Risultati da 1 a 7 di 7

Discussione: Liberismo: critica

  1. #1
    Enclave fascista
    Data Registrazione
    17 Feb 2006
    Località
    Enclave fascista
    Messaggi
    5,774
     Likes dati
    0
     Like avuti
    1
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Liberismo: critica

    Dal greco " oikonomia " ("oikos" = casa e "nomos" = amministrazione), l'economia è l'arte del ben gestire o del ben amministrare ciò di cui si dispone.Per gli antichi Greci, questo voleva soprattutto dire: " non sprecare ", " non sperperare " o " non scialacquare "; oppure, se preferite, " non dilapidare ", né " dissipare ", gratuitamente ed impunemente, ciò che già si possedeva, per poterlo poi impiegare o adoperare nella soddisfazione di bisogni o nell'appagamento di esigenze o di necessità che essi consideravano utili o indispensabili. Per " utile " o " indispensabile ", naturalmente, i nostri giudiziosi antenati intendevano ciò che chiunque tra noi, ancora oggi, intende o può sempre comprendere.
    Eventualmente, indovinare... Intendevano, in particolare, ciò di cui ognuno può normalmente disporre o fare uso senza per altro essere costretto, né a rischiare la totalità delle sue risorse, né a rimettere in discussione l'insieme delle sue potenzialità pratiche o delle sue possibilità materiali. Questa sommaria e succinta definizione, ci fa comprendere immediatamente che l'economia, da un punto di vista generale, è soprattutto una forma di saggezza, individuale e collettiva, nonché una forma di razionalità che riguarda, sia l'interesse generale che l'interesse particolare. Inoltre, come sottolineato dai principali autori della Grecia antica (Solone, Antistene, Senofonte, Platone e Aristotele) l'economia - alla stregua dell'architettura, della pittura, della scultura, della poesia, ecc. - non è un'attività che possa essere facilmente praticata da chiunque. O almeno, che possa essere esercitata con lo stesso talento e lo stesso successo di coloro che, invece, ce l'hanno già " nel sangue " o la posseggono spontaneamente, come predisposizione naturale, nel contesto degli specifici meandri cromosomici e strutturali della loro " scheda genetica ".Per esercitare o praticare l'economia, nel senso che i Greci lo concepivano o l'intendevano, non basta quindi soltanto volerlo fare e - per poterlo veramente fare - magari studiarla ed apprenderla sui libri... E' necessario, innanzitutto, averne l'intuizione o la sensibilità E questo, grazie alle "predisposizioni" o " doti " particolari che madre natura ha ben voluto attribuirci o assegnarci. Tra queste, quella della razionalità.

