Maurizio Blondet
12/03/2006

Luglio 1946: l’hotel King David di Gerusalemme, in cui gli inglesi avevano il loro quartier generale, fu fatto esplodere da terroristi ebrei travestiti da arabi

Mentre Israele preme per azioni dure contro l’Iran, colpevole di violare (forse) i trattati di non proliferazione nucleare, la BBC2 - nel suo programma Newsnight - ha raccontato come Israele fu fornita, clandestinamente, di tutto il necessario per fabbricare la sua prima bomba. Fu Londra a dare plutonio ed altre componenti (berillio, tritio, acqua pesante, uranio) allo Stato ebraico, come rivelano dei documenti segreti che la BBC ha strappato grazie alla legge sulla libertà d'informazione (1).
Dunque l’Inghilterra violò gli accordi di non proliferazione, in modo più plateale e allarmante degli iraniani.
I documenti segreti risalgono al 1966.
Essi mostrano come una prima richiesta di plutonio da parte di Israele fu bloccata allora sia dal ministro britannico della Difesa, sia dal Foreign Office: «è politica di sua maestà non fare nulla che possa assistere Israele nella produzione di armi nucleari».
Ma, come racconta il Guardian, la fornitura di plutonio fu comunque fatta: grazie ad «un funzionario ebreo, Michael Michaels, che lavorava per il ministro della Tecnologia Tony Benn ed era responsabile del materiale atomico».

La BBC2 ha intervistato Peter Kelly, che all’epoca era l’esperto britannico dell’intelligence che sorvegliava i programmi atomici sionisti, e che conosceva Michaels.
Kelly ha detto che secondo lui Michael sapeva benissimo che Israele voleva farsi l’atomica, «ma aveva una doppia lealtà, all’Inghilterra e ad Israele».
La solita storia, che si ripete oggi in USA grazie ai neocon.
E’ stato intervistato anche il vecchio ministro, Benn, di cui il doppio patriota Michaels era un sottoposto.
E’ caduto dalle nuvole, poi si è indignato: per tutti questi anni aveva solo sospettato che alcuni suoi funzionari con due patrie lavoravano alle sue spalle, ma «non avrei mai creduto che arrivassero ad autorizzare qualcosa di così contrario alla volontà del governo, come vendere plutonio ad Israele».
«Michaels mi ha mentito», ha detto, «e l’industria nucleare mi ha mentito e ancora mentito».
Probabilmente nemmeno il primo ministro di allora, Harold Wilson, ha mai saputo nulla di questa transazione.
In realtà già alla fine degli anni ‘50 il premier conservatore Harold Macmillan - o il suo governo, o forse i suoi funzionari - avevano mandato ad Israele 20 tonnellate di acqua pesante con cui fu innescato il reattore di Dimona.



Fatto singolare: solo nel 1946, come dimostrano ulteriori documenti declassificati, i terroristi ebrei avevano cercato di assassinare, con un attentato a Londra, l’allora ministro degli Esteri britannico Ernest Bevin (2).
Il piano era parte del programma concertato per indurre gli inglesi a ritirarsi dalla Palestina, che Londra governava sotto mandato ONU.
Nel luglio 1946 l’hotel King David di Gerusalemme, in cui gli inglesi avevano il loro quartier generale, fu fatto esplodere da terroristi ebrei travestiti da arabi (già allora...).
Morirono 91 persone, fra cui 28 britannici.
L’MI5 scrisse allora nei suoi rapporti segreti che l’attentato era stato opera del gruppo terrorista ebreo chiamato «Irgun», ma nel quadro di un piano anti-inglese più vasto e pericoloso: tanto che, spiegavano gli agenti di sua maestà, «Irgun» aveva stretto un patto d’azione comune con altri due gruppi terroristici rabbinici, la banda Stern e l’Haganà.
A quest’ultima era stato assegnato il compito di attaccare le caserme inglesi in Palestina, alla banda Stern le navi britanniche.
Nell’agosto, l’MI5 avvisava Londra che l’«Irgun» e la Stern avevano spedito in Inghilterra cinque assassini professionali per uccidere «una personalità eminente del governo. Si è fatto ripetuto riferimento a mister Bevin».

Anche in quel caso, l’attentato doveva essere attuato al modo dell’Ira, e per farlo attribuire all’Ira.
Ernest Bevin , laburista, era contrario alla creazione di uno Stato ebraico e consigliava le diplomazie europee di frenare gli ebrei del continente dall’emigrare in Palestina.
Grazie alla vigilanza degli agenti di sua maestà, la squadra ebrea non riuscì ad avvicinare Bevin abbastanza da eliminarlo.
Alla fine, i terroristi ebrei si dovettero limitare a spedire pacchi esplosivi: a Bevin, al suo predecessore conservatore Anthony Eden, e a un’altra ventina di personalità britanniche.
Risultato: zero, grazie all’MI5.
Capo dell’«Irgun», e grande programmatore delle stragi anti-inglesi, era Menachem Begin.
Il personaggio che anni dopo divenne capo del governo giudaico, e che fu insignito del Nobel per la Pace; perché non lui, ma Anwar Sadat, stipulò la pace fra Israele ed Egitto.
A quel tempo Begin aveva sciolto l’«Irgun», i cui membri erano entrati a far parte del Mossad: stessi metodi, etichetta legale.
Come si vede, un solo popolo ha terroristi rispettati e onorati.
E bombe atomiche legittime e buone, fornite di nascosto da patrioti con due patrie.
Quel popolo non è l’iraniano, né il palestinese.

Maurizio Blondet




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Note
1) Richard Norton-Taylor, «Britain gave Israel plutonium, files show», Guardian, 10 marzo 2006.
2) Peter Day, «Jewish plot to kill Bevin in London», Times, 5 marzo 2006.




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