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  1. #1
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    "Gli Dei sono veritieri e reali, gli uomini falsi e irreali" Ananda K.Coomaraswamy
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    Predefinito Una preghiera ad Iside con qualche nota sull'egittismo romano e rinascimentale

    Il 5 marzo, nell’ Impero romano, veniva festeggiato il Navigium Isidis che faceva inoltrare nella fioritura e riapriva la navigazione affidandola ad Iside Pelagia sposa felice di Osiride il verde.
    La sapienza egizia ebbe una vasta eco nel mondo romano (anche pre-imperiale, basta ricordare il legame di Pitagora con l’Egitto), e il ristabilimento di tale aurea catena fu voluto proprio da Cesare che nel tempio egizio di Denderah appare a fianco di Cleopatra cinto dalla corona di Faraone dell’Alto e del basso Egitto.
    Antonio e Cleopatra poi, narra Dione Cassio, si fecero effiggiare in affreschi e statue lui come Osiride-Dioniso lei come Iside-Selene.
    Nerone fece includere le festività egizie nel calendario romano e Vespasiano fu pellegrino al Serapeum di Menfi dove officiò come sacerdote isiaco alle cerimonie per la morte di un Apis e all’insediamento del nuovo; di ritorno dalla vittoriosa guerra giudaica passò la notte precedente il trionfo a Roma in meditazioni e preghiere di ringraziamento nell’ Iseum Campense.
    Adriano invece proclamò l’omonoia, l’affratellamento tra Roma e l’Egitto nel simbolo del Nilo che confluisce nel sacro Tevere ed affida così alla romanità il pegno della sua successione spirituale e fece ereggere un Serapeum semicircolare ornato di statue egizie o egitizzanti nella sua villa a Tivoli ispirata alla città di Canopo.
    Non era raro incontrare per la Roma imperiale i sacerdoti isiaci glabri, rasati e avvolti nel candido lino roteanti il sistro ed a Iside fu dedicata addirittura la Regio III “Isis et Serapis” fatto unico non riscontrabile nei confronti di nessun altro culto, incluso quello di Mithra, molto diffuso nell’ambiente militare.
    Nel Rinascimento l’idea che l’origine della civiltà andasse ricercata in Egitto riaffiorò attraverso gli scritti del Corpus Hermeticum (la cui traduzione fu priviligiata rispetto a quella platonica da parte di Cosimo il Vecchio); i dettati ermetici si fusero con quelli platonici e divennero un filone centrale della cultura rinascimentale che vide (a mio modo di vedere giustamente) l’Egitto come “luogo” della Sapienza totale che abbraccia ogni ramo della conoscenza fondendo la figura di Ermete (l’egizio Thoth scriba divino) con quella di Mosè.
    Esemplificazione di questo clima culturale fu il romanzo iniziatico Hypnerotomachia Poliphili (Il sogno di Polifilo) dove il corteo del figlio di Venere è palesemente ispirato alla processione di Iside descrita da Apuleio ed è accompagnato dal simulacro di Osiride, Iside e Serapide ed introduce alla contemplazione della “divina genitrice” nell’atteggiamento di allattare il figlio (ovvero l’iconografia tradizionale di Iside che allatta il figlio Horo).
    A questa visione del mondo che fu così feconda di dotta Sapienza per l’Italia e l’Europa dedico quest’inno di Apuleio ad Iside la Vergine primaverile, che sia foriera di nuovi inizi per ciò che abbiamo di più caro.

    PREGHIERA AD ISIDE

    “Tu, invero, santa e sempre pronta a venire in soccorso di tutti gli uomini, sempre generosa nei confronti dei mortali, ai miseri in disgrazia accordi l’amore dolce della madre. Neanche un giorno o una notte e neanche un solo momento, per quanto breve possa essere, passa privo della tua benedizione, senza che tu protegga gli uomini in terra e mare e offra la tua destra che offre soccorso, allontanate le tempeste dell’esistenza, grazie alla quale sciogli anche i lacci inestricabilmente aggrovigliati di ogni destino, calmi le tempeste della fortuna e arresti i crudeli corsi degli Astri.
    Gli Dei superstiti ti venerano, gli inferi ti onorano, tu fai ruotare la sfera del cielo, illumini il sole, governi il mondo e calchi il Tartaro. Grazie a te le stelle diventano propizie, grazie a te tornano le stagioni, gli Dei si rallegrano e gli elementi sono tuoi schiavi. Ad un tuo cenno soffiano i venti, le nubi danno nutrimento, i semi germogliano, i germogli crescono. Gli uccelli che attraversano il cielo, le fiere che si aggirano suoi monti, i serpenti che si nascondono sul terreno, i mostri che nuotano nel mare temono la tua maestà.
    Ma le mie capacità sono troppo deboli per far riecheggiare le tue lodi, né sono così ricco da poterti offrire dei sacrifici, né ho una così grande fecondia da poter dire quelle cose che provo per la tua maestà, né sarebbero sufficienti mille bocche ed altrettante lingue, né una concatenazione senza fine di un sermone instancabile. Pertanto cercherò di fare soltanto quello che invero può fare uno che è devoto ma per il resto è povero: contemplerò le tue sembianze divine e il tuo santissimo nume riposti nei più segreti recessi del mio cuore custodendoli in eterno”.