    Cerchiamo di capire
    Se gli uomini fossero " tutti uguali " e fossero ugualmente " tutti razionali ", l'esercizio o la pratica dell'economia all'interno delle nostre società non creerebbe assolutamente nessun problema. E ne creerebbe ancora di meno, se " tutti ", allo stesso tempo, possedessero il senso aristotelico della misura e fossero, naturalmente e spontaneamente, anche altruisti.Come sappiamo, invece, le realtà che concernono l'uomo e la sua natura, ci dimostrano piuttosto il contrario... Ci dimostrano, cioè, che gli uomini non sono affatto tutti uguali; che non sono per niente tutti razionali; che solo eccezionalmente, posseggono il senso della misura; e che molto raramente, esprimono un qualunque altruismo istintivo o volontario. Tanto più che se gli uomini avessero naturalmente o spontaneamente posseduto quel genere di "predisposizioni", "attitudini" o "vocazioni", lo avremmo senz'altro saputo! L'uomo - purtroppo o fortunatamente - con tutte le sue " qualità " e tutti i suoi " difetti ", è quello che è. E, come tale, nessuno può fare nulla per cambiarlo o modificarlo radicalmente.
    Inutile sperare nel possibile avvento di un qualsiasi "uomo nuovo" Quella nozione, infatti,, nata con la Bibbia, funzionalmente laicizzata e speculativamente rilanciata sul "mercato" dai fautori e dagli apologeti degli "immortali principi del 1789" e, qualche tempo dopo, addirittura macchinalmente fatta propria ed ingenuamente propagandata e diffusa dalla vulgate marxista-leninista e nazionalsocialista del secolo scorso, è semplicemente un'astrazione o una figura teorica dell'elucubrazione intellettuale, praticamente impossibile da applicare, trasferire o riprodurre nella realtà.Le sole "risoluzioni" ed i soli "provvedimenti" che si possano realisticamente prendere nei confronti dell'uomo, sono esclusivamente due: lasciarlo totalmente allo "stato brado" ed attendersi, presto o tardi, alla moltiplicazione disorganica ed esponenziale dei suoi eccessi o delle sue esagerazioni ed all'automatico ed inevitabile ritorno del caos e della barbarie primordiali; oppure, fare in modo che i suoi naturali eccessi possano essere ragionevolmente limitati o contenuti.
    Per tentare di "limitare" o di " contenere i suoi eccessi ", possiamo semplicemente cercare di "dirozzarlo", "affinarlo" o "ingentilirlo" E per tentare di " incivilirlo ", non possiamo fare altro che " educarlo " alla vita in comune, servendoci specificatamente di due particolari " strumenti ": la morale societaria (che - liberamente espressa e collettivamente condivisa ed accettata - permette l'aggregazione, la concrezione ed il compattamento dei Popoli-Nazione e delle loro specifiche Società) e le leggi comuni che - codificando i termini di quella collettiva morale ed imponendoli equamente all'insieme dei consociati che l'hanno precedentemente espressa - permettono la nascita ed il consolidamento degli Stati che, a loro volta, assicurano e garantiscono l'esistenza, la persistenza, la continuità e la durata nel tempo, sia di quei Popoli-Nazione che delle loro specifiche Società. Conoscendo perfettamente la realtà che caratterizza la natura umana, è forse per questa ragione che gli antichi Greci, a differenza dei nostri contemporanei, si limitavano semplicemente ad annoverare l'economia tra le " arti ", piuttosto che tra le " scienze "! Un simile discorso, può senz'altro essere fatto a proposito delle diverse situazioni, contingenze e possibilità che ci contornano e ci inglobano o che sono in esplicito o in implicito rapporto con la nostra medesima esistenza.Come nel caso della natura umana, infatti, anche queste ultime, purtroppo o fortunatamente, sono quelle che sono... E nessuno, da che mondo è mondo, è mai riuscito a cambiarle, né a modificarle radicalmente!Certo, non possiamo negare che la maggior parte delle situazioni, contingenze e possibilità che sono in rapporto o in correlazione con il nostro personale contesto, siano (o ci appaiano) molto spesso come " matrigne " ed, in certi casi, addirittura " inumane " o semplicemente " ingiuste ". Ma come potremmo noi, miseri mortali, per giunta " elemento " e " parte integrante " del medesimo ordine cosmico, trasformare completamente le immutabili realtà che ci hanno preceduto su questa Terra e che la natura stessa ha voluto che fossero o esistessero come esse effettivamente sono o esistono?
    L'uomo e le realtà che lo circondano e lo incorporano, essendo ciò che sono, possiamo facilmente dedurne che, nella vita di tutti i giorni, è soltanto un caso se i mezzi di cui disponiamo possano, in qualche modo, ugualmente coincidere con i bisogni o le necessità di cui normalmente abbiamo la preoccupazione o il desiderio. Nella realtà, infatti, " mezzi " e " bisogni " posseggono la specifica particolarità di non armonizzarsi quasi mai tra di loro, né di riuscire ad ottenere o raggiungere un qualunque equilibrio stabile, in maniera naturale o automatica.La ragione di questa loro costante disarmonia è semplice da spiegare: i " mezzi ", infatti, sono sempre limitati dal senso della loro natura o dal compendio della loro specifica o intrinseca possibilità o potenzialità, mentre i " bisogni ", all'interno della nostra psiche, non possono essere altro, per definizione, che... naturalmente illimitati!
