.
Il problema non è tanto l'adesione o meno di Giò91 allo statuto del PDL virtuale o reale che sia.
Il problema è fra due 'centrodestra'.
Mi spiego meglio.
In Europa, tendenzialmente, le destre - siano esse moderate o radicali - vanno verso soluzioni personaliste, populiste, a tratti demagogiche. Pensiamo alla forte personalizzazione della politica francese che ha portato la Presidenza Sarkozy in Francia, giusto per fare un esempio riguardante la destra più "moderata". Pensiamo a figure carismatiche della destra austriaca come quella del defunto Jorg Haider.
Anche l'Italia non è esente da questa tendenza: Berlusconi è - nei fatti - un cesarista, un decisionista, un uomo che rappresenta l'Italia profonda, una destra sommersa stanca delle vessazioni fiscali dello Stato ma al tempo stesso bisognosa di ordine e stabilità.
La Lega Nord in Italia oggi rappresenta il partito che concretamente - più concretamente di un Fini che oggi s'è riscoperto multiculturalista mentre fino a ieri auspicava la linea dura sull'immigrazione - si pone contro l'immigrazione selvaggia, contro l'applicazione del liberismo più brutale su scala mondiale, contro la globalizzazione e i suoi effetti nocivi, contro gli sprechi di stato ed in favore di una non meglio precisata identità del Nord.
Il PDL reale fa spesso e volentieri il verso alla Lega Nord su questi temi, seppur in un'ottica più moderata e più - apparentemente - equilibrata.
Non a caso, Silvio Berlusconi ha dichiarato più volte di essere contrario alla società multietnica e multiculturale, addirittura additando la 'sua' Milano come 'città africana' a causa della straripante immigrazione extraeuropea.
Inoltre, tutti gli analisti politici hanno rilevato come il precedente governo Berlusconi, essendoci Bush alla presidenza degli USA, fosse più filo-americano che filo-europeista e/o filo-russo. L'attuale però è sempre più legato a doppio filo con la Russia del duo Putin-Medvedev. Ognuno può giudicare come vuole questo dato, però non si può negare che gli accordi Eni-Gazprom non siano stati ben visti dagli Stati Uniti, i quali ormai piuttosto che all'Europa e alla Russia si sono proiettati nella prospettiva futura della Chimerica da cui dipende lo stesso funzionamento del sistema americano.
La verità è che il contrasto che la sinistra e certi spezzoni del centro tendente a destra di PIR hanno evidenziato è un qualcosa di assai normale e naturale.
E' inutile negare che le riflessioni di un Giulio Tremonti sulla globalizzazione possono essere assimilabili a quelle di Guillaume Faye o per certi versi a quelle di Alain de Benoist.
Ed è inutile negare che certi temi ripresi - seppur con toni e accenti diversi - da Lega e PDL sono temi cari se non alla destra radicale italiana quanto meno alle destre radicali identitarie e nazional-populiste o nazional-conservatrici di paesi come l'UK, l'Austria, la Polonia, la stessa Russia o la Serbia, la Francia, l'Olanda e il Belgio.
So bene che adesso qualcuno tirerà nuovamente fuori la questione del ringraziamento di Berlusconi agli americani per la liberazione USA. Ma non prendiamoci in giro. Questi espedienti dialettici e retorici possono andar bene in un giochetto virtuale. Sappiamo tutti che l'Italia è da oltre 60 anni un paese saldamente ancorato all'Alleanza Atlantica. Neanche volendo Berlusconi avrebbe potuto dire diversamente.
Il che non significa nemmeno alludere all'ipotesi che allora Berlusconi sotto sotto sia un 'nazista', intendiamoci, o un 'fascista'. Semplicemente a Berlusconi non frega assolutamente niente, se non molto relativamente, di un passato che non vive più nessuno e che nulla c'entra con ciò di cui si deve occupare ora da Presidente del Consiglio.
La contraddizione è quindi fra chi è ancora legato al vecchio centrodestra bushiano, filo-neoconservatore e liberaleggiante e chi invece si sente - inevitabilmente - molto più vicino al nuovo corso di un centrodestra euroscettico - in quanto scettico verso il monstrum tecnocratico di Bruxelles - ma al tempo stesso fautore dell'Europa dei popoli, semi-protezionista, critico e scettico sull'attuale corso della globalizzazione, fautore di una politica sovranista a livello energetico, amico della Russia autocratica di Vladimir Putin, certamente più identitario del precedente e risolutamente contrario ad un'invasione migratoria eccessiva.
E per questo ormai sempre più lontano dal modello 'atlantico' e 'anglosassone' di destra.
Saluti
amerigodumini