    (APULEIO, Metamorphoses, XI, 25)




    Iside secondo la descrizione di Apuleio, da Athanasius Kircher, Oedipus aegyptiacus (Roma, 1652).

  2. #2
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    Predefinito da far girare

    Complimenti per la sintetica ma densa riflessione...la farò girare nel mailing list del Cuib Mikis Mantakas (http://communities.msn.it/CuibMikisMantakas/)!

    Ave atque Vale

    janus77

  3. #3
    Mjollnir
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    Predefinito

    Eh sì è proprio vero che negli ultimi secoli a Roma si trovava di tutto un pò, etnie da ogni angolo del mondo conosciuto con i relativi culti e credenze, e tutti che cercano di "tirare" l'impero dalla loro parte, finchè alla fine esplode.
    Mutatis mutandis è quello che accade adesso, ognuno vorrebbe conformare l'Europa all'esotismo e/o al mito fondatore di cui è innamorato, ma quasi tutti si guardano bene dal riconoscere le radici autentiche, che rimangono svilite e ignorate.

    Veramente un triste spettacolo...
    Saluti

  4. #4
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    Predefinito

    bhé Mjollnir, noi lo facciamo, noi sappiamo quali sono le vere radici. E ne andiamo fieri a testa alta!!!!
    Dovremmo gridarlo ad alta altissima voce!!!!
    Syntax error.

  5. #5
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    Predefinito Re: da far girare

    Originally posted by janus77
    Complimenti per la sintetica ma densa riflessione...la farò girare nel mailing list del Cuib Mikis Mantakas (http://communities.msn.it/CuibMikisMantakas/)!

    Ave atque Vale

    janus77
    Grazie, ma mi sembra onesto anche citare le opere che ho usato come fonte per queste brevi note e che suggerisco come bibliografia ragionata per chi è interessato all’argomento.
    Innanzi tutto gli scritti del grande egittologo Boris De Rachewiltz, su tutti Boris De Rachewiltz, I miti egizi, TEA edizioni e poi Boris de Rachewiltz - A. Partini, Roma Egizia -Culti, templi e divinità egizie nella Roma imperiale, Ed. Mediterranee; Jurgis Baltrusaitis, La ricerca di Iside, Adelphi (del quale riporto l’illuminante nota di copertina); Maurizio Calvesi, Il mito dell’egitto nel Rinascimento, Giunti editore, oltre naturalmente ad Apuleio [I]“L’asino d’oro” [I]e Plutarco “De Iside et Osiride".

    Nota di Copertina di “La ricerca di Iside” .