    E' probabilmente a causa di questa stonatura naturale che l'economia ha simultaneamente il potere di apparire ai nostri occhi, sia come uno degli elementi indispensabili della vita in società che come un male necessario. Essa, infatti, è un elemento indispensabile delle nostre società, in quanto senza la pratica quotidiana dell'economia sarebbe davvero difficile e problematico riuscire a soddisfare la maggior parte dei nostri infiniti bisogni. Ed, allo stesso tempo, è un male necessario, in quanto - nonostante le innumerevoli contraddizioni che quest'arte ha molto spesso tendenza a generare o suscitare all'interno delle nostre società - nessuno, fino ad ora, è mai riuscito a trovare un migliore "espediente ", " metodo " o " rimedio ", sia per potersene disfare che per ottenere diversamente ciò che normalmente riusciamo a procurarci attraverso la pratica quotidiana del suo usuale esercizio.Ora, cerchiamo di riflettere Se dopo aver seguito, assimilato e meditato il significato ed il senso di questa mia veloce esposizione, qualcuno venisse a casa vostra e cercasse, in una maniera o in un'altra, di convincervi che siamo " tutti uguali ", che siamo " tutti razionali " e che siamo " tutti capaci " di svolgere, con la stessa diligenza e profitto, qualsiasi attività industriale, commerciale, bancaria o finanziaria; e, contemporaneamente, cercasse di dimostrarvi che all'interno delle nostre società - se accettiamo di praticare il " libero scambio " e di sottometterci alle cosiddette " leggi del mercato " - i " mezzi " ed i " bisogni " possono benissimo coincidere... Ebbene, come considerereste quel " qualcuno "? E come lo trattereste?Per semplificare, diciamo che lo considerereste, come minimo, un " bugiardo ", e lo trattereste come normalmente merita di essere trattato un qualunque " truffatore " o un semplice ed incallito " imbroglione ": cioè, a " pesci in faccia "!Chiunque avesse un minimo di buon senso, infatti, rifiuterebbe decisamente di farsi " agganciare " o " abbindolare " da quell'aspirante " venditore di fumo ". E rifiuterebbe altresì di entrare in argomento. Al limite - se le circostanze gli imponessero di essere meno drastico e sbrigativo - si affretterebbe senz'altro a cambiare d'argomento. Oppure, inventerebbe una qualunque scusa per congedare educatamente quel " disturbatore " e riaccompagnarlo gentilmente alla porta.
    Se quel " qualcuno ", però, rifiutasse ostinatamente ed ostentatamente di andarsene, la nostra persona di buon senso non esiterebbe affatto ad espellerlo " manu militari " dalla sua abitazione, nonché a corredare quella sua drastica decisione, con uno di quei classici calci nei " fondelli " che, molto spesso, sono la migliore forma di conclusione o di epilogo che meglio si addice ad un tale assurdo ed inconcludente scambio d'idee o di argomenti con certi " ciarlatani "!Credetemi: chiunque avesse un minimo di buon senso... non potrebbe, in linea di massima, discostarsi di molto dalle possibili o prevedibili reazioni che ho cercato sommariamente di descrivere nell'immaginaria e teorica rappresentazione di quel mio ipotetico scenario.Purtroppo, però, come l'avrete già intuito, il vero problema che si pone in certe situazioni, non è di sapere o di scoprire come potrebbe reagire personalmente colui che possiede, in natura, un minimo di buon senso... Il vero problema - mi sembra - è piuttosto quello di sapere quanti, tra i possibili interlocutori del suddetto " gabbamondo ", sono effettivamente in grado di possedere quel minimo di buon senso che permetterebbe loro, in quelle circostanze, sia di individuare " l'imbroglio " che di reagire di conseguenza.
    Ancora una volta: se il buon senso fosse una semplice " derrata naturale " che prolifica ed abbonda spontaneamente nelle menti o nei cuori della totalità dei membri del genere umano, la carriera di certi " lestofanti ", molto probabilmente, non avrebbe mai preso inizio; oppure, nella peggiore delle ipotesi, avrebbe avuto una brevissima durata o si sarebbe indubitabilmente conclusa con una situazione di continua e costante disoccupazione!Quegli " imbroglioni", invece - essendo praticamente certi che il buon senso, tra gli uomini (come nel caso della " razionalità ", del " senso aristotelico della misura ", " dell'altruismo ", ecc.), è, e resta, una " merce " estremamente rara - sono riusciti comunque ad affermarsi e, persino a fare carriera... Sono riusciti, cioè, a vendere le classiche lucciole per lanterne alla quasi totalità delle popolazioni della Terra ed a " fregare " praticamente il mondo intero: ivi compresi coloro che ancora pensano o credono di essere i loro principali " nemici " o "avversari": i marxisti (& affini..., naturalmente)!
    Come giustamente affermava nel suo tempo Angelo Oliviero Olivetti, " il marxismo, in un certo senso, appare come la negazione del liberalismo, ma è una negazione di pura dialettica. In realtà, l'uno completa l'altro ed, a guardarli da vicino, il liberalismo ed il marxismo sono le due facce di un stesso sistema, la faccia concava e la faccia convessa, l'azione e la reazione, entrambe contenute nel cerchio limitato di un identico sistema di forze " (Annuaire 1928, n. 1, Social Editions, Bruxelles, 1928, pag. 96).I " marxisti ", infatti, come sempre animati e sorretti, nelle loro intime convinzioni, dalle " irrefutabili certezze " della loro " infallibile scienza", non solo non si sono mai accorti che le " lanterne " di quegli imbroglioni erano e restano esclusivamente delle " lucciole ", ma - intimamente convinti del ben fondato economico del " sistema " di quei " lestofanti " ed, allo stesso tempo, preoccupati e nauseati per le contraddizioni ed i drammi sociali che quest'ultimo, ogni volta, inevitabilmente partorisce - hanno continuato, per cercare di limitare i danni provocati da quei " farabutti ", a reclamare la semplice abolizione della " proprietà privata dei mezzi di produzione " dei falsi ed ipotetici " lampioni " di questi ultimi! Conosciamo i " successi " che ha avuto, fino ad oggi, la loro " rivoluzione "
