Radicali di sinistra, Verdi, Rifondazione e Comunisti italiani danno vita al Comitato Beni Comuni Cremona
Questo comitato è nato dalla volontà di alcune persone di affermare un concetto molto semplice: ci sono alcuni beni, primo fra tutti l’acqua, dai quali dipende la sopravvivenza di tutti noi e che costituiscono la base stessa del benessere di una comunità. Sono beni comuni: beni che, per loro stessa natura, hanno un enorme valore, non quantificabile, proprio perché rappresentano una fonte insostituibile di vita, il cui accesso deve essere garantito quale diritto sociale e umano imprescindibile.
E’ nostra ferma convinzione che questo tipo di beni costituisca un inestimabile patrimonio collettivo da salvaguardare nel senso che la loro proprietà e la loro gestione devono rimanere fondamentalmente una questione dei cittadini, non solo degli amministratori e meno che mai un affare da affidare alle mani di qualche privato.
Purtroppo però sul nostro territorio si sta facendo strada il tentativo di stravolgere questa concezione dell’acqua come bene “di tutti”. L’idea è partita dalla Regione Lombardia, che ha “offerto” alle amministrazioni pubbliche del suo territorio alcune agevolazioni finanziarie e tecniche in cambio di un’apertura alla privatizzazione del servizio idrico. L’ATO (Ambito Territoriale Ottimale) di Cremona, che è l’organo che sul nostro territorio provinciale ha il potere di prendere una decisione in merito, ha valutato con interesse e con favore la proposta. E’ stato l’unico a farlo.
Noi crediamo che questo sia un gravissimo errore, non solo per il principio che sottende, ma anche per le conseguenze pratiche che comporterà per tutti i cittadini, in particolare relativamente alla qualità dell’acqua e al prevedibile aumento delle tariffe.
Alcune amministrazioni pubbliche, in Italia e all’estero, hanno già avuto dolorosissime esperienze in questo senso e oggi stanno disperatamente tornando sui propri passi.
Il presidente della Provincia di Milano pochi giorni fa ha affermato chiaramente che l’ATO della provincia di Milano resterà in futuro in un ambito totalmente pubblico. L’ATO della provincia di Lodi, nostri vicini di casa, che già aveva intrapreso la via della privatizzazione del servizio idrico, è corsa ai ripari (anche in seguito a una mobilitazione delle persone e delle associazioni del territorio lodigiano) e si è orientata verso una soluzione totalmente pubblica.
Sono segnali importanti, ma evidentemente non bastano a convincere chi in provincia di Cremona crede ancora che la privatizzazione dei servizi e dei beni pubblici, nonostante i disastri che ha prodotto in mezzo mondo, sia il futuro della società.
Il nostro impegno come comitato è quello di creare la massima attenzione su questa questione, informando i cittadini su quanto sta accadendo in provincia di Cremona e contattando tutti i sindaci, membri di diritto dell’ATO, per chiedere di ripensarci: cambiare posizione per evitare di fare un gravissimo danno alla comunità è un atto di coraggio e di responsabilità nei confronti della gente.
Però crediamo profondamente — e non solo come “corollario” ma come elemento essenziale, vitale di questo comitato — che una campagna come questa abbia senso solo se si pone come risultato non solo quello (pure essenziale) di mantenere pubblica l’acqua, ma di abituare la gente a riprendere coscienza della responsabilità di ognuno nei confronti dell’acqua come di altre cose essenziali per la sopravvivenza. Non basta mantenere l’acqua pubblica, bisogna che tutti si capisca e si cominci ad agire perché questa acqua diventi davvero un bene comune, sia salvaguardata, migliorata, diffusa e non sprecata.
Ma soprattutto il nostro impegno sarà rivolto ad affermare alcune semplici idee, nella convinzione che le decisioni sulle cose fondamentali, quelle che sono destinate a incidere profondamente sulla nostra vita e su quella dei nostri figli, vadano prese tutti insieme:
1) fonte insostituibile di vita, l'acqua deve essere considerata un bene comune patrimoniale dell'umanità e degli altri organismi viventi, non una merce;
2) l'accesso all'acqua, potabile in particolare, é un diritto umano e sociale imprescrittibile che deve essere garantito a tutti gli esseri umani almeno nella quantità e qualità sufficienti alla vita;
3) il finanziamento dei costi necessari per garantire l'accesso all'acqua così come sopra espresso e nella sua totalità (dal momento in cui si attinge a quello in cui si eroga, si scarica e si depura) deve essere esclusivamente e interamente a carico della collettività.
Giacomo Bazzani
Responsabile comunicazione Radicali di Sinistra Lombardia
lombardia@radicalidisinistra.it




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