    Sin dai tempi di Erodoto, l'Egitto ha esercitato una singolare fascinazione sull'Occidente. In confronto agli Egiziani, i Greci si sentivano "giovani" - e nella sapienza egizia vedevano un antico e ben custodito tesoro. Da allora a oggi, si può dire che tale fascinazione non sia mai cessata, assumendo le più varie forme: l'Egitto ispira il Rinascimento ermetico e i progetti rinnovatori di Giordano Bruno così come, secoli più tardi, ispirerà la moda dei mobili Impero o i camini di Piranesi. Chiunque si accingesse a una ricerca delle origini approdava all'Egitto. E un'immensa attrazione esercitava la scrittura geroglifica, in cui molti riconoscevano una forma di comunicazione non discorsiva, superiore a quella della scrittura alfabetica, più adatta di questa a trasmettere i segreti celati sotto il velo di Iside. Il mito della dea sembra così presiedere, in tutte le epoche, alle speculazioni più ardite, compositi grovigli dove l'erudizione e la fantasticheria spesso si intrecciano inestricabilmente. Occorreva allora il maestro delle anamorfosi, degli specchi e delle aberrazioni - Jurgis Baltrusaitis - per ricostruire alcuni dei passaggi più oscuri e sorprendenti di quel sinuoso percorso che Iside ha compiuto nell'immaginazione occidentale, percorso che si iscrive a pieno diritto nella storia e nella dottrina delle "prospettive depravate". Di questo "Egitto assoluto" troveremo le tracce nei luoghi più distanti: dalle pagine del pansofo Athanasius Kircher alle scene del Flauto magico, dalla Lapponia alla Bastiglia, dai templi druidici a quelli massonici. Sotto il sigillo dell'"egittomania", l'Europa ha raccolto molta della sua follia e della sua sapienza. "Un'iconografia fantasiosa aggiunge una nota di bizzarria a queste evocazioni dell'Egitto esteriore. Quest'ultimo si trasfigura continuamente sconfinando in regioni nuove, teologiche, scientifiche ed etnografiche ma rimane sempre un miscuglio di stranezze, paradossi, ragionamenti rigorosi e falsi poetici, corrispondenti in un certo senso agli "aromi" che Iside, secondo gli autori dell'Antichità, aveva fatto amalgamare alla cera colata nelle false immagini del morto Osiride. La leggenda del mito egizio non è soltanto la nostalgia di un paradiso perduto. E anche una logica implacabile che sfiora il delirio e un'erudizione posta al servizio del sogno".

  6. #6
    Sparuta minoranza
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    Predefinito

    Originally posted by Mjollnir
    Eh sì è proprio vero che negli ultimi secoli a Roma si trovava di tutto un pò, etnie da ogni angolo del mondo conosciuto con i relativi culti e credenze, e tutti che cercano di "tirare" l'impero dalla loro parte, finchè alla fine esplode.
    Mutatis mutandis è quello che accade adesso, ognuno vorrebbe conformare l'Europa all'esotismo e/o al mito fondatore di cui è innamorato, ma quasi tutti si guardano bene dal riconoscere le radici autentiche, che rimangono svilite e ignorate.

    Veramente un triste spettacolo...
    Saluti
    Su questi argomenti, caro Mjollnir, permettimi di dissentire; innanzitutto quello dell'ultimo Impero Romano come percorso da schiavi semiti e negroidi tutti intenti a disseminare i loro credi (ed il loro seme) ovunque è un vecchio clichè ottocentesco che risale al De Gobineau e soci; alcuni studi ci indicano come la vita media degli schiavi fosse sui 17/18 anni e come il loro apporto (sia etnico che "culturale" fosse minore di quello che generalmente si suppone), e poi l'Impero stesso possedeva un potente sistema politico-archetipale che faceva si che i vari culti fossero ricompresi nell'ecumene imperiale quasi senza conflitti (il cristianesimo sarà la triste eccezione).
    Quest'idea della pluralità delle forme del sacro sarà ripresa in epoca rinascimentale grazie all'ellenismo rifiorito; Giordano Bruno, Pico della Mirandola, Pomponio Leto (che volle restaurare il Pontificato Massimo nella Roma rinascimentale), il Cusano studieranno ed apprezzeranno la Cabala ebraica, i trattati ermetici, la filosofia pagana in una nuova-antica sintesi (ben diversa dall'odierno sincretismo!) il cui frutto maturo sarà la civiltà che tutti ammiriamo...
    Quale sarebbero poi le vere radici? se sono quelle indoeuropee sai bene come la penso sul tentativo di traslare una categoria linguistica sul piano etnico-razziale il che potrebbe portare a divisioni piuttosto che unità (ne abbiamo una prova anche in Italia); in definitiva credo che solo la "tolleranza romana" possa fornire un'agile guida in un mondo dominato dai molteplici e concorrenti messaggi religiosi.
    Saluti

  7. #7
    Mjollnir
    Ospite

    Predefinito

    Ma io veramente non pensavo espressamente agli schiavi, osservavo semplicemente che la situazione religiosa e spirituale del basso Impero era molto variegata e caotica. I culti cmq potevano essere introdotti anche dall'alto, o anche da persone che godevano della cittadinanza. Non penso che si debba necessariamente ipotizzare lo spostamento di immani compagini etniche. Questa frammentazione comunque fu una caratteristica che indubbiamente indebolì la struttura e la rese + fragile contro la diffusione del cristianesimo.
    Se vogliamo, ciò fu la controparte della spropositata espansione dell'impero, inevitabile e forse anche "giusta".