    Dopo aver fatto inutilmente sperare e vanamente lottare, per più di 85 anni, i milioni e milioni di vittime di quei" turlupinatori "; dopo avere lungamente imposto, alle popolazioni dei paesi nei quali i loro regimi si erano affermati, la più assurda ed atroce delle tirannie che la storia ricordi; e dopo essersi accorti che gli effetti prodotti dalla loro " medicina " erano senz'altro peggiori di quelli che fino ad allora aveva causato o stava causando la rovinosa " malattia " che era stata inoculata alla società da quei " manigoldi ", i marxisti di tutto il mondo, hanno semplicemente riconosciuto la superiorità economica del sistema di quei " lestofanti " e si sono rassegnati, a partire dal 1992, a dichiarare forfait ed a chiudere definitivamente la maggior parte delle loro antiche boutiques. Oggi, in fine, grazie al " seme " dell'ugualitarismo e dell'internazionalismo che hanno insensatamente propagato e che seguitano incoscientemente a diffondere tra i loro adepti, i marxisti di tutto il mondo continuano, persino oggi, a spianare direttamente o indirettamente la strada al "liberismo", al " cosmopolitismo ed al " globalismo" che a parole (e soltanto a parole!) dicono di combattere.
    I suddetti " impostori ", in ogni caso, grazie pure al concorso o alla collaborazione diretta o indiretta (cosciente o inconscia) dei "marxisti & affini," sono riusciti a diffondersi ed a moltiplicarsi a mo' di agente patogeno all'interno delle nostre società. E, grazie al monopolio dell'informazione che ormai detengono da anni, sono altresì riusciti a far dimenticare ai nostri antichi ed nobili Popoli-Nazione, il senso della loro esistenza e del loro divenire; e ad imporre loro, allo stesso tempo, simultaneamente un " modello " che, oltre a non avere di " economico " che il nome, è addirittura largamente " antieconomico ", in quanto, nella sua pratica quotidiana, " produce " esattamente il contrario (procrea, cioè, " rarità ", " discriminazione " e " ingiustizia ") di ciò che una normale e sana economia potrebbe o dovrebbe generare (cioè, " abbondanza ", " equa ripartizione " e " armonia sociale ").Mi riferisco, naturalmente, a quegli onesti galantuomini che, nel nostro tempo, hanno la " faccia tosta " di riproporre impunemente alle nostre società, il " liberismo " ed il " liberoscambismo ": due visioni soggettive ed arbitrarie dell'economia che, per giunta, negli ultimi duecento anni, hanno già provocato indicibili drammi ed infiniti disastri alle nostre società, senza contare le sonore " bocciature " e le inequivocabili " condanne " che hanno già sistematicamente ricevuto, sia dall'esercizio quotidiano delle loro stesse tesi che dai successivi ricorsi che hanno imposto o ripetutamente sottoposto all'infinita e clemente pazienza della storia.
    Che volete: adducendo a pretesto l'inevitabilità e l'ineluttabilità delle loro stantie ed elucubranti "scelte economiche", i galantuomini di cui sopra, cercano, oggi, dunque, per l'ennesima volta, di " farci fessi "... Cercano, cioè, di " venderci " ad ogni costo il " modello " dei loro passati fallimenti e di " contrabbandarci " spudoratamente il senso delle loro improduttive e criminali teorie, come se fossero degli " onnipotenti toccasana ", dei polivalenti e super efficaci " elisir di lunga vita " o delle ultramoderne e strabilianti invenzioni... " dell'acqua calda "!Questo, naturalmente, senza avere nessun minimo ritegno civile o morale, e strafregandosene altamente se la maggior parte degli abitanti della Terra, è praticamente obbligata a " tirare la cinghia " e, qualche volta, persino le " cuoia "..., per permettere loro di tentare di appagare le ricorrenti ed insoddisfatte frustrazioni della loro congenita impotenza ed i famelici appetiti del loro insaziabile egoismo, attraverso la mera soddisfazione degli sporchi interessi della loro indicibile ed innominabile malafede.Inutile chiedersi il motivo di una tale insolenza e di una tale arroganza.
    I " liberisti " di tutto il mondo, infatti, conoscendo perfettamente le " predisposizioni " o le potenziali " inclinazioni " della natura umana, sanno benissimo che possono tranquillamente continuare a contare sul normale comportamento della maggior parte dei membri delle nostre società, per seguitare a fare quello che hanno già fatto e perpetrato nel corso delle loro precedenti e funeste esperienze. Possono, cioè, continuare placidamente e caparbiamente ad infrangere e calpestare le leggi e le convenzioni nazionali ed internazionali dei diversi paesi del mondo; possono altresì continuare a sfruttare, opprimere ed affamare la povera gente; distruggere o rimettere in discussione gli equilibri sociali delle nostre antiche Nazioni; impinguare sproporzionatamente le loro " pance " ed i loro... conti in banca, senza per altro rischiare di dover rispondere, un giorno o l'altro, davanti a chicchessia, per i loro raggiri, i loro soprusi e le loro quotidiane e stomachevoli malversazioni e nefandezze.Il motivo? Poiché, in generale, è sempre all'ombra dell'umana stupidità e della pubblica irresponsabilità che i tossici e velenosi germogli del "parassitismo economico" e della " gramigna sociale ", possono continuare a sbocciare, crescere e propagarsi, in tutta libertà ed in tutta impunità.

