Vandea
Fedeli a Dio, alla Chiesa e al Re, i cattolici vandeani si oppongono sul finire del XVIII secolo al progetto totalitario della Rivoluzione Francese. E pagano un altissimo prezzo di sangue. Una pagina dimenticata della storia.
In occasione del bicentenario della Rivoluzione Francese (1989), sono uscite alcune opere obiettive che ci consentono di avere sotto gli occhi ciò che è realmente accaduto in Vandea.
Delle cause che stanno all'origine dell'episodio vandeano, ci limitiamo a ricordare per sommi capi soltanto le maggiori, e cioè: le idee illuministe ispiratrici della rivoluzione francese; l'emanazione da parte dell'autorità rivoluzionaria, nel luglio 1790, della Costituzione Civile del Clero, inaccettabile per i credenti; infine l’esecuzione, nel gennaio 1793, mediante ghigliottina, del re di Francia Luigi XVI, cosa inaudita ed inaccettabile per i patrioti vecchia maniera e per i popolari. Già nel 1792 si erano avuti in molte zone della Francia dei moti popolari. Nel 1793 l’ordine del governo rivoluzionario di una leva di 300.000 uomini fece precipitare la situazione in Vandea. Un gran numero di richiamati si diede alla macchia.
La superficie della Vandea era di circa 10.000 chilometri quadrati, la popolazione di 815.000 abitanti. I ribelli vandeani, uomini valorosi e fin da principio ben organizzati, hanno battuto uno dopo l’altro i reparti dell’esercito repubblicano presenti in loco o inviati da Parigi, e conquistato per intero (cioè liberato) il proprio territorio. Successivamente le forze soverchianti inviate da Parigi hanno rovesciata la situazione. In quei mesi imperversava in Francia il terrore giacobino, con alla testa Robespierre, il quale dominava nella Convenzione, cioè nella suprema direzione rivoluzionaria.
La rivolta in Vandea durò per anni, ma le soverchianti forze repubblicane riuscirono, infine, a prevalere. Ottenuta la vittoria, i giacobini non si limitarono a castigare in modo esemplare i vandeani sconfitti: per costoro - esattamente come più tardi per gli avversari del comunismo in Russia, in Cina e altrove, e per gli antinazisti in Germania - per i Fascisti dopo il '45 non poteva esserci che l'eliminazione, lo sterminio.
E precisamente lo sterminio venne chiesto e ottenuto alla convenzione di Parigi da alcuni rappresentanti. Venne dato ordine che in contemporanea allo sterminio si asportasse dal territorio tutto l'asportabile (come vedremo, si giunse anche allo sfruttamento dei cadaveri), dopo di che doveva essere bruciato tutto il resto.
Leggiamo nelle istruzioni impartite dal capo dei generali esecutori, Turreau, ai suoi luogotenenti: "Tutti i villaggi, tutti i borghi, le macchie e tutto quanto può essere bruciato, sarà dato alle fiamme".
Stabilito quanto sopra, si è proceduto all'esecuzione con tutti i mezzi allora disponibili.
Tra i sistemi impiegati spiccano per originalità gli annegamenti in serie nel fiume Loira, e i rastrellamenti metodici da parte di grandi colonne armate, che marciando in parallelo attraverso i territori da spopolare hanno provveduto a uccidere tutti coloro che incontravano. Vediamoli in breve.
Eliminazioni per annegamento. Poiché la "santa madre ghigliottina è troppo "lenta", e "fucilare è troppo lungo" e si consumano polvere e pallottole, si è presa a decisione di metterne un certo numero in grandi battelli, condurli in mezzo al fiume... e là si cola a picco il battello. Questa operazione si fa ogni giorno".
Si procedeva anche, più sommariamente e celermete, col battesimo patriottico", buttando in acqua le vittime a gruppi. "Quelli che scampano sono immediatamente ammazzati a colpi di sciabola" dalle barche circostanti.
Dice il testimone Guillame-François Lahemec: "All'inizio gli individui venivano annegati con i loro abiti, ma in seguito il Comitato (rivoluzionario di Nantes), spinto dall'avidità e dalla raffinatezza della crudeltà, spogliava dei vestiti quelli che voleva. Bisogna anche che vi parli del 'matrimonio repubblicano', che consisteva nel legare insieme, sotto le ascelle, un giovane e una giovane completamente nudi, e precipitarli così nelle acque". Particolarmente auspicato era il 'matrimonio' di preti legati a monache, o di individui appartenenti alla stessa famiglia.
Le persone annegate di cui venne preso il nome furono 4.800, ma le vittime complessivamente dovettero essere ben più numerose, se il capo del Comitato Rivoluzionario di Nantes, Carrier si vantava di averne lui solo fatte annegare 2.800 (tra cui, in una sola notte, da quattro a cinquecento bambini sotto quattordici anni).
Le ‘colonne infernali'. In Vandea molto più produttivo di vittime fu però il sistema delle "colonne infernali", costituite da sei grandi formazioni armate che durante quattro mesi, a partire dal 17 gennaio 1794, rastrellarono in parallelo l'una all'altra tutto il territorio, nel quale la popolazione - dopo le sconfitte subite, ma anche in seguito alle solenni promesse di perdono con relative garanzie, fatte dai giacobini vincitori - aveva ormai cessata ogni resistenza.