    Per venire all'attualità, non credo che la "tolleranza romana" possa essere un principio pratico sufficiente per districarci, poiché non avremmo la solida base di una tradizione culturale che possa organizzare le varie componenti con cui viene a contatto; anzi è già tanto se conserviamo ancora un barlume di consapevolezza culturale. Come sempre, la tolleranza è permessa ai soggetti forti, e noi non lo siamo affatto.

    Poi ci sarebbe qualcosa da dire anche sul piano teorico, perchè il modello del sincretismo romano ad una osservazione attenta non era poi così efficace, pacioso ed elastico come spesso lo si dipinge; si pensi ad es alle continue eccezioni pratiche e normative che le autorità romane dovevano concedere all'ebraismo per via dei suoi rigorosi divieti. Tutti "strappi" alla politica religiosa che altri culti non avrebbero mai ottenuto. Si pensi anche alla messa fuorilegge della classe druidica celtica, che nella Gallia continentale porta di fatto al declino della tradizione celtica ancor prima del cristianesimo. Un fatto molto grave, che mi fa a volte pensare che se i Romani fossero rimasti nel Lazio sarebbe stato meglio per tutti.

    Nel merito dell' argomento, non vedo proprio come l'Egitto potrebbe essere per l'Europa una fonte di ispirazione. Finchè si fa un discorso di tipo accademico e storico, si può ritenere interessante, ma se si cerca di proporlo come archetipo, mi sembra solo un esotismo, una infatuazione culturale come altre che imperversano oggigiorno. Senza tener conto che qui si parla di conoscenze esoteriche, mentre un archetipo che deve risvegliare delle potenzialità sociali e comunitarie ha bisogno anche di forti radici "exoteriche", nella storia dei popoli.

  8. #8
    Mjollnir
    Ospite

    Predefinito P.S.

    La res indoeuropea non è solo una categoria linguistica; è una Weltanschauung completa ed autonoma, che si dispiega nella religione, nel diritto, nelle istituzioni politiche e sociali, ecc...
    Sarebbe ora di prenderne atto
    Che poi non piaccia è un altro discorso.

  9. #9
    zilath mexl rasnal
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    Predefinito Persistenze del culto isiaco

    Due erano le grandi feste pubbliche che riattualizzavano alcuni episodi del mito di Iside e Osiride: la prima, il Navigium o <<Vascello di Iside>>, che si teneva ogni anno all’inizio di marzo, inaugurava la navigazione di primavera dopo la sosta invernale (mare clausum) (...)Alla sua celebrazione fu certo connesso il restauro dell'Iseum ostiense nel 376 ad opera del praefectus annonae Sempronius Faustus, il terminale sacro di molte processioni in onore della dea che con la sua protezione permetteva alle navi di uscire al largo per il rifornimento annonario della capitale. Addirittura la sua pratica travalicò i limiti cronologici del paganesimo e divenne una festività di cui si persero col tempo i connotati religiosi, se è vero che Vegezio, nell’età di Teodosio II (425-450), ricordava che la ricorrenza del <<Vascello di Iside>> era festeggiata con la consueta rivalità e pompa in molte città, e ormai in pieno VI secolo, Giovanni Lido assicurava che la ricorrenza primaverile di Iside era ancora festeggiata ai suoi tempi alla data del 5 marzo, così come già quasi due secoli prima aveva indicato il calendario di Filocalo. Le feste iliache liturgicamente più suggestive erano tuttavia quelle che si celebravano dal 29 ottobre al 1° novembre, allorché si ricordava l'inventio di Osiride.

    Da: Andrea Pellizzari, Storia, cultura e istituzioni nell’opera di un grammatico tardoantico , Leo S. Olschki, 2003 Firenze, pp. 192-193 (non sono state riportate le note).

  10. #10
    zilath mexl rasnal
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    Predefinito Re: Persistenze del culto isiaco

    Da: Andrea Pellizzari, Storia, cultura e istituzioni nell’opera di un grammatico tardoantico , Leo S. Olschki, 2003 Firenze, pp. 192-193 (non sono state riportate le note). [/B]
    Scusate il titolo esatto è:Servio. Storia, cultura e istituzioni nell’opera di un grammatico tardoantico

 

 
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