    Alberto B. Mariantoni


  2. #2
    Mauro V.
    Ospite

    Predefinito


    ti sei perso gli ultimi due secoli di storia umana?
    a proposito di stupidità umana...
    ufff....ancora con la religione del popolo oppresso dai cattivoni e dei salvatori dell'umanità...
    ma di ragionare no?! mai?!

  3. #3
    Registered User
    Data Registrazione
    13 Mar 2006
    Località
    "Quelli che non possono crederci neanche adesso che la Terra è rotonda,oh yes! Quelli che non vogliono tornare dalla Russia e si fingono dispersi,oh yes!
    Messaggi
    359
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Il significato etimologico della parole è giusto, quindi, sono perfettamente daccordo. Ma andiamo avanti.

    Citi alcuni autori dell'antica grecia e scrivi che tali autori sono tutti daccordo sul fatto che l'aconomia può esere esercitata solo da chi a delle capacità innate, da chi ha delle predisposizioni naturali. E' vero, tali autori la pensavono cosi, ma oggi, nel 2006, concorderai con me sul fatto che si sbagliavono. Inoltre, ti sei dimenticato di sottolineare che, tra Platone e Aristotele, c'è una importante differenza tra la loro concezione dei mezzi di produzione. Il primo, era favorevole ad una proprietà collettivistica dei mezzi di produzione, il secondo, no. Infatti, famosa e questa frase di Aristotele: "Di quel che appartiene a molti non si preoccupa proprio nessuno perchè gli uomini badano soprattutto a quel che è proprietà loro" ( nell'opera di Aristotele, "Politica" ). Se parliamo di economia e partiamo da cosi lontano, dobbiamo tener conto di tali differenze, perchè, i mezzi di produzione sono parte integrante dell'economia e della gestione dell'economia.

    Il liberismo può essere e deve essere criticato, perchè come tutte le teorie economiche non è infallibile. Tuttavia, la critica al liberismo non può incentrarsi sul fatto che una parte del mondo muore di fame e un'altra è ricca. Questi problemi non sono legati ad una teoria economica come il liberismo, bisogna andare alla radice del problema per capire a cose è dovuto questo. A mio avviso, l'enorme differenza che c'è tra una parte del mondo ed un'altra è dovuta a scelte politiche risalenti al colonialismo. Paesi come G.B., Franciam, Olanda, Belgio, ma anche la stessa Italia...., hanno colonizzato moltissimi Stati e dopo, quando se ne sono andati, hanno lasciato una situazione di completa illegalità ed anarchia.

