Omaggio a Christian de La Mazière che ci ha lasciati il mese scorso a ottantacinque anni di età
Il mese scorso, il 14 febbraio, ci lasciava Christian de La Mazière.
Nato nel 1920 si arruolava nel 1944 nella Waffen SS per andare a combattere sul Fronte dell’Est.
Fatto prigioniero dai sovietici nel 1944 passerà cinque anni in carcere in Francia.
Riacquistata la libertà, iniziava una carriera nel giornalismo e frequentava assiduamente gli ambienti del cinema.
Nel 1971 la televisione trasmetteva il documentario “Le Chagrin et La Pitié” sulle esperienze belliche. Fra le altre testimonianze quella di La Mazière che parla con lucidità sul suo impegno nelle SS, una scelta che si rifiuta di rinnegare. “Sentivo di dovermi battere contro i profittatori, per la giustizia, per una vocazione sociale ma sentivo altresì di doverlo fare fuori dal comunismo, contro il comunismo che già sentivo essere qualcosa di malefico”.
L’aver accettato di testimoniare sarebbe costato a La Mazière un prezzo altissimo: la porta chiusa per sempre da parte dei più grandi quotidiani di Francia.
A rendere più significativa la scelta, a sottolinearne il coraggio, sta il fatto che La Mazière nel 1971 non era un emarginato qualsiasi ma un uomo integrato nella più viva società francese. Un uomo brillante, attivo e un rubacuori che nel suo palmarès può vantare amicizie galanti di tutto rispetto, dalla divina Brigitte Bardot, alla musa dell’esistenzialismo e dell’antifascismo, Juliette Gréco, alla cantante Dalida.
Epurato una seconda volta, Christian ripiegava in un giornalismo di nicchia.
Nella seconda metà degli anni ottanta partecipava alla redazione del brillante mensile di estrema destra “Choc du mois” e alla rivista militante a tendenza tercerista “Révolution Européenne”
Rubacuori fino a tarda età, uomo dalla scrittura fluida e tagliente, La Mazière partecipava assiduamente ai cortei del 1 Maggio - La Jeanne d’Arc - a Parigi.
Benché quasi tutti i suoi migliori amici si lasciassero abbagliare dalla meteora Mégret, La Mazière rimase fedele a Le Pen nei momenti più difficili per la sopravvivenza del Front National.
Nel 1972, in seguito all’intervista televisiva che tante conseguenze ebbe sulla sua vita, La Mazière scrisse un’autobiografia concernente le motivazioni e le esperienze del suo Fronte dell’Est. Il libro, edito da Robert Laffont, si chiama “Le Rêveur Casqué” (Il sognatore con l’elmetto). Nel 2003 avrebbe scritto il seguito, affrontando il tema delle amarezze “Le Rêveur Blessé” (il sognatore ferito), edito dalle edizioni Vallois.
Le persone che hanno avuto il priviliegio di conoscerlo conserveranno il ricordo di un uomo brillante, amante del vivere, che ha mantenuto sempre l’entusiasmo, lo spirito e l’idealismo dei suoi venti anni.




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