La consegna di Grignon, capo della prima colonna, ai suoi soldati fu: 'Vi do l’ordine di dare alle fiamme tutto quanto sarà suscettibile di essere bruciato, e di passare a fil di baionetta qualsiasi abitante incontrerete sul vostro passaggio. So che può esserci anche qualche patriota in questo paese: non importa, dobbiamo sacrificare tutto".
L’ufficiale di polizia Gamet, che fa parte della colonna comandata dal generale Turreau, scrive: "Amey fa accendere i forni e quando sono ben caldi vi getta le donne e i bambini. Inizialmente si sono condannate a questo genere di morte le donne briganti" (cioè delle popolazioni insorte) "ma oggi le grida di queste miserabili hanno tanto divertito i soldati e Turreau che hanno voluto continuare. Mancando le femmine dei monarchici, si rivolgono alle spose dei veri patrioti. A nostra conoscenza già Il chirurgo Thomas scrive: "Ho visto centocinquanta soldati maltrattare e violentare donne, ragazzine di quattordici e quindici anni, massacrarle subito dopo e lanciare di baionetta teneri bambini rimasti a fianco delle loro madri giacenti a terra".
Beaudesson, reggente della sussistenza militare, che ha seguito la colonna Bonnaire, riferisce: "La strada da di Vihiers a Chaet era ricoperta di cadaveri, alcuni morti da tre o quattro giorni, e altri appena spirati. Dovunque i campi vicini alla strada maestra erano coperti di vittime sgozzate". Grazie alla presenza di grandi e intricati boschi non pochi sono i sopravvissuti: in certe zone costoro, dopo passaggio dei carnefici, si riunivano nei villaggi devastati a pregare per i morti. A tal fine "tutte le sere hanno luogo adunate popolari per dire il rosario: gli abitanti sono convocati per mezzo di un corno o di una cornamusa".
Sfruttamento dei cadaveri. Siamo tenuti a completare il quadro degli accadimenti in Vandea ricordando lo sfruttamento dei cadaveri. Per esempio della loro pelle: "I cadaveri erano scorticati, si tagliava la pelle al di sotto della cintura, poi lungo ciascuna delle cosce fino alla caviglia, in modo che dopo la sua asportazione i pantaloni si trovavano in parte formati: non restava altro che conciare e cucire".
Si ricavava dai cadaveri anche il grasso: a Clisson il 5 aprile 1794 vennero cotte a tal fine centocinquanta donne: "Facevamo dei buchi per terra per sistemarvi delle caldaie allo scopo di raccogliere tutto quello che colava: avevamo messo al di sopra delle sbarre di ferro, e su queste le donne... poi, ancora al di sopra, vi era il fuoco... Ne mandai dieci barili (del grasso così ricavato) a Nantes".
Ad Anqers ci si adopera per fare dei cadaveri un uso ornamentale: le autorità giacobine prescrivono che le teste dei ribelli vandeani siano "tagliate e disseccate per essere poi messe sulle mura". Non però al modo dei selvaggi, bensì utilizzando sussidi della civiltà: "Il laboratorio della scuola di chirurgia di questa città è indicato per fare questo lavoro..
L'inizio della ribellione in Vandea ebbe luogo nella primavera del 1793: le stragi. maggiori si ebbero dalla fine del 1793 all'agosto 1794 (Robespierre cadde il 27.7.1794), con strascichi anche negli anni successivi. Secondo i recenti, accurati computi di Reynold Secher, autore de "Il genocidio vandeano (Effedieffe, Milano 1989) dal quale sono tratte tutte le citazioni comprese nel presente saggio, su una popolazione di 815.029 persone le vittime furono 117.257, pari al 14,35 per cento, con punte particolarmente elevate in alcuni cantoni (così Chalet ha perso il 37,39% degli abitanti, Vihiers il 30,55%, Chemillé il 30,30%): la percentuale delle donne fatte perire fu di poco inferiore a quella dei maschi. Tenuto conto che il tempo a disposizione per il massacro è stato di un anno e mezzo, siamo alla stessa media delle vittime in Cambogia, dove in tre anni i comunisti hanno fatto morire circa un terzo della popolazione. Prima di chiudere va ricordato che nel periodo della prevalenza giacobina non ci furono solo le vittime vandeane: nella prefazione al libro di Secher, Pierre Chaunu, dell’Institute de France, dice: "Pensate ai massacri di Lione, Bordeaux, Marsiglia, in diverse zone della ‘chouannerie’ (i territori dei ribelli antirivoluzionari) dell’Ovest, aggiungete la ghigliottina di Parigi, e superate il mezzo milione". C'è poco da dire: chi non abbracciava la Rivoluzione letteralmente veniva dichiarato non esistente e di fatto annientato. Un genocidio che nulla ha da invidiare a quelli del Novecento.
Un' ultima frase, che ben rispecchia la ferocia giacobina:
"Non vi è più Vandea, cittadini repubblicani. E' morta sotto la nostra libera spada, con le sue donne ed i suoi bambini. ... Secondo gli ordini che mi avete dato: ho schiacciato i bambini sotto gli zoccoli dei cavalli e massacrato le donne, così che, almeno quelle, non partoriranno più briganti. Non ho un [solo] prigioniero da rimproverarmi. Ho sterminato tutto" (il gen. Westermann al Comitato di Salute Pubblica).
Bilancio: anni di guerra e guerriglia spietata, 21 battaglie campali, 200 prese e riprese di villaggi e città, 700 scontri locali, circa 120.000 morti, la Vandea completamente devastata. Ecco una pagina 'scomoda' della Rivoluzione a lungo taciuta e nascosta.




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