    Si può criticare il liberismo e credere che crei povertà in alcune zone di uno Stato ricco, ma no perchè crea povertà nei Paesi del terzo mondo.
    Il libero mercato che approvo io è quello dove tutti possono entrarre e concorrere, dove la concorrenza porta ad offrire dei prodotti accessibili a tutte le tasche. Chi critica il liberismo perchè a portato le disuguaglianze che oggi conosciamo nel mondo, vuol dire che non conosce il libero mercato.

    La forbice cosi ampia che c'è tra ricchi e poveri è dovuto alla posizione dominante di alcune multinazionali che producono in regime di monopolio e no di libero mercato; è dovuta al fatto che alcuni politici corroti, che governono i paesi poveri, permettono ( in cambio di mazzette ), alle multinazionali di entrarre nel loro paese a produrre assumendo lavoratori senza garantire le condizioni minime di tutela e di salario.

    Ovviamente c saprebbe tanto da scrivere, ma ora mi annoio.

  4. #4
    Mauro V.
    Ospite

    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da impavidus79
    Il significato etimologico della parole è giusto, quindi, sono perfettamente daccordo. Ma andiamo avanti.

    Citi alcuni autori dell'antica grecia e scrivi che tali autori sono tutti daccordo sul fatto che l'aconomia può esere esercitata solo da chi a delle capacità innate, da chi ha delle predisposizioni naturali. E' vero, tali autori la pensavono cosi, ma oggi, nel 2006, concorderai con me sul fatto che si sbagliavono. Inoltre, ti sei dimenticato di sottolineare che, tra Platone e Aristotele, c'è una importante differenza tra la loro concezione dei mezzi di produzione. Il primo, era favorevole ad una proprietà collettivistica dei mezzi di produzione, il secondo, no. Infatti, famosa e questa frase di Aristotele: "Di quel che appartiene a molti non si preoccupa proprio nessuno perchè gli uomini badano soprattutto a quel che è proprietà loro" ( nell'opera di Aristotele, "Politica" ). Se parliamo di economia e partiamo da cosi lontano, dobbiamo tener conto di tali differenze, perchè, i mezzi di produzione sono parte integrante dell'economia e della gestione dell'economia.

    Il liberismo può essere e deve essere criticato, perchè come tutte le teorie economiche non è infallibile. Tuttavia, la critica al liberismo non può incentrarsi sul fatto che una parte del mondo muore di fame e un'altra è ricca. Questi problemi non sono legati ad una teoria economica come il liberismo, bisogna andare alla radice del problema per capire a cose è dovuto questo. A mio avviso, l'enorme differenza che c'è tra una parte del mondo ed un'altra è dovuta a scelte politiche risalenti al colonialismo. Paesi come G.B., Franciam, Olanda, Belgio, ma anche la stessa Italia...., hanno colonizzato moltissimi Stati e dopo, quando se ne sono andati, hanno lasciato una situazione di completa illegalità ed anarchia.

    Si può criticare il liberismo e credere che crei povertà in alcune zone di uno Stato ricco, ma no perchè crea povertà nei Paesi del terzo mondo.
    Il libero mercato che approvo io è quello dove tutti possono entrarre e concorrere, dove la concorrenza porta ad offrire dei prodotti accessibili a tutte le tasche. Chi critica il liberismo perchè a portato le disuguaglianze che oggi conosciamo nel mondo, vuol dire che non conosce il libero mercato.

    La forbice cosi ampia che c'è tra ricchi e poveri è dovuto alla posizione dominante di alcune multinazionali che producono in regime di monopolio e no di libero mercato; è dovuta al fatto che alcuni politici corroti, che governono i paesi poveri, permettono ( in cambio di mazzette ), alle multinazionali di entrarre nel loro paese a produrre assumendo lavoratori senza garantire le condizioni minime di tutela e di salario.

