Per il comico genovese questa è la peggior legge sulle droghe che ci potesse capitare
Ci sono più antiproibizionisti sul suo blog che in piazza. Per questo abbiamo chiesto a Beppe Grillo un parere sulla nuova legge sulle droghe.
Che ne pensi?
La nave ormai è guidata dai cuochi di bordo, sono dei pericolosi dilettanti allo sbaraglio. Prendi Giovanardi, quella è anche la sua legge. Non sa nulla. Non sa cosa è la droga, quali sono i problemi connessi alle sostanze, le varie forme di tossicodipendenza. Nulla. Sembra un provvedimento degli anni Trenta, quando hanno messo fuori legge la canapa che come fonte energetica stava per essere soppiantata dal petrolio. Oggi siamo all'assurdo, oggi abbiamo a che fare con decine di migliaia di morti causati dall'alcol.
Autofarmacologizzazione a base di antidepressivi, doping, mix alcolici nelle bavande, industria farmaceutica che inventa disturbi per vendere medicinali...insomma l'uso di sostanze psicoattive è una costante eppure si continua scioccamente a perseguire la strada del proibizionismo.
E' vero. Credo che la liberalizzazione e il proibizionismo non possano funzionare. Si deve procedere per tentativi, alcuni esperimenti sono stati fatti in Germania e in Olanda, la materia è complessa, le sostanze cambiano, i costumi mutano. Certo una legge come questa è il peggio che possa capitare, è figlia della tolleranza zero mutuata dall'esperienza newyorkese, quando a Boston invece hanno investito le stesse cifre nell'educazione. E' la strada giusta. E poi c'è tutta un'economia della droga.
Che per certi versi fa girare il mondo.
Si inaspriscono le pene, si costruiscono prigioni, è il modello americano, le società costruttrici di carceri sono quotate in borsa, il 30% dei penitenziari è in mano ai privati, c'è un'azienda che faceva gabbie per polli che, essendo dotata del know-out necessario, si è riconvertita nel settore delle carceri.
Ci si accanisce ancora sulla marijuana senza accorgersi che la realtà è diversa, per esempio nelle strade sta tornando l'eroina. Perché i politici sono sempre così distanti dalla vita delle persone?
Sono le parole il problema. Se ti droghi sei un drogato e basta. Se ti dopi, che è anche peggio, sei un dopato, ma si sente la differenza no? La parola stessa ti emargina e noi abbiamo a che fare con dei politici incapaci, mettere fuori legge una pianta è una cosa pazzesca, sarebbe come mettere fuori legge la vigna. Penso che con questa legge arriveremo presto all'incremento degli arresti per reati inconsistenti, una storia che abbiamo già visto.
Essendo il problema così vasto, non ti sembra un po' caricaturale la strategia del cosiddetto movimento quando inscena le street-parade fumandosi le canne? Non si rischia di rimanere isolati in una protesta di tipo giovanilista?
Queste manifestazioni rischiano di non raccogliere sufficiente consenso. Bisogna studiare il problema in tutta la sua complessità, per dare un colpo al traffico di cocaina, per esempio, basterebbe chiedere conto alle aziende che producono l'etere alcolico, la sostanza che serve per raffinarla. Sono poche, mica tante, Dupont, Enichem Italiana, Dow Chemical e Imperial Chemical Industries (Ici). Non è un dettaglio irrilevante, vero?
Visto che, più o meno, quasi tutti hanno a che fare con sostanze psicoattive, credi che possa ancora pagare elettoralmente una campagna moralistica contro la droga?
Direi proprio di sì. La destra continua a insistere sui vecchi valori, parlano di famiglia quando le loro famiglie sono sfasciate. Fanno come nelle campagne del Texas, dove Bush manda i predicatori a raccontare in giro che Dio c'è. Il loro referente non è il popolo, è il pubblico. I politici non hanno contatti umani normali, vivono persi in un incantesimo. Una legge sulle droghe ha bisogno di quattro anni di discussioni a tutti i livelli, devono essere coinvolte le persone, i tossicodipendenti, gli addetti ai lavori, i medici.
Della destra sappiamo, ma non mi sembra che l'Unione sia molto più in palla sulla questione droghe.
Su tutte le questioni importanti non ci sono proprio. Bisogna ridefinire le parole, ridiscutere il concetto di politica e di democrazia. La sinistra è latitante, non fa più riflessioni su nulla, sono incompetenti, è raggelante. Non possono fare un discorso sereno sulle droghe, non sanno parlare ai ragazzi. Sull'energia, altro tema cruciale, non sanno cosa dire, la verità è che questo paese ormai se n'è già andato, al timone ci sono i cuochi di bordo.
Condivisibile, ma disperante.
No, perché? C'è solo da prenderne atto. In un periodo di stagnazione devi aspettare, ma prima o poi la reazione arriva. Ai miei spettacoli vengono sempre più numerosi, hanno voglia di sentirsi dire certe cose. Quando le sentono, vanno via sgomenti, ma incazzati.
Una presa di coscienza, va bene, ma con quali sbocchi se non quelli che riportano alla politica?
Il fatto è che bisogna rifondare le regole della politica, cosa ci sta a fare un politico venti anni in parlamento? Deve andare via. Chi è stato condannato non può legiferare, invece la maggioranza oggi è pregiudicata, siamo in una situazione grottesca, c'è chi va a firmare dai carabinieri e poi va in parlamento a fare le leggi. Loro parlano dei sacri valori della famiglia e poi se passa una pischella, o una ballerina, se la trombano.
Come andrebbe a finire se, come ha suggerito Capezzone, si facessero le analisi alle urine ai politici?
Micciché non piscerebbe per almeno un mese.
LUca Fazio
Fonte: www.ilmanifesto.it




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