    Ovviamente c saprebbe tanto da scrivere, ma ora mi annoio.
    ti annoi perchè ti perdi in chiacchiere inutili...
    quello che si deve fare è ovvio.
    il libero mercato è inevitabilmente necessario, visti i fatti storici, oltre che le falle gia teoriche (problemi di democrazia) delle teorie economiche che negano il libero mercato.
    arrivati a riconoscere che la scienza economica debba basarsi sul libero mercato, possiamo affermare che il libero mercato non è Bengodi, è semplicemente ciò che funziona meglio.
    non essendo bengodi, i politici e i cittadini si devono operare per capire cosa si può migliorare, e migliorarlo.
    tutto quello che si può migliorare: eliminazione della corruzione, adeguata ridistribuzione della ricchezza, espansione della democrazia e del libero mercato.
    tutto quello che non si può migliorare: che tutti siano ricchi e benestanti.
    ...
    se nel mondo la gente muore di fame, è colpa dei comunisti che lottano contro l'allargamento del mercato e contro l'esportazione della democrazia.
    i communisti difendono tiranni e tirannie, come saddam, castro, e iran, ...eccetera e trattano i paesi democratici come tirannie.
    tutto perchè? perche non vogliono aprire gli occhi sulla loro religione economica.

  5. #5
    Registered User
    Data Registrazione
    13 Mar 2006
    Località
    "Quelli che non possono crederci neanche adesso che la Terra è rotonda,oh yes! Quelli che non vogliono tornare dalla Russia e si fingono dispersi,oh yes!
    Messaggi
    359
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da Mauro V.
    ti annoi perchè ti perdi in chiacchiere inutili...
    quello che si deve fare è ovvio.
    il libero mercato è inevitabilmente necessario, visti i fatti storici, oltre che le falle gia teoriche (problemi di democrazia) delle teorie economiche che negano il libero mercato.
    arrivati a riconoscere che la scienza economica debba basarsi sul libero mercato, possiamo affermare che il libero mercato non è Bengodi, è semplicemente ciò che funziona meglio.
    non essendo bengodi, i politici e i cittadini si devono operare per capire cosa si può migliorare, e migliorarlo.
    tutto quello che si può migliorare: eliminazione della corruzione, adeguata ridistribuzione della ricchezza, espansione della democrazia e del libero mercato.
    tutto quello che non si può migliorare: che tutti siano ricchi e benestanti.
    ...
    se nel mondo la gente muore di fame, è colpa dei comunisti che lottano contro l'allargamento del mercato e contro l'esportazione della democrazia.
    i communisti difendono tiranni e tirannie, come saddam, castro, e iran, ...eccetera e trattano i paesi democratici come tirannie.
    tutto perchè? perche non vogliono aprire gli occhi sulla loro religione economica.
    Caro mauro V, come avrai capito io sono per il lbero mercato, ho soltanto sottolineato che libero mercato vuol dire operare in regime di concorrenza.
    Come sai, molte aziende oggi operano non in regime di concorrenza, ma in condizioni di monopolio o, se va bene, in regime di oligopolio. Una situazione del genere non è accettabile per chi approva il libero mercato. Non è accettabile, perchè, i monopolisti e gli oligopolisti impongono le loro condizioni sia sul prezzo dei prodotti, sia sulle condizioni di lavoro. Chi approva il libero mercato non può accettare queste condizioni.Io non le accetto. Se oggi fosse vivo Adamo Smith si rifiuterebbe di accettare queste condizioni. Per garantire un vero mercato libero, è necessario che lo Stato imponga delle regole chiare, semplici e precise, in modo tale da evitare che si creino delle posizioni dominanti. Se è necessario avere dei monopoli,allora, preferisco i monopoli pobblici e no quelli privati.

    Sul comunismo e tutto il resto sono largamente daccordo con te.

    Sull'esportazione della democrazia, mi dispiace, ma non sono daccordo. La democrazia non la si esporta, la democrazia deve essere conquistata dalla gente. Le democrazie occidentali devono aiutare la gente dei Paesi oppressi dando loro sostegno economico e appoggiandoli nella rivolta contro i regimi. La logica delle guerre è sbagliata. Seguendo questa logica bisognerebbe fare la guera alla Cina, all'Iran, all'Arabia Saudita, etc.. I grandi Paesi occidentali, invece, con molti Stati totalitari concludono affari. Se si predica cosi tanto sul valore della democrazia, bisognerebbe avere il coraggio di non fare affari con i Paesi totalitari; le aziende non dovrebbero andare a produrre in Cina, dove sono calpestati i più elementari diritti dell'uomo, etc.. Invece, per fare un esempio, gli Stati occidentali concludono accordi commerciali per permettere alle aziende di andare in Cina e produre.

    Predicare bene non è sufficiente, sono necessari fatti concreti. Di fatti ne ho visti veramente pochi.

  6. #6
    Mauro V.
    Ospite

    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da impavidus79
    Caro mauro V, come avrai capito io sono per il lbero mercato, ho soltanto sottolineato che libero mercato vuol dire operare in regime di concorrenza.
    Come sai, molte aziende oggi operano non in regime di concorrenza, ma in condizioni di monopolio o, se va bene, in regime di oligopolio. Una situazione del genere non è accettabile per chi approva il libero mercato. Non è accettabile, perchè, i monopolisti e gli oligopolisti impongono le loro condizioni sia sul prezzo dei prodotti, sia sulle condizioni di lavoro. Chi approva il libero mercato non può accettare queste condizioni.Io non le accetto. Se oggi fosse vivo Adamo Smith si rifiuterebbe di accettare queste condizioni. Per garantire un vero mercato libero, è necessario che lo Stato imponga delle regole chiare, semplici e precise, in modo tale da evitare che si creino delle posizioni dominanti. Se è necessario avere dei monopoli,allora, preferisco i monopoli pobblici e no quelli privati.

    Sul comunismo e tutto il resto sono largamente daccordo con te.

    Sull'esportazione della democrazia, mi dispiace, ma non sono daccordo. La democrazia non la si esporta, la democrazia deve essere conquistata dalla gente. Le democrazie occidentali devono aiutare la gente dei Paesi oppressi dando loro sostegno economico e appoggiandoli nella rivolta contro i regimi. La logica delle guerre è sbagliata. Seguendo questa logica bisognerebbe fare la guera alla Cina, all'Iran, all'Arabia Saudita, etc.. I grandi Paesi occidentali, invece, con molti Stati totalitari concludono affari. Se si predica cosi tanto sul valore della democrazia, bisognerebbe avere il coraggio di non fare affari con i Paesi totalitari; le aziende non dovrebbero andare a produrre in Cina, dove sono calpestati i più elementari diritti dell'uomo, etc.. Invece, per fare un esempio, gli Stati occidentali concludono accordi commerciali per permettere alle aziende di andare in Cina e produre.

    Predicare bene non è sufficiente, sono necessari fatti concreti. Di fatti ne ho visti veramente pochi.
    a dire il vero quando ho risposto al tuo post pensavo che fosse un post dell'utente che ha iniziato il thread... infatti poi, dopo circa 20 minuti me ne sono accorto e ho modificato il messaggio...

  7. #7
    Vittima del kali yuga
    Data Registrazione
    25 Feb 2006
    Località
    Il desiderio, è come un fuoco insaziabile. Grazie alla barca della conoscenza certamente varcherai tutto l'oceano del male (b. gità)
    Messaggi
    13,954
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    già concordo con maurov: il libero mercato è cosa buona e giusta e inoltre averlo non significa rinunciare allo stato sociale, anzi!

 

 

Discussioni Simili

  1. Cos'è il liberismo?
    Di Eyes Only (POL) nel forum Il Termometro Politico
    Risposte: 26
    Ultimo Messaggio: 13-02-08, 21:33
  2. Liberismo
    Di ITALIANO (POL) nel forum Destra Radicale
    Risposte: 77
    Ultimo Messaggio: 20-04-06, 19:02
  3. Liberismo
    Di Bigas nel forum Centrodestra Italiano
    Risposte: 3
    Ultimo Messaggio: 17-02-06, 19:19
  4. Liberismo....
    Di mustang nel forum Centrodestra Italiano
    Risposte: 0
    Ultimo Messaggio: 12-12-05, 10:35
  5. W il liberismo!
    Di agaragar nel forum Centrodestra Italiano
    Risposte: 0
    Ultimo Messaggio: 21-09-02, 20:59

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  
[Rilevato AdBlock]

Per accedere ai contenuti di questo Forum con AdBlock attivato
devi registrarti gratuitamente ed eseguire il login al Forum.

Per registrarti, disattiva temporaneamente l'AdBlock e dopo aver
fatto il login potrai riattivarlo senza problemi.

Se non ti interessa registrarti, puoi sempre accedere ai contenuti disattivando AdBlock per questo sito